La Barriera Albertina

Tutti la conoscono, ma qualcuno sa qual è la sua vera storia?

l 25 gennaio 1836 il Consiglio comunale di Novara decide di demolire le quattro porte urbane, e di sostituirle con strutture architettoniche aventi la funzione di caselli daziari.

L’intervento era necessario anche in relazione alla trasformazione delle strutture da spalti militari a funzione più strettamente economico-commerciale che la città richiedeva in questa fase di crescita urbanistica. Il luogo scelto per il primo intervento è l’ingresso di ponente, la secentesca Porta Vercelli, sopra la quale insisteva ancora il terrapieno dei baluardi fino a Piazza Castello, area attorno cui ruotano i principali interventi urbanistici e architettonici dei primi decenni dell’Ottocento.

Incaricato alla stesura del progetto è l’ing. Antonio Agnelli nato a Novara nel 1788, membro straordinario della Commissione di Pubblico Ornato dal 1833. Il significato di tale intervento fu percepito dagli amministratori della città come particolarmente importante, tanto che “I novaresi statuirono che la prima (porta) di esse fosse monumento che parlasse il linguaggio del loro cuore”. L’ing. Agnelli ridisegna l’area di accesso di ponente, prevedendo la demolizione del vecchio ingresso, l’apertura di un varco nel terrapieno e la ricostruzione di due edifici gemelli, simmetricamente orientati, il primo (quello a nord) destinato al Servizio di Guardia, il secondo (quello a sud), per la riscossione del Dazio, con i rispettivi prospetti principali a delimitare la strada carrabile di attraversamento della città.

La nuova barriera doganale si collocava al termine della lunga e retta Strada Regia, già disegnata dall’Agnelli, oggi via XX Settembre, quale elegante e moderna quinta scenografica. L’architettura verrà inaugurata nel 1837 e dedicata a Carlo Alberto. I due manufatti hanno pianta quadrata, un solo piano e copertura piana; un pronao esastilo di ordine dorico, coronato da un timpano, valorizza i reciproci prospetti principali; i muri esterni sono caratterizzati da un liscio bugnato che in direzione est ed ovest viene interrotto da semplici lesene doriche, che ritmicamente separano le finestre architravate. Ne risulta un volume sobrio ed essenziale, misurato nelle proporzioni, coerente ai più rigorosi modelli neoclassici.

La decorazione scultorea è affidata a Giuseppe Argenti che nella scelta nei soggetti da rappresentare seguì le indicazioni dello storico Francesco Antonio Bianchini, volte a rivestire l’edificio di figure e rilievi significativi. La dedicazione a Carlo Alberto è espressione della gratitudine dei novaresi per gli interventi promossi in favore dell’agricoltura e del commercio, sostegno all’economia novarese, che hanno generato maggior prosperità. Lo scultore Giuseppe Argenti, originario di Viggiù, faceva parte della scuola di Pompeo Marchesi, autore della statua di Carlo Emanuele III, in via Puccini. Sul timpano dei due pronai Argenti realizza un rilievo con due figure femminili, simmetriche, che reggono le insegne reali e della città, a suggellare lo stretto rapporto tra interventi sabaudi e sviluppo urbano.

Ai lati del vestibolo, sui prospetti principali, due nicchie accolgono le personificazioni della Beneficenza Regia, della Riconoscenza, dell’Agricoltura e del Commercio; il programma iconografico iniziale contemplava inoltre la presenza di due statue collocate sui pilastri di sostegno della cancellata in ferro battuto: la Concordia e la Vigilanza. La cancellata – realizzata su disegno dell’artista di corte Pelagio Palagi (Bologna 1775 - Torino, 1860), già autore della cancellata di Palazzo Reale a Torino – e le statue vennero in seguito rimosse e poste attorno al monumento a Carlo Alberto, in piazza del Rosario (piazza Gramsci). Dopo la distruzione di questo monumento, nel settembre 1944, vennero collocate come ingresso del Cimitero e qui si trovano tuttora.

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Fonte: turismonovara

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