Incendio di Milano, coinvolta un'azienda novarese

Il capannone affittato dalla ditta di Cureggio era pieno di rifiuti nonostante la mancanza di autorizzazioni. Poi il cambio al vertice della società e, il giorno successivo, l'incendio

L'incendio

Ci sono pochi dubbi che l'incendio scoppiato in via Chiasserini 21 a Milano, tra Quarto Oggiaro e Bovisasca, sia di origine dolosa.  La Procura ha aperto due inchieste, in cui è coinvolta anche un'azienda di Cureggio, che proprio poche ore prima del rogo, che sta ammorbando l'aria della zona da giorni, ha cambiato vertice.  

Incendio in via Chiasserini, le immagini dall'alto

L'incendio

Come è noto, l'incendio scoppiato domenica 14 ha riguardato un capanone di 2.500 metri quadrati con 16 mila metri cubi di materiale prevalentemente plastico, non pericoloso secondo i tecnici che, comunque, monitorano costantemente la situazione dell'aria. A bruciare è soprattutto plastica, ma anche legno e carta, oltre a stracci e altro ancora. E l'ipotesi a cui lavorano i vigili del fuoco e gli agenti della squadra mobile è che l'incendio sia stato appiccato in più punti. Per accertare le cause, però, occorrerà aspettare che tutti i focolai siano spenti. Intanto i cittadini sono invitati a respirare l'aria il meno possibile e a lavare accuratamente frutta e verdura raccolte nella zona.

Tuttavia sembra che - almeno dal punto di vista ambientale e nonostante la puzza irrespirabile - non vi sia nulla da temere. Secondo i tecnici, infatti, starebbero scomparendo le tracce di ammoniaca trovate inizialmente nell'aria campionata, e le emissioni inquinanti starebbero calando. Motivo per cui il Comune di Milano non ha ritenuto di emanare ordinanze urgenti, ad esempio ordinando di chiudere le scuole.

Le ispezioni

La struttura di via Chiasserini era stata soggetta a ispezioni da parte della polizia metropolitana (l'ex polizia provinciale) e della polizia locale milanese in due occasioni: nel mese di luglio e giovedì 11 ottobre, appena tre giorni prima dell'incendio. Ebbene, a luglio il capannone è stato trovato vuoto, a ottobre strapieno. Inevitabile la segnalazione alla procura della Repubblica, che ora ha aperto due fascicoli: uno per traffico illecito di rifiuti e uno per incendio doloso.

La ditta novarese

Il proprietario del capannone, la società Ipb Srl, a sua volta aveva da tempo presentato denunce in procura e presso i carabinieri perché le erano state segnalate movimentazioni sospette da parte dei residenti, che avevano anche riscontrato un aumento di mosche nella zona. Per di più la società che gestisce materialmente via Chiasserini dopo una cessione di ramo d'azienda (Ipb Italia, nome molto simile ma società del tutto diversa) non aveva l'autorizzazione a trattare rifiuti (per l'esattezza, non avendo presentato una fidejussione era sulla via di ottenere un "no" alla richiesta di autorizzazione ancora pendente) e non aveva più pagato la quota dell'albo nazionale dei gestori ambientali. In parole più semplici, non avrebbe potuto riempire di rifiuti il capannone. E invece lo ha fatto. 

Il cambio al vertice

E c'è anche un "giallo" relativo al cambio al vertice di Ipb Italia alla vigilia dell'incendio. Sabato 13 ottobre, infatti, cioè due giorni dopo l'ispezione e le conseguenti segnalazioni in procura, l'amministratore della società di Cureggio, Mauro Zonca, di Borgo Ticino, si è dimesso per lasciare il posto a Patrizia Geronimi. Poche ore dopo è scoppiato il rogo. La sede legale di Cureggio, in via Piano Rosa 3, è un capannone vuoto che sembra abbandonato. E' superfluo dire che per molti non si tratta di banali coincidenze, ma saranno le indagini a dispiegare la matassa.

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