Suor Nemesia, "vorrei che un giorno potessimo dire di aver partecipato ai funerali di una santa"

Così il vescovo Franco Giulio Brambilla ha raccontato ieri, durante l'omelia, la straordinaria vita di suor Nemesia Mora, da sempre attiva per aiutare il prossimo

Nel pomeriggio di martedì, nella chiesa di Santa Cristina di Borgomanero, il vescovo Franco Giulio Brambilla ha celebrato i funerali di suor Nemesia Mora, delle sorelle della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret, mancata la scorsa domenica mattina a 86 anni, dopo una lunga malattia.

Suor Nemesia, originaria proprio di Santa Cristina, era entrata nella congregazione nel 1950. Dal 1963 a Novara, ha svolto per oltre 30 servizio presso l’Ospedale Maggiore della Carità, dove ha lasciato un vivo ricordo per le sue capacità professionali e le sue doti umane.

Nel 1995 ha fondato a Novara, con un gruppo di medici amici, l'Ambulatorio di pronta accoglienza allo scopo di aiutare le persone che si trovano in stato di bisogno, offrendo loro assistenza medica, farmacologica e psicologica, senza distinzione di etnia o religione.

Dal carattere forte e carismatico, segnato da una profonda umanità e capacità di ascolto, è stata per anni un punto di riferimento per la comunità di Novara.

E sono proprio questi tratti della figura di suor Nemesia che il vescovo – che la conosceva ha personalmente - ha ricordato nell’omelia.

"Dopo una settimana caratterizzata da notizie così terribili - ha detto Brambilla - il Signore ci concede di guardare a una vita che è un unico segno senza ombre della carità di Dio. Nemesia è una sorella che ha fatto diventare tutta la sua vita un segno della carità senza resto. Tre gesti rendono la sua vita eloquente, come dice Francesco. Si tratta dell'eloquenza del nome, dei gesti compiuti, del dolore vissuto. Il primo. Senza di lei forse non avremo mai sentito il nome Nemesia. Ho cercato il suo significato: è un fiore molto bello. E ricorda quello di suor Nemesia Valle dello stesso ordine, beatificata da Giovanni Paolo II. Era l'angelo di Tortona: si era dedicata all’assistenza delle giovani e poi in un cammino nella carità. Per Nemesia è stato il primo input, il primo slancio".

"Il secondo: i suoi gesti. I gesti che faceva tutti i giorni da infermiera all’ospedale e poi, andata in pensione, all’ambulatorio di pronta accoglienza. Gesti che non possono che impressionare. Ricordo la fila di pazienti che c’era spesso all’ambulatorio. Anche io l'ho fatta quando sono andato a trovarla. Mi sono messo in fila prima di incontrarla. E le ho detto quanto lei fosse un segno importante per tutti. E che io ci sarei sempre stato per lei. Ora faccio appello: non facciamo cadere questo segno di una carità gratuita. Quanta gente ha incontrato! Lei non chiedeva di che religione fossero, non guardava al colore della pelle e aveva sempre una medicina o un pannolino, un gesto per ognuno. Questa è la vera carità, questo è uno degli ambiti del genio femminile".

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"Il terzo è stata l'eloquenza del dolore. In questo anno ha dato testimonianza non solo nel segno della carità, ma di condivisione per i suoi malati. Ha voluto condividere anche la sofferenza dei malati. E l'ha offerta. È un segno grande che ci lascia. Vorrei che potessimo un giorno dire: abbiamo partecipato al funerale di una santa".

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