Se le agromafie mettono le mani sul Dop

Non è questione di raccolti andati male o bassa qualità dei prodotti, anzi. Proprio le eccellenze enogastronomiche, anche novaresi, sono una calamita per le grinfie delle associazioni malavitose

Non serve ricorrere al dizionario, né alla più ricercata etimologia della parola, il termine agromafie si spiega benissimo da solo. Quello che non è immediatamente chiaro, forse è che le agromafie uccidono i prodotti DOP italiani. Il settore enogastronomico italiano è letteralmente sotto attacco.  Se il made in Italy alimentare è una delle eccellenze che rende il nostro Paese grande nel mondo e traina la nostra economia, la delinquenza nello stesso settore pare sia diventato ormai uno dei business più redditizi per la malavita. E purtroppo in crescita.

 A denunciarlo è la Coldiretti con il rapporto “Agromafie” sui crimini agroalimentari in Italia, elaborato insieme a Eurispes e presentato a Cernobbio nel corso del Forum Internazionale dell'Agricoltura e dell'Alimentazione. Il volume d’affari complessivo di quello che viene definito come agromafia si attesta a ben 14 miliardi d’euro, registrando un aumento del 12%.

Il comparto agricolo e alimentare, insomma, sono diventati prioritari per le organizzazioni malavitose che sono riuscite a mettere le mani su questo tesoro dell’economia nostrana. I numeri sono impressionanti ed è tutto il Paese a esserne danneggiato, e anche per il novarese è una ferita non da poco. E allora ecco che le Nocciole del Piemonte, e i salamini italiani alla cacciatora, ma anche il Gorgonzola,  il Salame Cremona, la Mortadella Bologna e il Grana Padano prodotti anche a Novara (tutti registrati Dop, IGp e Stg, - all11 ottobre 2013 – sul sito del Ministero delle Politiche Agricole, Almentari e Forestali), sono ugualmente a rischio.

“È peculiarità del moderno crimine organizzato estendere con approccio imprenditoriale il proprio controllo dell’economia invadendo i comparti che si dimostrano strategici ed emergenti” ha spiegato Gian Maria Fara, Presidente dell’Eurispes, nell’introduzione al Rapporto.

“In questa opera di infiltrazione, afferma sempre Fava, le mafie stanno approfittando della crisi per penetrare anche nell’imprenditoria legale, visto che quello dell'agroalimentare rimane un comparto vivo, a differenza di altri, perché del cibo, anche in tempi di difficoltà, nessuno potrà fare a meno quali che siano le circostanze e indipendentemente dalle congiunture economiche. Controllano in molti territori la distribuzione e talvolta anche la produzione del latte, della carne, della mozzarella, del caffè, dello zucchero, dell’acqua minerale, della farina, del pane clandestino, del burro e, soprattutto, della frutta e della verdura”.

Nel 2011 i Nas dei Carabinieri hanno effettuato 38.696 ispezioni accertando ben 22.206 infrazioni (+8%). Le infrazioni più ricorrenti in ambito penale sono state le frodi in commercio (21% delle violazioni contestate) e la detenzione o somministrazione di alimenti in cattivo stato di conservazione (36% delle violazioni). Le regioni con il più alto numero di reati riguardanti il settore agricolo sono state Lazio e Campania rispettivamente con 2.091 e 2.011 reati. Di ben 1.558 aziende confiscate alle mafie, oltre 90 erano attive in ambito agricolo; dei 10.563 beni confiscati, ben 2.500 erano terreni con destinazione agricola.

La Guardia di Finanza, inoltre, nel solo 2012 ha sequestrato prodotti alimentari per un totale di 10.649.040 chili ed effettuato, fra l’altro, controlli del settore “Frodi comunitarie-Aiuti all’agricoltura”. Proprio in questo ambito, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo e Sicilia sono le regioni che hanno registrato una prevalenza di fenomeni fraudolenti riguardanti l’indebita percezione o richiesta di contributi europei per l’agricoltura.

Secondo il Rapporto, uno dei fattori che hanno permesso alle organizzazioni criminali di allungare i loro tentacoli anche su questo settore, fondamentale per il nostro Paese, si riscontra sicuramente nei vuoti normativi lasciati dalla legislazione nazionale ed europea. Prima di tutto, l’assenza di regolamenti chiari in materia di origine, soprattutto nell’ambito dei beni primari.

