Borgomanero: nuovo appuntamento con il cineforum

Nuovo appuntamento con il cineforum del martedì a Borgomanero. Sul grande schermo arriva "Chiamami col tuo nome".

La scheda del film

Regia: Luca Guadagnino
Soggetto: dal romanzo omonimo di André Aciman (ed. Guanda, coll. Narratori della Fenice)
Sceneggiatura: James Ivory
Fotografia: Sayombhu Mukdeeprom
Montaggio: Walter Fasano
Scenografia: Samuel Deshors
Arredamento: Sandro Piccarozzi
Costumi: Giulia Piersanti
Effetti: Luca Saviotti
Suono: Yves-Marie Omnes, Jean-Pierre Laforce
Interpreti: Armie Hammer (Oliver), Timothée Chalamet (Elio Perlman), Michael Stuhlbarg (sig. Perlman), Amira Casar (Annella Perlman), Esther Garrel (Marzia), Victoire Du Bois (Chiara), Vanda Capriolo (Mafalda), Antonio Rimoldi (Anchise), Elena Bucci (Bambi), Marco Sgrosso (Nico), André Aciman (Mounir), Peter Spears (Isaac)
Produzione: Peter Spears, Luca Guadagnino, Emilie Georges, Rodrigo Teixeira, Marco Morabito, James Ivory, Howard Rosenman per Frenesy/La Cinefacture, in collaborazione con Water's End Productions
Distribuzione: Warner Bros. Entertainment italia
Durata: 132'
Origine: Francia, Italia, U.S.A., Brasile, 2017
Data uscita: 25 gennaio 2018
Oscar 2018 per la miglior sceneggiatura non originale.

