Coldiretti Novara-Vco: "Prolungare il periodo di caccia al cinghiale"

Per l'associazione "servono misure straordinarie per il contenimento, sbloccare iter decreto legge ministeriale, più guardie e attivare i tutor"

Foto di repertorio

"È quanto mai urgente che la Regione prenda seri provvedimenti sulla questione selvatici".

E' il commento di Coldiretti Novara-Vco, che si unisce all’appello dei rappresentanti regionali dell’organizzazione agricola: "Le misure necessarie sono molteplici perché la situazione è ormai insostenibile - ha commentato la presidente Sara Baudo, rispetto al proliferare della fauna selvatica, in seguito ancora al grave incidente stradale sull’autostrada A26 che è costato la vita a due giovani -. In primis, nelle aree dove i cinghiali proliferano in maniera esponenziale, ribadiamo che è strettamente necessaria la presenza dei tutor, che facciano un controllo specifico. Poi, prolungare eccezionalmente il periodo di caccia in forma non selettiva e potenziare il numero di guardie venatorie per l’attività di controllo, fino ad occuparsi concretamente di coordinare il monitoraggio sui territori rispetto all’attuazione della caccia di selezione".

"Prendiamo atto che la Regione si sia fatta portavoce con la Ministra Bellanova della problematica cinghiali - ha aggiunto Baudo - ma la situazione è insostenibile ed urgente per cui serve attuare al più presto misure straordinarie e va accelerato l’iter del decreto legge ministeriale, che aspettiamo ormai da tempo, per modificare la legge in vigore anche alla luce del fatto che la fauna selvatica rientra nel patrimonio dello Stato".

In Italia, sottolineano da Coldiretti, ci sono 10mila incidenti stradali all’anno causati da animali selvatici, e nel solo Piemonte negli ultimi 6 anni si sono registrati 7mila incidenti causati dalla fauna selvatica con una media pari a circa 1200 incidenti l’anno.

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"A rischio c’è ormai l’incolumità dei cittadini - ha concluso Baudo - oltre ai raccolti dei nostri imprenditori. E non possiamo neanche dimenticare anche le aggressioni ai greggi da parte dei predatori che, dalla montagna, ormai sono scesi nelle aree collinari. Non possiamo permettere che le nostre aree rurali e di montagna si spopolino dopo anni di lavoro e di presidio grazie proprio all’impegno degli agricoltori che mantengono vivi i territori".

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