Borgomanero: appuntamento con il cineforum

Torna a Borgomanero l'appuntamento con il cineforum. Martedì sul grande schermo arriva "Le cose che verranno - L'avenir".

Regia: Mia Hansen-Løve
Sceneggiatura: Mia Hansen-Løve
Fotografia: Denis Lenoir
Montaggio: Marion Monnier
Scenografia: Anna Falguères
Costumi: Rachel Raoult
Effetti: Clara Vincienne
Interpreti: Isabelle Huppert (Nathalie), André Marcon (Heinz), Roman Kolinka (Fabien), Edith Scob (Yvette), Sarah Lepicard (Chloé), Solal Forte (Johann), Elise Lhomeau (Elsa), Lionel Dray (Hugo), Grégoire Montana-Haroche (Simon), Lina Benzerti (Antonia)
Produzione: Charles Gillibert per Cg Cinéma, in co-produzione con Detailfilm/Arte France Cinéma/Rhône-Alpes Cinéma/Soficas Cinémage/Cofinova SRG SSR
Distribuzione: SATINE FILM (2017)
Durata: 100'
Origine: Francia, Germania, 2016
Data uscita: 20 aprile 2017
Orso d'Argento per la miglior regia al 66. Festival di Berlino (2016).

Nathalie insegna filosofia in un liceo di Parigi. Per lei la filosofia non è solo un lavoro, ma un vero e proprio stile di vita. Un tempo fervente sostenitrice di idee rivoluzionarie, ha convertito l'idealismo giovanile "nell'ambizione più modesta di insegnare ai giovani a pensare con le proprie teste" e non esita a proporre ai suoi studenti testi filosofici che stimolino il confronto e la discussione. Sposata, due figli, e una madre fragile che ha bisogno di continue attenzioni, Nathalie divide le sue giornate tra la famiglia e la sua dedizione al pensiero filosofico, in un contesto di apparente e rassicurante serenità. Ma un giorno, improvvisamente, il suo mondo viene completamente stravolto: suo marito le confessa di volerla lasciare per un'altra donna e Nathalie si ritrova, suo malgrado, a confrontarsi con un'inaspettata libertà. Con il pragmatismo che la contraddistingue, la complicità intellettuale di un ex studente e la compagnia di un gatto nero di nome Pandora, Nathalie deve ora reinventarsi una nuova vita.
Le prime immagini raccontano una storia familiare, una vacanza al mare, a Mont Saint- Michel, un uomo, una donna, i loro bambini, il desiderio sbiadito come quei fotogrammi di una felicità ‘per sempre’. Li ritroviamo anni dopo, i figli sono cresciuti, i genitori - per i quali qualcuno dice l’ispirazione arriva dai genitori della regista - sono rimasti soli nella casa stipata di libri e di conversazioni, lei perseguitata dalla mamma che è invecchiata, ansiosa, sempre bellissima (Edith Scob), capace di dormire col gatto Pandora tutto il giorno e di spendere fino all’ultimo centesimo in magnifici abiti.
Nathalie invece, questo il nome della donna, è il contrario: severa, nelle sue gonne e golfini, professoressa di filosofia che quando gli allievi scioperano fa lezione perché il suo desiderio non è fare la rivoluzione ma insegnargli a pensare con la propria testa. In passato è stata comunista cosa che oggi agli occhi del marito sembra una vergogna. Un ex allievo tra i suoi prediletti che vive in campagna, in una casa comune insieme a altri attivisti anarchici, la interroga quasi sfrontato durante un pranzo sul passato, sulle lotte, su come inventare nel presente nuove forme di resistenza.
“Le cose che verranno” è il nuovo film di Mia Hansen-Løve, regista di punta nelle nuove generazioni d’oltralpe, che qui ritrova lo slancio di una narrazione limpida dopo le forzature del precedente “Eden”, e nella successione di momenti, in apparenza banali, riesce a restituire il flusso della vita.
C’è molta filosofia nel film (Hannah Arendt, Hans Jonas, Emmanuel Levinas, Slavoj Zižek…) ma la dimensione letteraria, cara alla regista, nella scrittura viene calibrata con leggerezza e soprattutto resa parte dell’esistenza dei protagonisti. È un romanzo di formazione “L’avenir”, come gli altri film di Hansen-Løve, anche se al centro, invece dei personaggi giovani, spesso ispirati alla sua esperienza, c’è la figura di una donna - magnifica Isabelle Huppert che in totale complicità con la regia dà vita a un personaggio femminile sfaccettato e unico - più che cinquantenne colta in un momento di passaggio. Il marito la lascia per una più giovane dopo trent’anni di matrimonio, la madre muore, la piccola collana filosofica che curava viene cancellata dai nuovi responsabili del marketing della casa editrice perché non rende abbastanza. E i suoi allievi le propongono di scrivere per un portale di filosofia on line cogliendola quasi di sprovvista. Mentre il suo pupillo la critica duramente perché non esprime mai una posizione, ed è incapace di mettere in discussione le sue certezze borghesi. Così Nathalie deve ritrovarsi (e reiventarsi) ma nonostante i colpi e la fragilità di questo tempo che passa non perde sé stessa Non finisce a letto con il ragazzetto (tipica cosa dei maschi alla sua età) e semplicemente assume questa sua nuova condizione: ‘l’avvenire’ è qualcosa di aperto, la scommessa è riuscire a coglierne le promesse.
Cristina Piccino, Il Manifesto

