Borgomanero: torna il cineforum del martedì

Torna l'appuntamento con il cineforum a Borgomanero. Martedì 9 aprile sul grande schermo arriva "The disaster artist".

La scheda del film

Regia: James Franco
Soggetto: dal libro “The disaster artist: my life inside The Room, the greatest bad movie ever made” di Greg Sestero e Tom Bissell
Sceneggiatura: Scott Neustadter, Michael H. Weber
Fotografia: Brandon Trost
Musiche: Dave Porter
Montaggio: Stacey Schroeder
Scenografia: Chris Spellman (Chris L. Spellman)
Arredamento: Susan Lynch
Costumi: Brenda Abbandandolo
Interpreti: Dave Franco (Greg Sestero/'Mark'), James Franco (Tommy Wiseau/'Johnny'), Seth Rogen (Sandy Schklair), Alison Brie (Amber), Ari Graynor (Juliette Danielle/'Lisa'), Josh Hutcherson (Philip Haldiman/'Denny'), Jacki Weaver (Carolyn Minnott/'Claudette'), Paul Scheer (Raphael), Zac Efron (Dan/'Chris-R'), June Diane Raphael (Robyn/'Michelle'), Megan Mullally (Sig.ra Sestero), Jason Mantzoukas (Peter), Andrew Santino (Scott Holmes/'Mike'), Nathan Fielder (Kyle Vogt/'Peter'), Joe Mande (Todd), Sharon Stone (Iris Burton), John Early (Chris), Melanie Griffith (Jean Shelton), Hannibal Buress (Bill), Charlyne Yi (Safoya), Lauren Ash (Erin), Brian Huskey (James), Megan Ferguson (Jessie), Tommy Wiseau (Henry), Tom Franco (Karl), Zoey Deutch (Bobbi), Angelyne (sé stessa), Ike Barinholtz (sé stesso), Kevin Smith (sé stesso), Keegan-Michael Key (sé stesso), Adam Scott (sé stesso), Danny McBride (sé stesso), Kristen Bell (sé stessa), J.J. Abrams (sé stesso), Lizzy Caplan (sé stessa), Bryan Cranston (sé stesso)
Produzione: James Franco, Vince Jolivette, Evan Goldberg, Seth Rogen, James Weaver per Point Grey Pictures/Ramona Films
Distribuzione: Warner Bros. Entertainment italia
Durata: 104’
Origine: U.S.A., 2017
Data uscita: 22 febbraio 2018
Golden Globe 2018 a James Franco come miglior attore protagonista.

