Coronavirus, polemiche sui medici di base: ma come lavorano davvero a Novara?

L'intervista ad un medico di famiglia novarese che ci racconta come è cambiato il lavoro nelle settimane dell'emergenza

In queste settimane di emergenza non sono mancate le polemiche, anche sull'operato dei medici di base.

I medici di famiglia sono spesso il primo contatto per chi manifesta i sintomi del coronavirus e non solo: continuano il proprio lavoro curando anche le altre patologie dei pazienti. Ma come lavorano davvero i medici di base novaresi durante questa emergenza? Ce lo racconta la dottoressa Roberta Bandi, che ha l'ambulario a Galliate in cui cura i suoi 1500 assistiti. 

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"Non siamo eroi, ma stiamo facendo il nostro lavoro nonostante tutte le difficoltà - ci spiega -. Non parlo a nome di tutti i medici di base, ma conosco bene come lavorano i miei colleghi e i problemi a cui siamo andati incontro in questo periodo".

Cosa è cambiato nel vostro lavoro negli ultimi due mesi?

"Nel giro di poco più di una settimana dall'inizio dell'emergenza abbiamo stravolto completamente il nostro modo di lavorare e di rapportarci con i pazienti. Gli ambulatori sembrano vuoti non perchè non visitiamo i nostri assistiti, ma perchè diamo loro appuntamento in modo che non si incontrino nella sala d'attesa, evitando che ci sia affollamento. Per questo abbiamo ovviamente dovuto allungare l'orario dell'ambulatorio, per poter visitare più persone".

Quindi visitate ancora i pazienti in ambulatorio?

"Certo, ma per evitare il più possibile che i pazienti vengano in studio ci siamo organizzati per l'invio telematico delle ricette, almeno per quelle ripetibili che non necessitano una visita prima della prescrizione. A spese nostre abbiamo rinnovato i gestionali per poter inviare le prescrizioni. Ci tengo a sottolineare che oltre al coronavirus i pazienti continuano a soffrire delle patologie di cui soffrivano prima, quindi hanno comunque bisogno di assistenza e visite da parte dei loro medici di base. Attualmente è anche difficile prescrivere esami e visite specialistiche perchè moltissime prestazioni sono state sospese da parte di Asl e ospedali, quindi le difficoltà nelle diagnosi sono maggiori e ci dobbiamo arrangiare con gli strumenti che abbiamo".

Quante chiamate ricevete da parte di pazienti che hanno sintomi sospetti?

"Riceviamo decine e decine di telefonate di persone che dicono che potrebbero aver contratto il virus: il nostro scopo primario è curare il più possibile il paziente a casa ai primi sintomi, senza attendere che si aggravi e che poi debba ricorrere all'ospedale. Al telefono cerchiamo di capire se è possibile che l'assistito abbia contratto il virus e valutiamo se è necessaria una visita per stabilire se ha problemi respiratori gravi. La maggior parte del lavoro è gestire l'ansia e le paure: molti sono preoccupati e ci chiamano per avere rassicurazioni".

Come mai qualcuno dice che i medici di base "si sono negati"?

"Forse perchè c'è meno gente negli ambulatori, che a prima vista possono sembrare vuoti. In realtà riceviamo solo su appuntamento, per evitare che i pazienti si incontrino. Bisogna poi tenere presente che capita che siano i medici stessi a finire in isolamento e che quindi non possano visitare: in quel caso il medico risponde al telefono e continua il suo lavoro da casa, inviando i pazienti che hanno bisogno di una visita dai colleghi. Ci sono anche medici di base anziani o che hanno loro stessi patologie gravi e che quindi, giustamente, preferiscono non visitare di persona per salvaguardare la propria salute. Se qualche medico si è negato non saprei, io non conosco nessuno che lo ha fatto".

Siete riforniti di protezioni personali?

"Abbiamo ricevuto mascherine, guanti, disinfettanti e occhiali da parte dell'ordine dei medici e dei sindacati, sempre raccolti tramite donazioni private. Nel primo periodo dell'emergenza abbiamo dovuto arrangiarci, adesso la situazione è migliorata. Le protezioni non servono solo per proteggere noi medici, ma servono anche per evitare di contagiare a nostra volta i pazienti nel caso contraessimo noi il virus".

Quindi il vostro lavoro continua come e più di prima

"Assolutamente sì, io personalmente oltre alle visite in ambulatorio e quelle a domicilio, che comunque in alcuni casi sono necessarie, ricevo almeno 70 telefonate al giorno. Poi bisogna considerare il tempo per l'invio telematico delle ricette e le segnalazioni che dobbiamo inviare al Sisp per i casi sospetti di coronavirus e alle Usca per eventuali visite a positivi. Come ho già detto non siamo eroi, ma nessuno dica che non stiamo facendo il nostro lavoro". 

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