Sozzani: "Sul piano rifiuti manca una strategia e una visione complessiva del problema"

"Un piano obsoleto e privo del coraggio di innovare" secondo il consigliere regionale di Forza Italia

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di NovaraToday

"Quello sul quale discuteremo oggi in aula è un piano che nasce vecchio, sia perché si basa su dati del 2013, sia perché non ha il coraggio di innovare, di affrontare l’argomento con la volontà di trasformare il Piemonte in un esempio per le altre”

Diego Sozzani, consigliere regionale di Forza Italia, prima di entrare in aula, descrive così il Piano Regionale dei rifiuti all'ordine del giorno del Consiglio Regionale e poi, dagli scranni di Palazzo Lascaris prosegue: “Mi sorprende la grande positività con cui la maggioranza ha presentato e commentato questo piano, che a discapito del lavoro di mesi in Commissione, non è cambiato molto da quando è stato presentato la prima volta".

"Quello che mancava allora - continua Sozzani nel suo intervento - manca ancora adesso e stiamo parlando di un approccio culturale al piano di gestione dei rifiuti. Parliamo per esempio di un obbiettivo, di un’idea che deve stare alla base di un piano e che qui manca: se si opta per l’incenerimento dei rifiuti - e il piano prevede nuovi inceneritori - non ha senso parlare di raccolta differenziata; se però si parla, come viene sottolineato nel piano, di economia circolare allora la differenziata diventa fondamentale, anzi, occorre elevarne le percentuali, sensibilizzare, promuovere, educare alla raccolta differenziata. Ma occorre decidere cosa si vuole fare."

"Allo stesso modo - prosegue - manca uno studio dettagliato nei territori in cui la differenziata ha raggiunto valori percentuali elevatissimi: uno studio che permetta di replicare il modus operandi in territori meno virtuosi. Non c’è, non è mai stato fatto.

E se parliamo di ricadute economiche, ci viene riferito di un valore di gestione compreso tra i 90 e i 139 milioni di euro. Al di là del fatto che la forbice mi sembra davvero molto larga, quello che sorprende è che non sia possibile avere una stima delle ricadute di questo piano sui piemontesi in termini di costi.

Per questo sostengo che non vi è alcuna positività sul lavoro fatto in questi mesi e mi spiace sentire taluni darne colpa alla leggere nazionale perché non è così: la legge nazionale lascia possibilità alle Regioni di adeguare la normativa alle proprie esigenze, emergenze, peculiarità. Sono le Regioni che hanno il potere di intervenire ed è per questo che non vedo positività alcuna nel veder vanificato un dibattito durato mesi e persa la possibilità di trasformare il Piemonte in una regione tra le più virtuose a livello nazionale nell'ambito della gestione dei rifiuti".

"L’unico aspetto positivo - conclude - è un ordine del giorno, nel quale si annuncia la modifica della Legge. Rispetto a questo impegno, che se correttamente rispettato va a incidere profondamente sulla Legge 7, scopriremo qual è l’esercizio amministrativo che la Giunta andrà a proporci per capire cosa dovranno fare dei propri rifiuti i cittadini piemontesi".

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