In Regione un ordine del giorno per dire no alla messa all’asta dei beni confiscati

L'ordine del giorno chiede una presa di posizione di Regione Piemonte rispetto alle indicazioni del contenute nel Decreto Sicurezza

Il castello di Miasino è stato confiscato alle mafie

“L’alienazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata a soggetti privati deve essere una possibilità prevista solo in casi eccezionali” lo affermano i Consiglieri Regionali Andrea Appiano e Domenico Rossi che hanno presentato, come primi firmatari, nella mattinata di oggi, martedì 16 ottobre, un Ordine del Giorno che chiede una presa di posizione di Regione Piemonte rispetto alle indicazioni del contenute nel Decreto Sicurezza licenziato lo scorso 24 settembre dal Governo.

“La messa all’asta dei beni se non riassegnati solleva forti perplessità” spiega il vice-presidente della commissione legalità Domenico Rossi evidenziando che “proprio la criminalità organizzata potrebbe rientrare in possesso direttamente o indirettamente degli immobili secondo dinamiche più volte riscontrate dalle procure, come accaduto anche nel caso del Castello di Miasino in cui, di fatto, la struttura veniva gestita dalla famiglia del boss a cui il bene era stato sottratto”.  Il rischio che vengano aggirati i dispositivi previsti per garantire una vendita controllata sono concreti senza dimenticare che, precisa Rossi, “l’impegno delle istituzioni non dovrebbe essere quello di fare cassa sui beni confiscati, bensì quello di investire su situazioni dall’alto valore pedagogico, culturale e sociale. I beni vanno restituiti alla società come simbolo del riscatto civile delle nostre comunità, a maggior ragione se vengono utilizzati per generare “economia pulita” sui territori, lavoro per i più giovani o per fornire sostegno agli ultimi e ai più fragili”.

“L'iniziativa del Governo desta grande preoccupazione” prosegue Andrea Appiano. “Le tante positive esperienze di questi decenni - prosegue - hanno definitivamente insegnato che la lotta alla criminalità organizzata è efficace solo se la repressione è accompagnata dall'impegno sociale. È qui, infatti, che germoglia la cultura di comunità indispensabile per sconfiggere le mafie. In questo senso, il reimpiego sociale dei beni confiscati è stato fino a oggi un importante punto di leva per l'effettiva promozione della legalità. Ritenere, come fa il Governo, che quei beni, qualora non trovino una destinazione sociale entro un anno, possano essere rimessi sul mercato, comporta il serio pericolo di destrutturare i percorsi di legalità compiuti in questi anni e di fornire un vantaggio indiretto alle organizzazioni criminali”.

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