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Rifiutata la grazia a Ahmadreza Djalali, il ricercatore novarese condannato a morte in Iran

Le sue condizioni di salute sono peggiorate ancora

É stata rifiutata dal governo iraniano la grazia chiesta per Ahmadreza Djalali, il ricercatore che aveva lavorato a Novara detenuto da ormai 5 anni in un carcere in Iran.

L'avvocato ha fatto sapere alla famiglia, con cui il ricercatore non ha più contatti da novembre, che la richiesta di grazia è stata rifiutata e quindi rimane valida la condanna a morte. Djalali è stato spostato dall'isolamento ad una cella con altri detenuti, ma avrebbe perso ancora peso e le sue condizioni di salute sarebbero ulteriormente peggiorate.

Il medico, che ha vissuto e lavorato a Novara, doveva essere impiccato a novembre 2020, ma l'esecuzione è stata rimandata. La moglie Vida aveva annunciato che il giorno fissato era mercoledì 16 dicembre, ma è arrivata un'altra proroga. Il ricercatore iraniano-svedese è accusato di essere una spia del Mossad ed è stato arrestato cinque anni fa mentre si trovava a Teheran per una serie di conferenze. Per la condanna a morte "il tribunale si è basato su “confessioni” estorte con la tortura quando Djalali, arrestato nell’aprile 2016, era in isolamento senza avere accesso a un avvocato" spiega Amnesty International.

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