Intervengo nel dibattito sulla presenza dei cattolici in politica, che ha ripreso fiato dopo il convegno di Todi dell’anno passato (cui parteciparono molti insigni soggetti dell’associazionismo cattolico) e la diffusione, a fine maggio, di un notevole manifesto ("La buona politica per tornare a crescere") promosso da Mcl, Confartigianato, Confcooperative, Compagnia delle Opere, Cisl, Acli e Coldiretti.
Debbo dire con chiarezza che non avverto l’esigenza di nuovi soggetti politici di ispirazione cattolica. Buon lavoro a chi vi si dedicasse. Sono un cattolico impegnato in politica, e lavoro affinché prendano piede finalmente alcuni capisaldi del pensiero sociale cristiano che ritengo oggi più che mai indispensabili ad un’efficace azione politica. Ne indico alcuni.
Desidero affermare con vigore che è tempo di promuovere la società civile, di porre fine all’obsoleta e inefficiente abitudine della politica italiana di operare come se esistessero solo il pubblico e il privato. Questo malvezzo conduce a scordarsi della sussidiarietà. Sussidiarietà non solo verticale (intercorrente tra i vari livelli di governo: Stato, Regione, Provincia ecc.), ma soprattutto orizzontale, cioè quella sussidiarietà la cui applicazione più direttamente incoraggia le persone ad organizzarsi in corpi sociali intermedi che sono lasciati liberi di perseguire i propri fini, giacché vigendo la prassi sussidiaria l’intervento dell’ente pubblico di governo (sia esso Stato, Regione ecc.) non intralcia la costituzione e lo sviluppo di questi organismi, ma provvede a "sussidiarli" efficacemente ove da soli non riescano a raggiungere i propri scopi. La sussidiarietà consente alla persona e alle aggregazioni sociali di non subire la prevaricazione di un’autorità che ne frustra l’iniziativa e ne disattende aspettative ed esigenze, ma di cooperare con l’autorità più idonea a fornire l’ausilio necessario al conseguimento di una utilità comune. La diffusione della sussidiarietà come stile di governance irrobustirebbe la società civile, rinsaldando tra le persone il gusto di collaborare nonché stima e fiducia reciproche, e incentivando il valore della libertà esercitata nella fraternità, non della falsa libertà egoistica,
foriera di frammentazione antisociale. L’assistenzialismo invece, nemico mortale della sussidiarietà, affievolisce il senso di responsabilità del cittadino e contribuisce a fomentare l’individualismo, sfilacciando i legami sociali. L’assistenzialismo inoltre è economicamente insostenibile, poiché porta con sé un’espansione abnorme della spesa pubblica. I modelli sussidiari possono invece, ad esempio,
seguitare a garantire un welfare universalistico, sgravando lo Stato dall’incombenza onerosissima di farsi erogatore unico delle prestazioni di welfare.
Purtroppo assistiamo sovente agli errori di una politica miope, ancora diffidente nei confronti del principio di sussidiarietà (che pure è ben radicato nella nostra Costituzione), come eloquentemente attesta tra l’altro il trattamento quasi punitivo inflitto alla famiglia, malgrado essa sia senza dubbio la cellula fondamentale della società.
Se si vincessero queste resistenze e alla dimensione del "civile" fosse tributato lo spazio vitale che gli compete, in sinergia con il "pubblico" e il "privato", sarebbero inoltre correttamente promossi i plurimi soggetti dell’attività economica. Accanto all’impresa capitalistica tradizionale prospererebbe perciò il non profit, favorendo lo sviluppo di una imprenditorialità multiforme. Penso alle Cooperative, alle Imprese sociali, e a tutte quelle realtà che non dividono gli utili tra gli azionisti ma li reinvestono nella loro attività stessa, e sono in grado di fornire servizi più efficienti di quelli capace di assicurare il binomio pubblico/privato, a beneficio soprattutto dei meno abbienti e dei portatori di disagio. Questa imprenditorialità multiforme non sconfessa il profitto né la sua funzione, anzi sollecita il settore profit a concepire e gestire il profitto come uno strumento indirizzato a consolidare il bene della società e della persona.
Queste mie osservazioni vogliono contribuire ad aprire un dibattito pubblico, al di fuori della polemica spicciola tra fazioni, e fornire un apporto costruttivo al confronto con quanti - cattolici e non - sono animati da autentica passione per la politica, per il territorio, per il Paese.





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