Trentasei anni e già beniamina dei festival: la regista e sceneggiatrice francese Hansen-Løve, premiata a Un Certain Regard di Cannes 2009 (“Il padre dei miei figli”), si è aggiudicata l’anno scorso l’Orso d’Argento per la migliore regia alla Berlinale grazie a “Le cose che verranno” (“L’avenir”). Non si tratta di un film travolgente, però ancora una volta gli intenditori potranno ritrovarvi la raffinatezza, la perspicacia e l’(auto)ironia con cui il cinema d’oltralpe riesce a mettere a fuoco un’ampia e vivida gamma di personaggi intonati alle principali abitudini, psicologie e problematiche degli attuali trend societari. In particolare il quinto titolo della predestinata cineasta si diverte a punzecchiare la consorteria parigina ad alto reddito e pretensione intellettuale dei cosiddetti bobò (da “bourgeois bohème”, aggiornamento del classico epiteto radical chic), sciorinando le crepuscolari peripezie della sessantenne Nathalie. Interpretata dalla come sempre impressionante Huppert, ormai pressoché scarnificata nel fisico e blindata dall’assoluta padronanza dei mezzi espressivi, la protagonista è un’insegnante di filosofia nei licei colta al momento di un’amara resa dei conti esistenziale… Gli studenti che s’intestardiscono stolidamente a scimmiottare gli slanci sessantottini della sua impegnata giovinezza, la prestigiosa casa editrice per cui cura una collana che s’involgarisce alla bieca caccia del rendiconto commerciale, la madre ex indossatrice che diventa sempre più nevrotica e petulante e l’inappuntabile marito anch’esso docente che s’innamora di una donna più giovane e la lascia: la sconfinata libertà che le si apre davanti diventa paradossalmente una pena da scontare con l’annesso obbligo di constatare, in solitudine o con l’unica compagnia di una gatta obesa, la paurosa eco del tempo che di ora in ora si sfalda e si disperde. (……) La Hansen-Løve, sotto l’impeccabile superficie intimistica inserisce anche un esile ma non banale coté politico, facendo capire abbastanza chiaramente come e perché il populismo - facilitato dal cinismo e il moralismo a buon mercato dei progressisti benestanti - abbia finito col sembrare l’unico antidoto alle angosce del presente.
Valerio Caprara, Il Mattino

 

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