Presa la "banda del buco", specializzata in svaligiare banche: aveva la base a Novara

I tre stavano progettando un colpo proprio in città

Quando passavano davanti ad alcune banche, senza sapere di essere ascoltati dalla polizia, si vantavano delle vecchie "imprese", le ricordavano quasi con un filo di nostalgia. Anche perché quello che fanno da sempre è colpire istituti di credito, svaligiarli. "Lo fanno almeno da dieci anni", per dirla con le parole di Maria Cristina Ria, il procuratore che ha indagato su di loro e che, insieme agli agenti della Squadra Mobile di Milano, li ha fatti finire in cella, come raccontano i colleghi di MilanoToday

Tre uomini, tutti di Giugliano - in provincia di Napoli - e tutti "trasfertisti" di professione, con base a Novara, sono stati arrestati martedì mattina dalla polizia in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere - firmata dal Gip Teresa De Pascale - per il reato di associazione a delinquere finalizzata alla rapina di banche. I tre, insieme ad altri due complici attualmente ricercati, sono accusati di aver svaligiato la Bpm di piazzale Accursio e la Banca popolare di Sondrio di via Lessona.

In cella sono finiti Pasquale Palma, un 50enne con precedenti per truffa e ritenuto il capo della banda, Vincenzo Legorano, un 53enne con precedenti specifici, e Giuseppe Maisto, cinquantadue anni e alle spalle un vecchio arresto di sei anni fa per una rapina alla Montepaschi di Siena di Cesano Boscone. 

Video | Il colpo della "banda del buco"

Le due rapine fotocopia

A Milano, invece, nel loro mirino era finita la banca popolare di Milano, "visitata" lo scorso 27 marzo. Quel giorno, dopo aver segato le sbarre di una grata che dà sul retro del locale, avevano fatto irruzione nella banca, avevano arraffato contanti e gioielli per un valore di circa 20mila euro ed erano scappati chiudendo i dipendenti a chiave in un bagno. 

Il bottino - e anche questo lo hanno detto loro chiacchierando in auto - non li aveva soddisfatti, ma il 2 maggio avevano avuto la possibilità di rifarsi. Il gruppo - stando alle indagini - aveva così assaltato la banca popolare di Sondrio di via Lessona. 

Anche in quel caso in quattro - uno era rimasto fuori a fare da palo - avevano praticato un foro in un vetro sul retro dell'istituto di credito e si erano guadagnati l'accesso al locale. Lì, però, avevano avuto più pazienza ed erano riusciti ad aprire cinquanta cassette di sicurezza: quindici erano risultate vuote, ma dalle altre trentacinque avevano portato via qualsiasi cosa, per un valore di oltre un milione di euro per poi fuggire a bordo di una Fiat Uno rubata.  

Il cellulare citofono di Giugliano

I rapinatori, tutti a volto coperto e armati di cacciavite e piede di porco, hanno lasciato pochi indizi agli investigatori, ai quali è però bastato un semplice numero di telefono. 

Il lavoro degli investigatori è infatti partito dall'analisi delle utenze telefoniche che sono state cristallizzate nella zona delle due rapine in un orario corrispondente. Tra le tante, gli agenti hanno trovato alcuni che potevano essere considerati "telefoni citofono", cellulari usati per comunicare soltanto tra due numeri e soltanto per pochi giorni. 

Tra quelle schede sim una è risultata intestata a un uomo di Giugliano, un prestanome. Proprio questa particolarità ha acceso l'intuito di un agente della squadra anti rapine, coordinata dal dirigente Francesco Giustolisi: il poliziotto ha cercato negli archivi tutti i cittadini di Giugliano con precedenti simili e che potessero avere un qualche domicilio al Nord Italia, evidentemente necessario come base logistica per i colpi. 

L'intuizione dell'agente e la base a Novara

Gli investigatori hanno fatto bingo quando da un vecchio controllo della Polstrada di Novara è saltato fuori il nome di Palma. A quel punto, l'attenzione si è concentrata sul 50enne a cui nome risultava un contratto di affitto di una casa a Novara. 

Con un lungo lavoro di pedinamenti e intercettazioni gli agenti sono poi arrivati agli altri due uomini, che - senza sapere di essere controllati - stavano organizzando un colpo in una banca di Novara. 

Le confessioni al telefono

Una grande mano per incastrarli, indirettamente, è arrivata proprio dagli stessi rapinatori, che intercettati hanno più volte fatto riferimento ai blitz messi a segno. Uno del gruppo, parlando con un complice in auto, si era lasciato andare ad una frase eloquente: "Ne abbiamo aperte cinquanta e quindici erano vuote", riferita proprio alla rapina di via Lessona. 

Il capo, invece, dopo il primo colpo dal bottino magro aveva sgridato gli altri, accusandoli di avere avuto "poca cazzimma", poca cattiveria. Ma anche lui era ascoltato dai poliziotti e, senza saperlo, ha firmato la condanna sua e di tutti gli altri. 

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