Borgomanero: appuntamento con il cineforum

Nuovo appuntamento con il cineforum a Borgomanero. Martedì 23 gennaio sul grande schermo arriva "Captain Fantastic".

Regia: Matt Ross
Sceneggiatura: Matt Ross
Fotografia: Stéphane Fontaine
Musiche: Alex Somers
Montaggio: Joseph Krings
Scenografia: Russell Barnes
Arredamento: Tania Kupczak, Susan Magestro
Costumi: Courtney Hoffman
Effetti: Kathy Siegel, Worth Bjorn Walters, Local Hero, Afterparty VFX
Interpreti: Viggo Mortensen (Ben Cash), Frank Langella (Jack), Missi Pyle (Ellen), Erin Moriarty (Claire), George MacKay (Bo), Ann Dowd (Abigail), Samantha Isler (Kielyr), Annalise Basso (Vespyr), Kathryn Hahn (Harper), Steve Zahn (Dave), Nicholas Hamilton (Rellian), Shree Crooks (Zaja), Charlie Shotwell (Nai), Trin Miller (Leslie), Teddy Van Ee (Jackson), Elijah Stevenson (Justin), Rex Young (Agente Skadden)
Produzione: Lynette Howell Taylor, Monica Levinson, Jamie Patricof, Shivani Rawat per Electric City Entertainment/Shivhans Pictures
Distribuzione: Good Films
Durata: 119'
Origine: U.S.A., 2016
Data uscita: 7 dicembre 2016
Premio per la miglior regia al 69. Festival di Cannes (2016) nella sezione “Un Certain Regard”; Premio del Pubblico BNL alla XI edizione della Festa del Cinema di Roma (2016).

Ben, un uomo dal libero pensiero e padre di sei figli ha deciso di vivere nel cuore delle foreste del Nord America, nello stato di Washington. Quando una tragedia costringe la bizzarra famiglia a lasciare il loro paradiso e a imbarcarsi in un viaggio attraverso il Paese, Ben a confrontarsi con la critica del mondo reale alle sue idee anticonformiste.
L'uomo allo stato naturale è buono. La massima di Rousseau, sempre attuale in una parte della cultura americana, ispira Ben, capo di una tribù di sei figli tra i sette e i diciassette anni che vivono nella foresta, si procurano il cibo uccidendo animali all'arma bianca (o con piccoli espropri proletari nei supermercati), si allenano nelle arti marziali. E, intanto, seguono corsi autogestiti di filosofia e di fisica quantistica. Il loro nume tutelare è Noam Chomsky, il filosofo e linguista anarchico di cui festeggiano il compleanno al posto del Natale («Meglio lui di un elfo che non esiste» dice papà Ben) ed è marcatissima l’impronta anti-sistema che ne ispira ogni azione. Soprattutto, il padre vuole sottrarre la sua cucciolata a tutte le forme di propaganda e asservimento imposte dal ‘patto sociale’. Tali sono le premesse di “Captain Fantastic”, secondo lungometraggio di Matt Ross premiato a Cannes e in vari altri festival, dove è stato molto apprezzato dal pubblico. Poi il film, dopo la morte della moglie-madre sofferente di una grave forma di psicosi, imbocca la strada del ‘road trip’.
In viaggio per partecipare al funerale della donna, padre e figli sconteranno il disadattamento sociale, impossibilitati a interagire con chi vede il mondo all’opposto. Anche se le certezze del più edipico dei ragazzi vacilleranno. È qui la parte migliore di questa operina indipendente, un film hipster che si segnala per originalità in un cinema ormai largamente formattato. Più ideologico di Wes Anderson, di cui condivide un po’ iconografia e colori, Ross mette a confronto in una serie di ottime scene (la cena a casa dei cugini, il discorso in chiesa) quelle che sono, in fondo, due forme opposte di follia: la follia del metodo di educazione oltranzista di Ben e la follia della gente cosiddetta normale, ligia a una serie di dogmi assurdi ma che il conformismo quotidiano non ci lascia avvertire come tali. Il raffronto fa uscire molto bene tutto ciò, accostando i ragazzi intrisi di anticapitalismo a coetanei addicted dei videogiochi e fieri della propria ignoranza; o nel confronto tra il padre di famiglia estremista e il nonno conservatore, che lo ritiene responsabile della morte della figlia. Fa piacere constatare come argomenti, al fondo, così importanti possano essere trattati nei toni di un feel-good-movie accessibile a tutti, intelligente, non manicheo e buono anche per chi cerca solo un piacevole intrattenimento. Se la sceneggiatura, scritta dallo stesso regista, avesse saputo conservare fino all’ultima scena quella leggerezza di tocco, il film poteva diventare un piccolo capolavoro. Invece, verso la fine, s’insinua nella vicenda una dose di mélo, riproponendo convenzioni non proprio inedite del ‘dramma di famiglia’. Un po’ spiace, anche se bisogna riconoscere che un finale andava pur trovato; e che il compito di restare all’altezza di una premessa così insolita non era dei più facili. Inappuntabile da capo a fondo, invece, la prestazione di Viggo Mortensen: abbastanza carismatico, tenero (e un po’ schizzato) da rendere credibile l’identificazione dei figli. Però è al livello tutto il cast, da un fantastico gruppo di ragazzini al veterano Frank Langella nella parte del nonno.
Roberto Nepoti, La Repubblica

