Adescava minorenni sui social network: arrestato insegnante novarese

A finire in manette, un professore di una scuola media della provincia. L'uomo è accusato di adescamento, detenzione e produzione di materiale pedopornografico e atti sesssuali con minore

L'uomo si fingeva più giovane ed entrava in contatto con ragazzine minori di 16 anni - Foto di repertorio

Adescava ragazzine minorenni sui social network con cui scambiava foto intime. In un caso era anche riuscito a compiere atti sessuali con una ragazzina minore di 16 anni.

L'uomo, un insegnante di una scuola media della provincia di Novara, è stato arrestato dalla polizia, che ha proceduto all'esecuzione della custodia cautelare in carcere emessa dalla Procura della Repubblica di Torino, che coordina le indagini.

Il professore è accusato di adescamento, detenzione e produzione di materiale pedopornografico e atti sesssuali con minore.

Le indagini

L'uomo entrava in contatto, su Facebook o Instagram, con ragazze minorenni e, con identità false, le adescava carpendone la fiducia con lusinghe e apprezzamenti, scambiando con loro materiale pornografico.

Le indagini sono partite da alcune segnalazioni di genitori che si sono insospettiti e hanno fatto emergere gravi episodi che vedevano coinvolto il docente: il professore, anche in virtù della sua capacità di entrare in empatia con le ragazze, dopo essersi informato della loro età si faceva inviare foto dal contenuto pornografico, facendo loro delle proposte esplicitamente sessuali. 

Inizialmente, al fine di adescarle, diceva loro di avere un'età compresa tra i 22 e i 23 anni, ben inferiore a quella reale, e si spacciava per agente assicurativo. In altri casi, era persino riuscito a compiere degli atti sessuali con una ragazzina minore di 16 anni. 

I consigli della polizia per prevenire simili episodi

"Gli utenti che si servono di internet - dicono dalla Questura - hanno, nella la maggior parte dei casi, meno di diciotto anni: molti adulti sono convinti che la navigazione in internet sia un'attività sicura e priva di insidie, e per questo motivo vi è una scarsa informazione di cui il genitore dispone, che si trasforma, alle volte, in una scorretta educazione nell’uso del cellulare, del pc o del tablet da parte dei minori. Il controllo della cronologia delle ricerche, la verifica delle conversazioni sul telefono e sui vari gruppi ai quali i minori accedono, il posizionamento del computer all’interno di una stanza comune anziché in quella personale dei bambini, o raccomandare i minori nell’evitare di fornire informazioni personali nei siti web e conferire un limite di tempo da trascorrere davanti ad un computer, installare il cosiddetto 'parental control' sulla navigazione del web, sono solo alcune delle regole che andrebbero applicate per evitare che i ragazzi possano incorrere in pericoli che sono sempre dietro l’angolo. Il mondo virtuale rappresenta per i giovani il riflesso di una dimensione nella quale tutto ciò che si desidera può essere ottenuto con estrema facilità, alle volte precorrendo persino i tempi. Tutto ciò, alle volte, è la conseguenza in chiave moderna di un ascolto negato o di un mancato dialogo all’interno dei luoghi 'reali': il dialogo con i genitori, il contatto umano sono una delle cose che non dovrebbero mai mancare e che possono arginare, in parte, questi fenomeni criminali".

"Dove non si riesce a prevenire queste tipologie di reato - fanno sapere dalla Questura - la polizia di Stato si impegna costantemente nella lotta a tali crimini con delle sezioni della Squadra mobile specializzate nei reati contro le fasce deboli. Denunciare o comunque portare a conoscenza l'autorità di alcune situazioni o comportamenti dei minori che possono apparire agli occhi dei genitori delle semplici 'stranezze', così come è avvenuto in questo specifico caso, serve, e le istituzioni dello Stato sono pronte nel fornire una veloce risposta
e ad assicurare alla giustizia gli autori di questi vili crimini".

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