Borgomanero: torna l'appuntamento con il cineforum del martedì

MArtedì 16 aprile a Borgomanero torna l'appuntamento con il cineforum. Al Cinema Nuovo arriva "Un affare di famiglia".

La scheda del film

Titolo originale: Manbiki kazoku
Altri titoli: Shoplifters
Regia: Hirokazu Kore-Eda
Sceneggiatura: Hirokazu Kore-Eda
Fotografia: Ryuto Kondo
Musiche: Haruomi Hosono
Montaggio: Hirokazu Kore-Eda
Scenografia: Keiko Mitsumatsu
Suono: Kazuhiko Tomita
Interpreti: Kirin Kiki (Hatsue Shibata), Lily Franky (Osamu Shibata), Sôsuke Ikematsu (4 ban-san), Akira Emoto), Sakura Andô (Nobuyo Shibata), Mayu Matsuoka (Aki Shibata), Moemi Katayama), Kengo Kôra (Takumi Maezono), Chizuru Ikewaki (Kie Miyabe), Jyo Kairi (Shota Shibata), Yôko Moriguchi), Miyu Sasaki (Yuri), Naoto Ogata, Yuki Yamada
Produzione: Kaoru Matsuzaki, Akihiko Yose, Hijiri Taguchi per AOI Promotion/Fuji Television Net-work/Gaga
Distribuzione: BIM
Durata: 121'
Origine: Giappone, 2018
Data uscita: 13 settembre 2018
Palma d'Oro al 71. Festival di Cannes (2018).

Una famiglia che fatica ad arrivare alla fine del mese cerca di far quadrare i conti commettendo piccoli furtarelli nei negozi. Quando incontrano una ragazzina che pensano essere senza casa, sono felici di accoglierla in casa, ma presto scoprono la verità su di lei e alcuni segreti vengono alla luce.
“Shoplifters” è così tranquillo e a suo agio nelle proprie contraddizioni, che si ha l’impressione ci sia stata una furiosa litigata in fase di produzione tra regia e sceneggiatura. Sembra cioè che lo sceneggiatore avesse una certa idea riguardo i personaggi e abbia scritto un film che li condanna per le loro azioni, i loro furti e le loro bugie, mentre il regista, per nulla d’accordo, non potendo toccare la sceneggiatura l’abbia girata con sguardo opposto.
In realtà sceneggiatore e regista coincidono, è sempre Hirokazu Kore-Eda, che non riesce a non guardare i suoi protagonisti con un amore che pare di poter toccare, mentre fanno qualcosa di sbagliato provando i sentimenti più puri. Sono gli ultimi, e avremmo disprezzo per loro in qualunque film ma non in “Shoplifters”, nel regno di Kore-Eda viene imposta una comprensione degli altri che invece di suonare forzata è subito naturale.
Non appena il padre e il figlio che aprono il film rubando nei negozi individuano una bambina maltrattata in una famiglia difficile e la rapiscono con gentilezza, per il suo bene e per il loro affetto, è subito chiaro che le regole che il film vuole seguire non sono le stesse che seguirà la legge. Del resto Kore-Eda non ha nemmeno mai voluto seguire le regole della solita narrazione e anche qui ribalta costantemente gli ordini di importanza degli eventi. Vediamo in pochi secondi passaggi determinanti, come per l’appunto un rapimento o un licenziamento, e addirittura altri cruciali vengono saltati. Al contrario, poi, passiamo quasi tutto il tempo a vivere la realtà quotidiana di questa famiglia in cui non esistono legami di sangue, formata a caso, che conta anche una zia, una mamma e una nonna, tutta chiusa in una casa piccola e caotica di nascosto dal mondo e al di fuori da ogni regola, che tuttavia sembra un vero esempio per tutti.
I fatti dicono qualcosa che i sentimenti negano. Nonostante sia sbagliatissimo tutto quello che fanno i protagonisti, a noi che guardiamo suona stranamente giusto, perché arriviamo ad aderire in toto al loro punto di vista, provando i loro stessi sentimenti per due ore e con la medesima chiarezza con la quale li proveremmo in prima persona. Dopo “Still Walking”, Ritratto di famiglia con tempesta” e il bellissimo “Little Sister”, questo cineasta che sembra fare film solo per il piacere di stare a guardare le persone volersi bene ogni giorno, con una facilità priva di clamore (ordinaria nella vita ma straordinaria al cinema), forse gira il suo film più difficile.
Perché non è un film anarchico, “Shoplifters”. Le regole della nostra società non sono sbagliate, questo Kore-Eda mostra di averlo ben chiaro, eppure, tramite la sua arma principale (dialoghi brevi ed incisivi), riesce a mostrare come alle volte le situazioni non siano come è facile immaginare se ci si ferma ai fatti.
Alle volte l’arte conosce verità che alla legge rimarranno per sempre ignote. Questo “Shoplifters” non lo spiega, lo impone sentimentalmente, finendo per essere un esercizio di comprensione dell’altro dotato di un’emotività così esplosiva, comunicata con tale economia di gesti e parole, che al cinema non si vedeva almeno dal dopoguerra.
Gabriele Niola, BadTaste.it

Hirokazu Kore-Eda fa della famiglia, dei suoi difficili equilibri (o squilibri), l’epicentro del suo cinema gentile, che non urla mai neppure quando mostra il lato più triste e tragico dell’esistenza. Lo ha fatto nei delicati e splendidi “Nessuno lo sa”, “Father and Son”, “Little Sister”, “Ritratto di famiglia con tempesta”, lo conferma con “Un affare di famiglia”, uno dei vertici del suo cinema. Con linguaggio educato, asciutto, che nasconde solo il necessario per delicatezza, Kore-Eda pone una questione che merita cento riflessioni: “A volte è meglio poter scegliere la famiglia”. Perché gli Shigata, a dispetto della loro precarietà, economica e di rapporti, che li obbliga ad azioni che viste dall’esterno (dalla polizia, dall’opinione pubblica, dai vicini poco vicini) possono sembrare grette, disdicevoli, immorali, criminali, in realtà all’interno del loro nucleo nascondono amore e spirito di sacrificio. Una ricetta di felicità che non può che essere momentanea, tra piccole cortesie quotidiane, attenzione reciproca, magari una gita al mare, sguardi estasiati al cielo a scrutare fuochi d’artificio che non possono vedere ma solo udirne il botto. Come è possibile questo stato di grazia? Forse perché come dice uno di loro: «noi non siamo normali».
Beniamino a Venezia (nel 1995 vinse l’OCIC Award con “Maboroshi no hikari”), ma soprattutto a Cannes (c’è stato sette volte con Premio della Giuria per “Father and Son”, 2013), si è aggiudicato nel 2018 la meritatissima Palma d’oro (e il Giappone lo ha candidato a concorrere agli Oscar) con questa commedia dolcemente drammatica che scalda i cuori di tutti quelli che la vedono, anche i più insensibili.
Massimo Lastrucci, Ciak

HIROKAZU KORE-EDA
Filmografia:
Maborosi No Hikari (1995), Wandâfuru raifu (1998), Distance (2001), Nobody Knows (2004), Hana yori mo naho (2006), Still Walking (2008), Kûki ningyô (2009), Kiseki (2011), Father and Son (2013), Guangyin de gushi (2014), Little Sister (2015), Ritratto di famiglia con tempesta (2016), Sandome no satsujin (2017), Un affare di famiglia (2018), The Truth (2018)

Martedì 30 aprile 2019:
LA FAVORITA di Yorgos Lanthimos, con Olivia Colman, Emma Stone, Rachel Weisz, Nicholas Hoult, Joe Alwyn

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