Se le agromafie mettono le mani sul Dop

Non è questione di raccolti andati male o bassa qualità dei prodotti, anzi. Proprio le eccellenze enogastronomiche, anche novaresi, sono una calamita per le grinfie delle associazioni malavitose

Non serve ricorrere al dizionario, né alla più ricercata etimologia della parola, il termine agromafie si spiega benissimo da solo. Quello che non è immediatamente chiaro, forse è che le agromafie uccidono i prodotti DOP italiani. Il settore enogastronomico italiano è letteralmente sotto attacco.  Se il made in Italy alimentare è una delle eccellenze che rende il nostro Paese grande nel mondo e traina la nostra economia, la delinquenza nello stesso settore pare sia diventato ormai uno dei business più redditizi per la malavita. E purtroppo in crescita.

A denunciarlo è la Coldiretti con il rapporto “Agromafie” sui crimini agroalimentari in Italia, elaborato insieme a Eurispes e presentato a Cernobbio nel corso del Forum Internazionale dell'Agricoltura e dell'Alimentazione. Il volume d’affari complessivo di quello che viene definito come agromafia si attesta a ben 14 miliardi d’euro, registrando un aumento del 12%.

Il comparto agricolo e alimentare, insomma, sono diventati prioritari per le organizzazioni malavitose che sono riuscite a mettere le mani su questo tesoro dell’economia nostrana. I numeri sono impressionanti ed è tutto il Paese a esserne danneggiato, e anche per il novarese è una ferita non da poco. E allora ecco che le Nocciole del Piemonte, e i salamini italiani alla cacciatora, ma anche il Gorgonzola,  il Salame Cremona, la Mortadella Bologna e il Grana Padano prodotti anche a Novara (tutti registrati Dop, IGp e Stg, - all11 ottobre 2013 – sul sito del Ministero delle Politiche Agricole, Almentari e Forestali), sono ugualmente a rischio.

“È peculiarità del moderno crimine organizzato estendere con approccio imprenditoriale il proprio controllo dell’economia invadendo i comparti che si dimostrano strategici ed emergenti” ha spiegato Gian Maria Fara, Presidente dell’Eurispes, nell’introduzione al Rapporto.

“In questa opera di infiltrazione, afferma sempre Fava, le mafie stanno approfittando della crisi per penetrare anche nell’imprenditoria legale, visto che quello dell'agroalimentare rimane un comparto vivo, a differenza di altri, perché del cibo, anche in tempi di difficoltà, nessuno potrà fare a meno quali che siano le circostanze e indipendentemente dalle congiunture economiche. Controllano in molti territori la distribuzione e talvolta anche la produzione del latte, della carne, della mozzarella, del caffè, dello zucchero, dell’acqua minerale, della farina, del pane clandestino, del burro e, soprattutto, della frutta e della verdura”.

Nel 2011 i Nas dei Carabinieri hanno effettuato 38.696 ispezioni accertando ben 22.206 infrazioni (+8%). Le infrazioni più ricorrenti in ambito penale sono state le frodi in commercio (21% delle violazioni contestate) e la detenzione o somministrazione di alimenti in cattivo stato di conservazione (36% delle violazioni). Le regioni con il più alto numero di reati riguardanti il settore agricolo sono state Lazio e Campania rispettivamente con 2.091 e 2.011 reati. Di ben 1.558 aziende confiscate alle mafie, oltre 90 erano attive in ambito agricolo; dei 10.563 beni confiscati, ben 2.500 erano terreni con destinazione agricola.

La Guardia di Finanza, inoltre, nel solo 2012 ha sequestrato prodotti alimentari per un totale di 10.649.040 chili ed effettuato, fra l’altro, controlli del settore “Frodi comunitarie-Aiuti all’agricoltura”. Proprio in questo ambito, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo e Sicilia sono le regioni che hanno registrato una prevalenza di fenomeni fraudolenti riguardanti l’indebita percezione o richiesta di contributi europei per l’agricoltura.

Secondo il Rapporto, uno dei fattori che hanno permesso alle organizzazioni criminali di allungare i loro tentacoli anche su questo settore, fondamentale per il nostro Paese, si riscontra sicuramente nei vuoti normativi lasciati dalla legislazione nazionale ed europea. Prima di tutto, l’assenza di regolamenti chiari in materia di origine, soprattutto nell’ambito dei beni primari.

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