Ghemme: chiesa gremita per l'addio all'istriana Licia Cossetto

La donna, che ha vissuto sulla sua pelle la tragedia delle foibe, è scomparsa sabato all'età di 90 anni, a causa di un malore. Nel comune novarese è stato indetto il lutto cittadino

Chiesa gremita per l’addio all’istriana Licia Cossetto, testimone della tragedia delle foibe.

"Terra rossa di Istria, roccia di Istria, sassolini della tomba di papà e Norma". Una piccola scatola con riportate a mano, sul coperchio, queste parole è stata posta dai familiari di Licia Cossetto sulla sua bara, nella camera ardente allestita all’interno della raccolta chiesa di San Rocco, in piazza Castello, a Ghemme. L’istriana, che ha vissuto sulla sua pelle la tragedia delle foibe, è scomparsa sabato 5 ottobre, all’età di 90 anni, a causa di un malore, che l'ha colpita a Latisana (Udine), mentre si recava a Trieste per partecipare alla commemorazione del 70° anniversario del martirio della sorella Norma.

Il ricordo di quest’ultima è stato sempre mantenuto vivo da Licia che, a quanti le chiedevano in merito, mai si stancava di rispondere e così ripercorrere gli anni del dolore. Giuseppe, il padre di Licia e Norma era un dirigente locale del Partito nazionale fascista e podestà di Santa Domenica di Visinada, raccontava, poi trasferito al Comando della Milizia di Trieste. Norma, laureanda in Lettere e filosofia all’Università di Padova, girava in bicicletta per raccogliere il materiale per la sua tesi di laurea sull’Istria di terra rossa. Il 25 settembre del 1943 un gruppo di partigiani jugoslavi irruppe in casa Cossetto e portò via Norma. Venne condotta prima nell’ex caserma dei carabinieri di Visignano, poi trasferita a Parenzo e dopo ad Antignana, dove venne legata, stuprata e torturata perché si rifiutava di collaborare. Infine venne gettata in una foiba. Quando il padre Giuseppe Cossetto venne a conoscenza dell'arresto della figlia si aggregò ad un reparto della Milizia di Trieste e rientrò al paese. Qui cominciò a fare domande sulla sorte della figlia finché, a sua volta, il 7 ottobre 1943, fu ucciso a coltellate a Castellier - Santa Domenica da un partigiano; il corpo fu gettato in una foiba. Dopo l'occupazione tedesca dell'Istria, il 10 dicembre 1943, i vigili del fuoco di Pola guidati dal maresciallo Arnaldo Harzarich, ritrovarono il corpo di Norma nella foiba profonda 136 metri, su un cumulo di altri cadaveri. A seguito di denuncia da parte dell’altra sorella, Lidia, i soldati tedeschi catturarono sedici dei suoi assassini. Tra i riconoscimenti, l'Università di Padova conferì la laurea ad honorem a Norma, sei anni dopo la sua morte. Nel 2005 l'allora Presidente della repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha insignito Norma Cossetto della Medaglia d'oro al merito civile. Ma per la sorella Licia, residente a Ghemme, lo strazio di quei giorni è stato sempre vivo nella memoria; al pari di una ferita che non poteva rimarginarsi: "Le sofferenze temprano ed io ho sofferto tutta la vita - aveva spiegato Licia - Io non perdono i colpevoli e chiedo ai ragazzi di ricordare i nostri morti. Io ai miei nipoti ho trasmesso questo pensiero".

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In molti a Ghemme, nel giorno del suo funerale, martedì 8 ottobre, hanno voluto essere presenti per non dimenticare una pagina nera della storia. Il Comune ha indetto il lutto cittadino, gli esercizi commerciali hanno abbassato le serrande ed, all’esterno della chiesetta di San Rocco si è radunata una grande quantità di persone; innanzitutto la figlia di Licia Cossetto, Norma Tarantola, ed i nipoti ma anche molti amici, conoscenti e rappresentanti istriani. Sono stati innalzati anche i gonfaloni di "Pola - Comune in esilio" e del "Movimento nazionale Istria, Fiume e Dalmazia". Il corteo ha raggiunto la chiesa parrocchiale Maria Vergine Assunta, dove ha avuto luogo la funzione funebre. Tra coloro che invece non hanno potuto presenziare ma che si sono comunque uniti al dolore della famiglia, pure il prefetto di Novara Francesco Paolo Castaldo, che ha inviato una lettera di cordoglio.

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