Agognate, ReteTerra Novara: "Chi credono che siano i novaresi?"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di NovaraToday

Nel vano tentativo di bloccare le disastrose conseguenze (per loro) determinate dal numero sempre crescente di cittadine e di cittadini che firmano la lettera promossa da ReteTerra Novara, il sindaco e la Vailog, in queste ultime settimane, hanno messo in atto "l’operazione argine".

Con una valanga di parole e di interviste, di vacue promesse, di chiacchiere senza costrutto cercano di porre un freno alla richiesta crescente di quanti - in sintonia con la Regione Piemonte, la Comunità Europea, l’Organizzazione delle Nazioni Unite - chiedono con ReteTerra Novara un’inversione di rotta e di sostituire alla politica della cementificazione dei terreni agricoli e delle aree verdi una politica urbanistica che punti al recupero e alla ristrutturazione degli edifici  industriali e abitativi dismessi.

Dichiara il sindaco che per lui Agognate è una "scelta strategica" e che è lo strumento per dare una risposta positiva alle "migliaia" di persone che bussano alla sua porta e gli chiedono un posto di lavoro.

Ma il sindaco da un anno non risponde alla domanda che ripetutamente abbiamo fatto a lui e al suo assessore all’urbanistica: Qual è la ditta o la società che intende insediarsi ad Agognate, per fare cosa e quante persone del mercato del lavoro di Novara  assumerebbe? Ad oggi non è giunta alcuna risposta.

Con tutto il rispetto dovuto alla sua persona e alla carica istituzionale ch’egli ricopre, sino a quando non dirà alla città chi verrebbe, per fare cosa e  quante persone assumerebbe, noi non gli crederemo e continueremo ad affermare che la trasformazione dei terreni agricoli di Agognate non  risponde a una scelta strategica e di sviluppo nell’interesse della città  ma alla pluridecennale richiesta delle varie proprietà che si sono succedute negli anni di ottenere la moltiplicazione del valore dei terreni.

Il presidente della Vailog, invece, si dedica alla pirotecnica. Spara una serie di ipotetici nomi che eventualmente poterebbero essere interessati (?!). Tanti nomi, nessun nome. Tante ipotesi, nessuna certezza. Per cui anch’egli si guarda bene dal rispondere alla nostra domanda.

Infine scende in campo anche il project manager della Vailog, che avanza la sua "furbata": trasferire ad Agognate (con buona pace dei posti di lavoro del sindaco) le attività che attualmente vengono svolte nelle strutture ex Cariplo e realizzare un cosiddetto "polo tecnologico" a S. Agabio (ma guarda che novità!!) sulle aree di proprietà della Vailog.

Un polo tecnologico dove ci sarebbe di tutto (dai laboratori di ricerca e di produzione artigianale alle residenze in housing e speciali, dal terziario e Rta - anche speciali - ai centri specializzati, dai servizi per l’Università agli spazi commerciali con tanto di "ponti pedonali"  e di "torri" - sentivamo la mancanza  di queste fanfaluche).

Con tutto il rispetto per la sua persona, per la sua funzione e la sua professionalità ci permettiamo di ricordargli:
- che è da qualche decennio che sentiamo parlare di "proposte di poli tecnologici a S. Agabio" che poi  cambiano perché - ad ogni Giunta - cambiano i gruppi di pressione e i relativi interessi che rappresentano;
- che l’ultimo episodio, in ordine di tempo, è stata l’adozione, da parte del precedente Consiglio Comunale, di un progetto per la realizzazione di un Polo Tecnologico che il nuovo Consiglio  non  ha approvato, facendolo decadere. L’unica cosa a cui è servito è stata quella di far credere alla Comunità europea che su quell’area, invece di un cimitero di industrie dismesse, ci fosse un "Polo Tecnologico";
- che quello che va fatto o non fatto va discusso e deciso dal Consiglio Comunale sulla base di una trasparente e condivisa valutazione   (cambiando il metodo sino ad oggi seguito) e non da un sia pur autorevole project manager sulla base degli interessi della Società per la quale  lavora.

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