È l'estate del 1983 nel nord dell'Italia, ed Elio Perlman, un precoce diciassettenne americano, vive nella villa del XVII° secolo di famiglia passando il tempo a trascrivere e suonare musica classica, leggere, e flirtare con la sua amica Marzia. Elio ha un rapporto molto stretto con suo padre, un eminente professore universitario specializzato nella cultura greco-romana, e sua madre Annella, una traduttrice, che gli danno modo di approfondire la sua cultura in un ambiente che trabocca di delizie naturali. Mentre la sofisticazione e i doni intellettuali di Elio sono paragonabili a quelli di un adulto, permane in lui ancora un senso di innocenza e immaturità, in particolare riguardo alle questioni di cuore. Un giorno, arriva Oliver un affascinante studente americano, che il padre di Elio ospita per aiutarlo a completare la sua tesi di dottorato. In un ambiente splendido e soleggiato, Elio e Oliver scoprono la bellezza della nascita del desiderio, nel corso di un'estate che cambierà per sempre le loro vite.
“Chiamami col tuo nome” è il capitolo conclusivo della ‘Trilogia del desiderio’ di Luca Guadagnino, cominciata con “Io sono l’amore” (2009) e proseguita con “A bigger splash” (2015). È anche quello di maggior successo, premiato con l’Oscar alla migliore sceneggiatura non originale di James Ivory. Tratto dall’omonimo romanzo di André Aciman edito in Italia da Guanda, il film era inizialmente un progetto proprio del regista di “Quel che resta del giorno”, con Guadagnino come produttore esecutivo. Dopo il rifiuto suo e di Gabriele Muccino (altro interpellato per la regia) Guadagnino decide di dirigerlo, d’accordo con Ivory, lavorando alla sceneggiatura insieme al montatore abituale Walter Fasano. Senza farla troppo lunga con la storia produttiva, “Chiamami col tuo nome” viene girato vicino a Crema, in Lombardia, in soli 33 giorni, e alla sua uscita ha un consenso forse addirittura superiore alle aspettative dell’autore, che specialmente in patria continua(va) a essere ‘poco profeta’, essendo i suoi titoli precedenti stati accolti tiepidamente dalla critica più conformista e un po’ evitati dal pubblico generalista. Guadagnino può a questo giro contare su endorsement clamorosi come quelli di Xavier Dolan, Pedro Almodóvar e Paul Thomas Anderson, che lodano pubblicamente il film. Conta soprattutto su due attori strepitosi: Timothée Chalamet e Armie Hammer. Storia di educazione alla vita, all’amore, all’eros di un diciassettenne, Elio Perlman, ebreo un po’ americano, un po’ italiano e un po’ francese che si innamora di un ospite del padre archeologo nella loro casa di campagna ‘da qualche parte nel nord Italia’. Oggetto, o meglio soggetto, del desiderio è Oliver, ventiquattrenne ben consapevole delle proprie potenzialità seduttive. Guadagnino opta per una messa in scena apparentemente semplice che invece valorizzi una storia sofisticata, evitando a personaggi ‘molto scritti’ nella loro articolazione di risultare forzati, o fasulli. Prendete Elio: nella sua densità d’adolescente si ritrovano una certa protervia ‘del sapere’, che lo stesso Oliver stigmatizza quando il giovane sciorina i numeri della Grande guerra davanti al monumento ai caduti, ma anche l’evidente insicurezza («Io non so niente») e la fame d’esperienza. Fame, voracità: sono temi chiari di un film la cui icona (la pesca) non a caso si mangia, ed è piuttosto interessante vedere Elio avventarsi su Oliver quando sono finalmente in camera da letto. La voracità del ragazzo passa dal piano intellettuale (è un avido lettore, porta Oliver nel suo ‘secret garden’ sul fiume e gli dice: «Non hai idea di quanti libri abbia letto qui») a quello carnale; ma in mezzo ce n’è un terzo, il più difficile da riconoscere, gestire e dominare, quello del sentimento. Una sfida anche per Guadagnino, che all’irrompere sordo e inesorabile del sentimento dedica il finale di partita (l’elaborazione dell’amore, una volta ripartito Oliver) prendendosi un rischio notevole (nel monologo del padre, certo coerente con il suo rapporto con Elio, che in precedenza gli aveva confessato di avere quasi fatto sesso con Marzia, e tuttavia, secondo me, troppo cerebrale) ma anche sospendendone il peso, la permanenza. Credo sia il senso del primo piano di Elio che a stento trattiene le lacrime nella sequenza finale. Le parole sussurrate e lette, pensate e scritte, possono forse dirci le ragioni della conclusione di una storia, ma solo lo sguardo coglie con tale potenza l’espressione di un’intimità. Esiste il bello assoluto, ed è il finale di “Chiamami col tuo nome”.
Mauro Gervasini, Film Tv

(…...) questo percorso di conoscenza e di scoperta non avrebbe fascino e armonia, se la storia non fosse accompagnata dalla descrizione di un mondo che sembra fatto per accompagnare Elia (e lo spettatore) verso un'esperienza fondativa. Mi sembra questa la vera forza di “Call me by your name” di Luca Guadagnino: al centro del film non c’è tanto la scoperta della propria omosessualità, quanto la possibilità di farlo, il sogno (o l'utopia) di un ambiente che sappia accettare le pulsioni del desiderio ovunque portino e che, come dice un padre meravigliosamente sensibile, siano d'aiuto alla propria crescita.
Paolo Mereghetti, Corriere della Sera

LUCA GUADAGNINO
Filmografia:
The Protagonists (1999), Tilda Swinton - The love factory (2002), Mundo Civilizado (2003), Cuoco contadino (2004), Melissa P. (2005), Io sono l'amore (2009), Inconscio italiano (2011), Bertolucci on Bertolucci (2013), A Bigger Splash (2015), Suspiria (2017), Chiamami col tuo nome (2017)

Martedì 5 marzo 2019:
UNA DONNA FANTASTICA di Sebastián Lelio, con Daniela Vega, Francisco Reyes, Aline Küppenheim, Luis Gnecco, Amparo Noguera

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