Protesi dell'anca:come e quando è bene intervenire. Il parere dello specialista Dott. Carmine Naccari Carlizzi

Protesi anca: come e quando è bene intervenire

La protesi d'anca è un intervento che interessa l'apparato locomotore ed è tra i più praticati. Nonostante sia un'operazione invasiva, sempre più persone ne fanno ricorso, per migliorare la propria vita. Infatti, gli interventi di protesizzazione d'anca stanno diventando routinari e sempre più efficienti, anche grazie all'impiego di materiali e di tecniche all'avanguardia. Ma vediamo gli aspetti importanti da valutare in merito a tale argomento, grazie al prezioso contributo del Dott. Carmine Naccari Carlizzi, esperto in questo genere d’interventi.

Il Dott. Naccari Carlizzi parla della protesi d'anca

Come sottolinea Carmine Naccari, specialista in Ortopedia e Medico dello Sport, la protesi d'anca non è altro che un dispositivo medico che va a sostituire parzialmente o del tutto un'articolazione colpita da devastanti patologie o da imponenti traumi. I materiali che vanno a comporre la protesi d'anca sono differenti. Tendenzialmente, si parla di ceramica, metallo e polietilene. Di norma, la protesi è caratterizzata da uno stelo, ma anche da un collo (o testina) e da una cupola. Nello specifico vengono definiti endoprotesi gli impianti che vanno a sostituire solo la parte femorale, mentre protesi totali di anca, quelle che vanno a sostituire anche la parte acetabolare, ovvero il bacino. In questa seconda categoria, inoltre, è possibile trovare protesi cementate e non cementate, e tra queste, quelle a pressione, a espansione e avvitate. Il cemento, di solito, viene impiegato qualora sia difficile attuare un'integrazione tra osso e componente protesica. Inoltre, è bene specificare che le protesi d'anca si differenziano per la forma, ma soprattutto per l'uso. Infatti, vi sono protesi di primo impianto, che possono prevedere anche un certo risparmio di collo femorale, le quali vengono utilizzate, di norma, per i pazienti più giovani. Tuttavia, vi sono anche protesi di revisione, che vengono utilizzate per sostituire una protesi impiantata precedentemente, che si è infettata o che si è usurata con il tempo.

I pazienti che devono essere operati di protesi d'anca

La protesi d'anca, pur essendo un intervento routinario, deve essere attuata solo in caso di vera necessità, in quanto è possibile che insorgano delle complicanze, anche gravi. Di solito, la sostituzione protesica totale d'anca viene attuata nei casi in cui l'artrosi sia a uno stato degenerativo e nelle fratture in cui non sia possibile intervenire salvare la testa femorale. L'artrosi, infatti, può manifestarsi dal nulla, senza nessuna causa apparente, a seguito di fratture importanti del bacino e del collo dell'utero o di necrosi della testa femorale. Esistono diverse tipologie d’intervento, tendenzialmente, l'endoprotesi femorale viene attuata nei pazienti anziani, che hanno subito una frattura al femore, ma che hanno una bassa richiesta funzionale. In caso di alta incidenza di necrosi si provvede a impiantare una protesi totale, anche se nei pazienti giovani, è meglio optare per una osteosintesi a minima e intervenire con l'installazione della protesi totale, solo qualora si verifichi la necrosi. Infatti, i ragazzi tendono a muoversi molto ed è bene che non vedano la propria vita eccessivamente limitata, in quanto questo potrebbe causare lo sviluppo di patologie psicologiche, come depressione, stress e ansia.

La scelta delle componenti della protesi

Il paziente, dopo essere stato informato dallo specialista in merito alla propria condizione, deve accettare il trattamento proposto, tramite il consenso informato all'intervento chirurgico e all'emotrasfusione. Prima dell'operazione, è necessario decidere il tipo di protesi che devono essere impiantate nel paziente, in base alle caratteristiche dell'osso, ma anche all'età, alla presenza o meno di osteoporosi e alle richieste funzionali. Inoltre, dopo aver eseguito una lastra radiografica in proiezione anteroposteriore di bacino, viene scelta la misura di protesi da impiantare. Molti pazienti vogliono sapere quanto dura, di norma, questo tipo d’intervento. Bisogna dire, come ci tiene a precisare il dott. Naccari, che molto dipende dalle dimensioni della protesi. L'artroprotesi, ovvero la sostituzione totale dell'anca, dura, all'incirca, 60 minuti, mentre l'endoprotesi, ovvero la sostituzione della sola parte femorale, non supera, tendenzialmente i 40 minuti. L'intervento più complesso e anche più lungo è quello che prevede la revisione protesica, per il quale sono necessarie almeno 2 ore.

