Tornano le Giornate Fai di Primavera: i luoghi aperti a Novara e in provincia

  • Dove
    Indirizzo non disponibile
  • Quando
    Dal 23/03/2019 al 24/03/2019
    Orario non disponibile
  • Prezzo
    Gratis
  • Altre Informazioni

Sabato 23 e domenica 24 marzo tornano le Giornate Fai di Primavera, un appuntamento tra i più significativi del panorama culturale italiano in cui vengono aperti e illustrati al pubblico luoghi culturali noti e meno noti. Una vera e propria festa di piazza in cui la cultura, l’arte, la storia e le tradizioni italiane sono al centro di un racconto affidato alle giovani voci degli Apprendisti Ciceroni. I ragazzi delle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado avranno infatti l’occasione d’illustrare, far conoscere e (ri)scoprire i monumenti e i luoghi della cultura
italiani.

Per l’edizione 2019 la delegazione Fai di Novara ha deciso di dedicare le Giornate di Primavera a due diverse tematiche, richiamate dal titolo "Fiumi di... inchiostro. Storia dell’editoria e della grafica", ovvero quella dell’acqua, elemento caratterizzante il territorio novarese, e quella
della stampa, a ricordo dell’importante tradizione tipografica della città di Novara, attestata fin dal XVI secolo.

Per tutti i luoghi gli orari di apertura saranno dalle ore 10 alle ore 13 e dalle ore 14:30 alle ore 17:30.

Il luoghi aperti a Novara

Nel capoluogo novarese saranno tre i beni protagonisti: Palazzo Bellini (via Negroni 12), l’Archivio di Stato (ingresso da corso Cavallotti) e il palazzo sede dell’Ordine degli Architetti di Novara (via degli Avogadro 5).

Di origini antiche, Palazzo Bellini è documentato quale residenza dei conti Tornielli fin dalla seconda metà del XVI secolo. Di proprietà della famiglia Bagliotti a partire dal 1680, la dimora passa nel 1751 nelle mani dei conti Bellini e infine, dal principio del Novecento, diviene sede della Banca Popolare di Novara. Le sale del palazzo, dal raffinato sapore Rococò, hanno ospitato personaggi illustri, tra i quali Napoleone I e Napoleone III, e hanno fatto da sfondo alla celebre abdicazione di Carlo Alberto in favore del figlio Vittorio Emanuele, avvenuta il 23 marzo 1849. Il palazzo custodisce al suo interno importanti raccolte d’arte (dipinti di Luca Giordano, Tanzio da Varallo, Antoon Van Dyck, Alessandro Magnasco, Gaetano Previati) e una preziosa raccolta di oggetti in corallo di provenienza trapanese. In occasione delle Giornate di Primavera verrà allestita un’esposizione delle pubblicazioni di prestigio realizzate nel corso degli anni dalla Banca Popolare.

L’Archivio di Stato di Novara ha sede all’interno di una porzione dell’antico monastero agostiniano di Santa Maria Maddalena, insediatosi in città alla metà del Seicento. Soppresso nel 1798 il monastero viene frazionato e i diversi locali vengono riadattati per ospitare le scuole pubbliche e l’Archivio Notarile, che trova spazio all’interno della ex-chiesa affacciata sull’attuale corso Cavallotti, lungo le cui pareti è possibile osservare ancora oggi l’imponente scaffalatura a tre ordini in legno di noce progettata e fatta realizzare dall’ingegner Luigi Orelli. Nel 1823 il Comune di Novara acquisisce l’edificio e anni più tardi, nel 1851, affida all’ingegner Antonio Busser il compito di rinnovare la facciata, ancor oggi caratterizzata dalla presenza dell’elegante statua del Genio della Conservazione, eseguita da Giuseppe Argenti. In occasione delle Giornate di Primavera presso la sala "Giuseppe Amelio" verrà allestita una piccola esposizione del patrimonio custodito dall’ente e si terrà un laboratorio didattico dedicato alla storia della stampa e della legatura libraria a cura del prof. Alfredo Ghidelli. Sabato 23 marzo, alle 16, si terrà inoltre una conferenza a cura dello storico Giorgio Dell’Oro.

La nuova sede dell’Ordine degli Architetti di Novara è ospitata presso l’elegante casa d’abitazione di via degli Avogadro 5, ristrutturata dall’architetto Aresi nel secondo quarto dell’Ottocento per conto dell’allora proprietario Martinez. Il palazzo è stato acquistato nel 2007 e completamente restaurato dall’Associazione Irrigazione Est Sesia. L’edificio, il cui portone d’ingresso è sormontato da un semplice balconcino, mostra al di sopra delle finestre del primo piano una serie di otto medaglioni all’antica con i profili di altrettanti importanti architetti novaresi e non, tra i quali Bramante, Leon Battista Alberti, Leonardo, Girolamo Cattaneo, Giuseppe Zanoja.