La tragicomica storia vera dell'aspirante regista, e famoso outsider di Hollywood, Tommy Wiseau - artista la cui passione era genuina tanto quanto discutibili erano i suoi metodi - nella celebrazione dell'amicizia, dell'espressione artistica e dell'inseguimento dei sogni contro ogni pronostico. Basato sul best seller di Greg Sestero, che rivelava ogni cosa sulla realizzazione del ‘disastroso’ classico di culto di Tommy, "The Room" ("Il Più Grande Peggior Film Mai Realizzato") è un ironico e gradito avvertimento che ci ricorda come ci sia più di un modo per diventare una leggenda, e che non ci sono limiti a quello che si può ottenere anche quando non si ha assolutamente idea di cosa si stia facendo.
C’è un momento vertiginoso in questo “The Disaster Artist” che racconta meglio di qualsiasi saggio gli abissi del sogno hollywoodiano. Il regista improvvisato e totalmente ‘fuori’ (dagli schemi) Tommy Wiseau incontra in un ristorante uno dei più importanti produttori di Hollywood (interpretato, guarda caso, da Judd Apatow). Wiseau inizia a recitare Shakespeare nella sua maniera stralunata e sgrammaticata tanto che il produttore, evidentemente infastidito, chiama la sicurezza del locale. Poi però avvicina a sé Tommy e gli sussurra una frase chiave: «ragazzo, il fatto di amare profondamente una cosa non significa che tu la sappia fare. Ci riesce uno su un milione, anche se ti chiami Marlon Brando». Ecco: (ri)prendendo la città dei sogni come eterna cartina di tornasole delle illusioni collettive, James Franco devia nuovamente (e bruscamente) il suo percorso registico tornando al biopic alla “Sal”. “The Disaster Artist” è un’immersione totale nell’incredibile ‘storia vera’ del regista di “The Room”: Il ‘Quarto potere dei film brutti’, il film ‘peggio montato della storia’, capace però di diventare un oggetto di culto negli anni seguenti… del resto il suddetto incontro con Apatow non ricalca fedelmente l’incontro tra Ed Wood e Orson Welles nel parente stretto filmato nel 1994 da Tim Burton?
La storia è nota: Wiseau è un allucinato ultratrentenne milionario che si spaccia per diciannovenne. Da dove vengono i suoi soldi? Non si sa. Sogna di fare l’attore, si esibisce in traumatiche performance in un corso di recitazione, infine incontra un giovane collega a San Francisco (Greg Sestero) e nasce un’amicizia dai tratti morbosi che li porta dritti a cercar fortuna nel sistema di Hollywood. I reiterati fallimenti fanno nascere una folle idea: produrre per conto loro un ‘film indipendente’. Il celeberrimo “The Room” è qui ricordato e introdotto da paradossali false interviste, contaminando gli stilemi del mokumentary con quelli del biopic. James Franco - nel suo film più convincente - riesce a sposare con disarmante lucidità le sue due anime di regista/attore: quella innamorata della storia (del cinema) con i costanti riferimenti agli anni ’90 come culla dell’indie colta tra ‘autorialità’ e ‘sentimenti’; poi quella della commedia demenziale e del buddy movie hollywoodiano che si insinua nella parabola dei due protagonisti e ne stratifica magnificamente l’orizzonte immaginario. I corpi/icona di Judd Apatow e Seth Rogen (che co-produce questo film) tracciano l’istantanea appartenenza al genere. Insomma: raccontando questa storia così ‘aliena’, Franco racconta sé stesso e la sua famiglia (proprio come faceva Wiseau…), ma raccontando il suo mondo è inevitabile raccontare anche Hollywood e il mercato dei sogni collettivi. Ma c’è di più. Questo è forse il ruolo più complesso interpretato dal Franco attore, un gioco pericoloso sul suo stesso statuto iconico, una performance alla Jim Carrey/Andy Kaufman che nella reiterata comicità involontaria nasconde abissi di sofferenza e immaturità. I suoi reiterati primi piani sono esilaranti e strazianti nello stesso tempo, senza mai tracciare un netto confine. Proprio come il ritratto di quel sottobosco hollywoodiano comico e spietato, infantile ed egoista, ma ancora capace di creare miti e farli sopravvivere come puri sentimenti. Le tracce di James Dean, Marlon Brando o Alfred Hitchcock non solo solo riferimenti cinefili, ma diventano referenti emotivi, stati d’animo, vita vera. Tanto da prendere una macchina in piena notte e sfrecciare verso il punto esatto della (non) morte di James Dean perché «it’s real emotion, this is real man!!!»…
La parabola fuori dal comune di Tommy e Greg, infine, ci restituisce l’universo degli anni ’90 come nuovo orizzonte del vintage contemporaneo - il 1998, le sale con “Shakespeare in love” e ‘Mark Damon’ ne “Il Talento di Mister Ripley” sono ormai immaginario pop -, colto come l’ultima età dell’innocenza cinematografica, il pre-rivoluzione digitale, un attimo prima della mutazione definitiva. Strepitoso il ‘doppio obiettivo’ di Tommy Wiseau che decide di girare il suo film sia in pellicola che in digitale, con due macchine da presa di diverso peso e dimensione, per catturare i segni e le immagini di un mondo che cambia. Per cercare in quello spazio intermedio la risposta alla domanda più importante: qual è il confine tra amare follemente una cosa e saperla veramente fare?
Pietro Masciullo, Sentieri Selvaggi

JAMES FRANCO
Filmografia:
The Ape (2005), Herbert White (2009), The Feast of Stephen (2009), Sal (2011), Dreams (2012), As I Lay Dying (2013), Interior. Leather Bar (2013), Child of God (2014), In Dubious Battle (2015), Beautiful People (2016), The Disaster Artist (2017), The Pretenders (2018)

Martedì 16 aprile 2019:
UN AFFARE DI FAMIGLIA di Hirokazu Kore-Eda, con Kirin Kiki, Lily Franky, Sôsuke Ikematsu, Akira Emoto, Sakura Andô

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