Ogni tanto, come una cometa, un bolide fiammeggiante attraversa e illumina il cielo monotono e prefabbricato del cinema che viene da oltre Atlantico. E ci ricorda che gli Stati Uniti sono anche la culla e la radice delle più elevate e libertarie utopie. In “Captain Fantastic”, Ben (magnifico Viggo Mortensen) è un esempio vivente del più puro spirito pacifista, antagonista e hippie. Sino ai rischi del donchisciottismo o del ribellismo autolesionista. E ha dei figli meravigliosamente anticonformisti anche se il suocero (un altrettanto magnifico Frank Langella) lo accusa: «sono un fenomeno da baraccone per colpa tua».
Del resto loro non festeggiano il Natale ma il compleanno di Noam Chomsky (insigne linguista ed elemento di spicco della sinistra americana), leggono “I fratelli Karamazov”, “Armi acciaio malattie”, “Middlemarch” e “Lolita” commentandoli con profondità e passione, girano tranquillamente armati di coltelli e archi e cacciano per cibarsi, parlano di trotskismo e della Carta dei Diritti, ignorando la Coca Cola e i videogame.
Ma si può vivere sempre ‘contro’ nel nome di quel che è giusto? Matt Ross (attore, sceneggiatore, produttore, alla sua seconda regia di lungometraggi dopo “28 Hotel Rooms”) racconta in forma di commedia la (quasi) impossibilità dell’utopia, senza particolari ghiribizzi di stile (la storia, se radicale nei contenuti scorre comunque in maniera piuttosto tradizionale), dolce ma mai ‘evasiva’, tratteggiando personaggi perlomeno insoliti nel teatrino dei tipi cinematografici, forte della partecipazione felice e convinta da parte di tutto il cast (segnaliamo per inciso anche la performance del giovane George MacKay - già in “Pride” - nel ruolo del primogenito, decisamente un attore da tenere d’occhio per il futuro).
“Captain Fantastic” è un gioiello di grazia, controcultura e spirito alternativo, con una colonna sonora ‘giusta’ - da “Scotland the Brave” che Ben suona con la cornamusa a “I Shall be Released” di Bob Dylan sui titoli di coda - e che ha entusiasmato ovunque, a partire dai critici a Cannes (premio per la regia, sezione Un Certain Regard) per proseguire con i pubblici di Deauville (premio) e del recente Roma Film Fest (premio del pubblico).
Massimo Lastrucci, Ciak

 

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