Forza Italia, Riga: una discarica lunga 300 metri

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di NovaraToday

E' l'immagine di una Novara ferita e abbandonata a se stessa.

Il canale di via U.Barozzi che attraversa Sant’Agabio è 300 metri che apre l'ingresso al quartiere est di Novara, a due passi dalla facoltà di Scienze Del Farmaco dell’Università del Piemonte Orientale A.Avogrado. Sommerso dai rifiuti e dal degrado, sul lembo di terra, alle spalle del centro sportivo giacciono rifiuti di ogni tipo. Non è semplicemente una discarica sporca, è una mini discarica con rifiuti di ogni genere.

In un angolo, si vedono un cumulo di ingombranti, frigoriferi, sedie in plastica, biciclette, carrelli, taniche di benzina, contenitori in plastica nera e altri in ferro arrugginito. Si capisce che sono qua da tempo. Una catasta di immondizia sparsa: sacchetti di plastica, pneumatici, resti di abiti anche sul ciglio. Camminare è difficile, si procede a ostacoli, evitando i rifiuti. Su questo spettacolo di degrado affacciano anche le palazzine delle case popolari.

"Abbiamo smesso di combattere per far ripulire - dichiarono dei ragazzi che scendono perché curiosi del fatto che mi metta a fotografare e a scavalcare le transenne (anche se molte sono rotte, per cui pericolose) - abbiamo chiamato anche l’Assa per far pulire anche davanti alle nostre case, ma poi non abbiamo visto nessuno".

Il verde di questo posto un tempo vigoroso sembra aver perso ormai tutto. Il degrado che questo canale rivela oggi è il segnale di un territorio fuori controllo, per il quale eppure le parti politiche continuano a discutere.
Sembra una bomba ecologica, pronta ad esplodere. A primo impatto le analisi mostrerebbero una contaminazione delle zone agricole confinanti con l’area della discarica (decine di ettari coltivati con riso e campi, i cui prodotti sono distribuiti nell’intera regione Piemonte).

Nessun ente ha fino a oggi pubblicato i dati e nessuna allerta particolare è stata inviata alle popolazioni residenti nell’area della discarica o alle aziende agricole della zona, che hanno continuato ad utilizzare le acque dei pozzi per l’irrigazione. I dati allarmanti però non sono "solo" questi, in ogni caso, confermati: "Manca solo un’ultima valutazione d’insieme". Per capire il tipo di inquinamento presente nel canale occorre fare un’analisi chiara: in diversi punti della zona i valori di metalli pesanti e di alcuni solventi superano i limiti massimi previsti dalla legge. Tra le sostanze incriminate ci sono due solventi di chiara origine industriale, il 1,4 diclorobenzene e il 1,2 dicloroetano, utilizzati, tra l’altro, nell’industria chimica e farmaceutica (vi sono presenti dei bidoncini insieme a dei flaconi con disolfati, metalli, cloruro di vinile e del Triclorometano).

Questo insieme di dati dimostra che in quegli invasi in passato sono entrate scorie di origine industriale, confermando il racconto e le preoccupazioni della popolazione. In più sono presenti dei buchi con diametro di 50 cm e profondi circa 1.50 (pieni di acqua) nascosti della vegetazione, pericolosi per animali e persone. Al termine del nostro "servizio ispettivo" chiediamo uno stato d'urgenza. Abbiamo tutta una relativa documentazione e chiediamo di accertare eventuali responsabilità. Il reato contestato è gestione illecita di rifiuti speciali pericolosi.

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