Gattico: il figlio di Nicolazzi amareggiato con l’ospedale di Borgomanero

E' polemica sul trasferimento di Franco Nicolazzi dall'ospedale Santissima Trinità alla clinica di lungodegenza San Carlo di Arona a 48 ore dalla morte. Il figlio Massimo deluso dal "suo" ospedale

Grazie alla clinica San Carlo  di Arona  che ti ha accompagnato altrove con la dignità ed il rispetto che il tuo ospedale non ti ha del tutto saputo dare”. Parole dure quelle di Massimo Nicolazzi, figlio dell’ex ministro Franco i cui funerali si sono svolti sabato scorso.

La frase è stata riportata nel necrologio dei famigliari del noto esponente politico ed era riferita al “suo” ospedale, ovvero quello di Borgomanero, dove era stato ricoverato per diversi giorni dall’inizio dell’anno.

Franco Nicolazzi, 90 anni, era stato trasferito lunedì 19 gennaio alla clinica San Carlo di Arona, dove poi ha smesso di vivere nella notte di mercoledì 21 gennaio a causa di alcune complicazioni cardiache.

L’episodio ha scatenato una scia di polemiche. L’ex sindaco PSDI  di Novara Armando Riviera ha così commentato su facebook: “Prolungare di qualche giorno il ricovero a Borgomanero sarebbe stato un doveroso atto di gratitudine e di rispetto. Si ricordi l’impegno di Nicolazzi per quella struttura. Fu infatti lui il principale sostenitore della realizzazione di quell’ospedale ed il fatto che proprio lì non abbia potuto passare le ultime ore di vita, pur essendovi stato ricoverato, colpisce assai”. L’ex senatore aggiunge: “E’ mancata la sensibilità. Si ignora, al momento, chi ha assunto questa decisione. Sorgono però perplessità sul mancato intervento del presidente dell’Asl 13 Emilio Jodice e del sindaco di Borgomanero Anna Tinivella”.

Alle accuse di “ingratitudine” e di “insensibilità”, il direttore sanitario dell’Asl No Arabella Fontana non ci sta: “Siamo oltremodo sorpresi e dispiaciuti per le parole riguardanti l’ospedale di Borgomanero, riportate nel necrologio dell’onorevole Franco Nicolazzi che danno un’immagine della nostra Azienda Sanitaria che non ci appartiene. Dall’approfondimento del caso con gli operatori che lo hanno direttamente avuto in carico risulta che Nicolazzi è stato ricoverato presso i nostri reparti per il trattamento di una problematica “acuta”. I sanitari hanno assistito il paziente con impegno, attenzione e rispetto massimi, dando le risposte più adeguate possibili ai bisogni clinico-assistenziali di un paziente complesso e superata la fase acuta della malattia hanno dato completa informazione delle condizioni del paziente ai familiari, che - esclusa l’opzione di una gestione a domicilio - hanno condiviso il trasferimento in idonea struttura. Il paziente ha quindi proseguito il suo percorso di cura in una struttura ospedaliera accreditata della rete locale (casa di cura San Carlo) dotata di lungodegenza, reparto che nell’ospedale di Borgomanero non esiste. Tutti coloro i quali si rivolgono al nostro ospedale hanno diritto ad usufruire del percorso diagnostico terapeutico assistenziale che può essere offerto da una struttura per la cura di malattie in fase acuta, nei tempi e nei modi stabiliti dai clinici, assicurando la permanenza in degenza a chi ne ha più bisogno. L’uso appropriato dei servizi sanitari da parte degli operatori e degli utenti è garanzia di qualità ed equità di accesso e trattamento”.

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Una spiegazione tecnica che non ha però convinto l’amareggiata famiglia Nicolazzi.

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