I luoghi aperti nel novarese

Il tema dell’acqua è protagonista nei paesi della Bassa novarese inseriti all’interno dell’itinerario "Luoghi d’acqua". A Biandrate si potranno visitare la torre dell’acquedotto, il cavo Silva e l’antica chiesa di San Colombano, della cui fase romanica si conserva oggi solo l’atrio a quattro campate, che ospita un interessante ciclo di affreschi quattrocenteschi attribuito al pittore Giovanni de Campo. A Ponzana, frazione di Casalino, si potrà ammirare il piccolo oratorio di San Martino, oggi parte integrante di casa Shalom, al cui interno sono custoditi preziosi affreschi databili tra il XIV e il XV secolo, e si visiterà il cavo Ladro. A Pisnengo, frazione di Casalvolone, verrà aperta la chiesa di Santa Maria Assunta e si visiterà la Roggia Busca. Ad essere visitabile in località Novarello, comune di Granozzo con Monticello, sarà il Mulino Baraggia. A Cesto, frazione di San Pietro Mosezzo, verranno illustrate le notizie storiche relative al piccolo borgo agricolo, alla roggia Mora e alla chiesa dei Santi Quirico e Giulitta. Infine a Vicolungo verrà aperto il Castello, formato da edifici di varie epoche tra cui la Rocchetta, edificata nel Quattrocento dai Rabozio, e verrà illustrata la roggia Molinara. In ciascun bene verranno esposti i lavori realizzati dagli alunni delle scuole primarie di Biandrate, Cameriano, Casalvolone, Granozzo, San Pietro Mosezzo e Vicolungo sul tema dell’acqua.

Nel territorio delle colline novaresi le aperture si concentrano invece nel piccolo borgo di Briona. Ad aprire saranno il Castello, la Chiesa parrocchiale, l’oratorio di San Bernardo e la chiesa di Sant’Alessandro al cimitero. Edificato tra il Trecento e il Quattrocento dalla famiglia Tornielli sui resti di un più antico fortilizio di X secolo, il castello di Briona domina ancor oggi la pianura sottostante lungo la direttrice che unisce Novara alla Valsesia. Ad abitare il castello vi fu nel 1597 quel Giovan Battista Caccia, detto il Caccetta, che si macchiò in quegli anni di numerosi delitti e che finì i propri giorni giustiziato a Milano nel 1609. La sua vita dissoluta e dedita a ogni tipo di violenza e sopraffazione è stata raccontata da Sebastiano Vassalli ne "La chimera". Sebbene ampiamente rimaneggiata nel corso dei secoli, la parrocchiale di Briona, dedicata alla Madonna delle Neve, ha origini quattrocentesche. L’interno, ad aula unica, scandito in cinque ampie campate, accoglie lungo le sue pareti interessanti affreschi, alcuni dei quali riportati alla luce in occasione degli ultimi restauri. L’oratorio di San Bernardo, edificato tra XIV e XV secolo nei pressi della roggia Mora, si presenta all’esterno come un modesto edificio dalla facciata spoglia caratterizzata da un piccola porta e due esigue finestrelle laterali. All’interno la decorazione pittorica, eseguita nel Quattrocento da diverse maestranze, riveste quasi interamente le pareti. Tra gli artisti attivi in questo piccolo oratorio vi sono Giovanni e Luca de Campo (1463). La chiesa di Sant’Alessandro al cimitero, citata per la prima volta nel 1335-1336, ha origini ben più antiche ed è stata la prima parrocchiale di Briona. Suddivisa in tre navate, presenta al proprio interno preziosi affreschi ascrivibili ai secoli XIII-XV.

Le aperture interesseranno poi i paesi di Borgoticino, centro di origine medievale appartenuto alla famiglia Borromeo dal Quattrocento sino al Settecento, e di Varallo Pombia, citato per la prima volta nel IX secolo, posto all’interno del territorio in cui, in epoca preistorica, era presente la civiltà golasecchiana.

Infine, nel territorio tra i due laghi le aperture riguarderanno Castelletto sopra Ticino, la cui origine può essere fatta risalire all’età del Bronzo, come attestato dal ritrovamento della necropoli di Glisente (XIII secolo a. C.), e Armeno, la cui chiesa dedicata a Santa Maria Assunta è una delle più importanti testimonianze romaniche del nostro territorio. In quest’ultimo caso verrà data grande attenzione alla storia di Armeno, crocevia di culture, e dei suoi emigranti, i quali in giro per il mondo svolsero le attività di chef, camerieri e portieri d’albergo.

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