Giovedì, 18 Luglio 2024
Attualità Soriso

Batteri per restaurare una tela del '700: l'innovativa tecnica a Soriso

Il complesso intervento è stato finanziato da Fondazione Comunità Novarese e Fondazione Crt

Batteri per restaurare un quadro.

É questo l'intervento che verrà messo in atto nella chiesa parrocchiale di Soriso, dove, sulla parete in fondo al presbiterio, sopra al coro ligneo, è collocata la tela del “Martirio di san Giacomo”, opera del 1730 di Tarquinio Grassi. L'opera nel 2005, quando sono iniziati i lavori di restauro della volta soprastante, è stata ricoperta da una velina che non è più stata rimossa.

Ora si vorrebbe rimuovere la velina, ma a causa dell'invecchiamento dei materiali è praticamente impossibile farlo senza danneggiare l'opera. Ed è qui che entrano in gioco la Fondazione Comunità Novarese e la Fondazione Cassa di Risparmio di Torino CRT, che finanzieranno un intervento di restauro da 51mile euro. Il complesso intervento è stato affidato alla restauratrice Tiziana Carbonati: su suggerimento della dott.ssa Emanuela Ozino Caligaris, della Soprintendenza per le province di Biella, Novara, Verbano Cusio Ossola e Vercelli, si è presa in considerazione la possibilità di rimuovere la colla e la velina con l’ausilio di batteri e prodotti bio-based. Questa tecnologia consente una rimozione selettiva nel pieno rispetto dell’opera d’arte.

restauro soriso 2

Come funzionano i batteri-restauratori 

I batteri infatti sono in grado di “mangiare” tantissime sostanze diverse. Seguendo le esigenze dei restauratori, i ricercatori possono scegliere uno o più batteri che hanno caratteristiche utili, rivitalizzarli e coltivarli in nume­ro sufficiente per trattare l’opera. Questi prodotti microbici sono selettivi verso i depositi da rimuovere, rispettosi del materiale originario, innocui per gli operatori e non inquinano poiché i prodotti sono biodegradabili. Sarà la dott.ssa Chiara Alisi dell’Istituto Specializzato ENEA-Roma, in collaborazione con la restauratrice Carbonati, ad eseguire i test per questa fase sperimentale e di studio finalizzata all’individuazione del microrganismo più efficace per la rimozione del materiale sovrammesso.

“L’intervento è funzionale alla conservazione del dipinto – commenta Gianluca Vacchini, direttore generale della Fondazione Comunità Novarese - poiché il perdurare sulle superfici della velinatura per un periodo così lungo, potrebbe alterare in modo irreversibile lo stato dell’opera originaria. La Fondazione ha deciso, con piacere, di porsi al fianco della parrocchia per tentare di riportare alla luce, e agli occhi di chi vorrà ammirarla, l’opera dopo circa 17 anni. Siamo anche molto orgogliosi

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