Carolina, parla il papà: "Quei bulli vadano nelle scuole a dire perchè è morta"

In una lunga intervista al Corriere della Sera Paolo Picchio, il padre di Carolina, che si è suicidata a 14 anni perchè vittima di bullismo, chiede che i responsabili spieghino ai giovani quello che hanno fatto

A oltre tre anni dalla morte della figlia, Paolo Picchio, papà di Carolina, ha rilasciato una lunga intervista al Corriere della Sera.

La 14enne era stata vittima di bullismo da parte di alcuni coetanei: durante una festa, dopo aver vomitato, era stata ripresa mentre era in stato di semi incoscenza in atteggiamenti sessualmente espliciti. I bulli poi avevano diffuso il video attraverso i social. Carolina non ha retto: dopo aver provato a cambiare scuola, la giovane si è suicidata gettandosi dalla finestra della casa del padre, a Sant'Agabio. Le indagini hanno portato all'individuazione dei responsabili, nel primo processo per cyberbullismo in Italia: uno, all'epoca dei fatti minorenne, non è imputabile, mentre per altri quattro, tutti minori, è stata disposta la messa alla prova, ossia un periodo di riabilitazione. L'unico maggiorenne ha patteggiato e la pena è stata sospesa.

"Se la giustizia fosse davvero giusta questi ragazzi dovrebbero andare nelle scuole per anni a spiegare quanto male hanno fatto con i loro video, i loro messaggi, le loro parole - ha detto il papaà di Carolina - Questo per me vuol dire metterli alla prova. Io non urlo, non chiedo galera a vita o punizioni esemplari. Ma pretendo che almeno capiscano fino in fondo la gravità del loro comportamento. Che almeno spieghino ai ragazzini quanti rischi e quali mostri può creare Internet". 

Nella sua lettera di addio era stata Carolina stessa a fare i nomi dei suoi persecutori. "Volevo solo dare un ultimo saluto - ha scritto - Perché questo? Beh, il bullismo, tutto qui. Le parole fanno più male delle botte, cavolo se fanno male. Grazie per il vostro bullismo ragazzi, ottimo lavoro".

"Magari potrebbero assistere anziani o disabili ma più di tutto mi aspetterei che diventassero paladini dell’anti-bullismo - prosegue Paolo Picchio - Lo devono a Carolina. Avrei voluto che in questi anni mi scrivessero almeno due righe per chiedere perdono. Non l’hanno fatto e non credo che abbiano capito davvero quanto sono responsabili. Nel branco si pensa sempre che a fare il peggio sia stato l’altro". 

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