"De Andrè il corsaro" vent'anni dopo a Novara: ricordo letterario in biblioteca

"De André il corsaro" è il titolo di un libro nato vent’anni fa in incontri novaresi a cura di Giovanni Cerutti, con interventi vari tra cui Michele Serra, Fernanda Pivano e Cesare G. Romana, e s’intitola così il ricordo letterario del cantautore, proprio nel ventennale della scomparsa, in programma giovedì 10 gennaio alle ore 18 alla Biblioteca Civica Negroni di corso Cavallotti 6 con musica e letture.

L’evento, moderato da Giovanni Cerutti, storico ed esperto di canzone d’autore, percorre quella «cattiva strada» percorsa da De André come luogo deputato di un’etica corsara, porto franco dove il potere non arriva. Come scrive la Pivano nel libro, «Fabrizio De André scelse di percorrere per farsi poeta dei diseredati, puro anarchico, perché l’anarchico deve cominciare con l’essere buono: ecco queste illusioni molto ottocentesche di credere ancora che c’è qualcuno buono... Fabrizio era un buono, accidenti se era buono».

L’incontro ha un taglio molto letterario e non mancherà un accenno al rapporto tra De André e Bob Dylan. Come precisa Cerutti, «l’idea di dedicare uno spazio di riflessione all’opera di Fabrizio De André nasce da un nucleo emotivo non di nostalgia, ma di gratitudine. Se riusciamo ad attraversare la vita con un poco più di consapevolezza della condizione umana lo dobbiamo anche al suo lavoro. Il rigore e la tenacia con cui ha saputo imporre al mondo della canzone le sue scelte gli hanno permesso di portare la forma canzone a livelli artistici impensabili nel mondo dell’industria discografica. Credo che nel raggiungere questi risultati il senso della dignità artistica del proprio lavoro e la capacità di imporla non siano stati meno importanti dello straordinario talento nello scrivere canzoni.

Fabrizio De André, nato a Genova il 18 febbraio 1940 e morto a Milano l’11 gennaio 1999, è considerato dalla critica uno dei più grandi cantautori italiani di tutti i tempi, conosciuto anche con l’appellativo di Faber che gli dette l’amico Paolo Villaggio con riferimento alla sua predilezione per i pastelli e le matite della Faber-Castell, oltre che per l’assonanza con il suo nome. In quasi quarant’anni di attività artistica, De André ha inciso quattordici album in studio, più alcune canzoni pubblicate solo come singoli e poi riedite in antologie. Molti testi delle sue canzoni raccontano storie di emarginati, ribelli e prostitute, e sono considerate da alcuni critici come vere e proprie poesie, tanto da essere inserite in varie antologie scolastiche di letteratura già dai primi anni settanta e da ricevere gli elogi anche di grandi nomi della poesia come Mario Luzi. Proprio sull’aspetto letterario verte l’incontro alla Biblioteca Negroni di giovedì 10 gennaio dedicato al cantautore che una volta scrisse: «Pensavo: è bello che dove finiscono le mie dita / debba in qualche modo incominciare una chitarra».

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