L'intervento di protesi d'anca

Il paziente che deve essere sottoposto a un intervento di protesi d'anca viene posizionato sul letto operatorio e, a seconda dell'accesso chirurgico, viene messo su di un lato o in posizione supina. Di norma, l'accesso all'articolazione dell'anca è laterale, ma vi sono dei casi in cui deve essere anteriore, posteriore o antero laterale. Per quanto riguarda il taglio laterale classico, che viene praticato, esso è di circa 12 centimetri e va a interessare la cute, la sottocute e la fascia lata, fino a giungere agli strati più profondi. Quindi, si procede con l'esportazione della capsula articolare, si esegue la lussazione del collo del femore e si procede con l'asportazione della testa e del collo. Terminata anche questa fase si prepara, con frese, il cotile e la componente ossea femorale. Prima si procede nell'impianto della componente dell'anca conosciuta con il nome di cotile e poi con quella detta stelo. Si incastrano le componenti dell'articolazione e si valuta la lunghezza dell'arto, mettendolo a confronto con il controlaterale, e la motilità. A questo punto, viene seguita una lastra radiografica intraoperatoria, per controllare l'impianto. Qualora non si riscontrino problemi, si procede con il posizionamento di un drenaggio, con la chiusura della ferita chirurgica e con la sua medicazione, in modo che non sorgano infezioni, che potrebbero compromettere l'esito dell'intervento.

Il decorso post-operatorio

Naturalmente, come per ogni intervento chirurgico, ci possono essere delle complicanze, ovvero si può verificare la lussazione della protesi, la frattura del femore, imponenti perdite ematiche, l'infezione della protesi, la formazione di calcificazioni intorno alla protesi, che possono portare a una limitazione del movimento, lesioni nervose e la trombosi venosa. Al fine di scongiurare quest'ultimo disturbo, i pazienti vengono sottoposti a una profilassi anti-trombo-embolica con eparina a basso peso molecolare, fino a quando non tornano a camminare normalmente. Durante la convalescenza viene indicato anche l'utilizzo di calze elastiche, ma anche i dispositivi meccanici intermittenti presenti nel letto del paziente. Il secondo giorno, grazie all'intervento del fisioterapista, il paziente viene seduto sul letto e mobilizzato attraverso l'impiego di un dispositivo meccanico, che consente la mobilitazione passiva continua dell'arto in cui è stata impiantata la protesi. Successivamente viene posizionato in poltrona, mentre il carico è consentito, se tutto va bene, durante la terza giornata, grazie all'ausilio di un carrello deambulatore e, poi, di stampelle o di bastoni antibrachiali. I punti di sutura vengono eliminati, invece, dopo 14 giorni. Il paziente viene, quindi, indirizzato verso una struttura riabilitativa, dove spesso viene chiamato a lavorare in acqua, per i numerosi vantaggi che questa garantisce (effetto decontratturante e antalgico dovuto alla temperatura e l'impossibilità di caduta).

La durata di una protesi

Quanto dura una protesi? Non è facile rispondere a questa domanda, come ci tiene a sottolineare il Dott. Carmine Naccari, in quanto molto dipende dalla qualità dell'osso in cui viene impiantata, dall'uso che ne fa il paziente e dal tipo di protesi utilizzate. Quelle che hanno una durata minore sono le endoprotesi, che vengono impiantate prevalentemente negli anziani e nei pazienti che hanno richieste funzionali basse. Una durata assai lunga hanno, invece, le protesi totali, addirittura si parla di tutta la vita, in quanto prevedono un'usura delle componenti davvero irrisoria. L'unico limite per quanto riguarda la durata riguarda l'ancoraggio all'osso. Sicuramente per mantenere in buona salute le protesi è bene non accavallare le gambe, fare cyclette con il sellino rialzato, utilizzare un rialzo in corrispondenza del vaso sanitario e non aumentare di peso. É possibile anche praticare sport, purché la protesi impiantata sia totale e che il paziente sia in buone condizioni fisiche. Ottimi sono il nuoto e la bicicletta. Tuttavia, non ci sono grandi limitazioni, si deve solo tenere in considerazione che eventuali cadute possono portare alla lussazione protesica o a una frattura periprotesica. Non possono praticare attività fisica, invece, i pazienti che sono stati sottoposti a una sostituzione parziale dell'anca o a una protesi di revisione

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