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Coronavirus: termina lo stato di emergenza, cosa cambia in Piemonte

Chiude l'Unità di crisi, le cui competenze di monitoraggio e coordinamento passano al Dirmei, ma "il covid non sparisce per decreto", ha dichiarato Cirio

Termina dopo oltre due anni lo stato di emergenza dichiarato dal Governo il 31 gennaio 2020 per la pandemia da Covid-19. Da oggi, venerdì 1° aprile, vengono gradualmente ridotte le misure anti covid messe in campo finora, a partire dall'obbligo di Green pass e Super green pass.

"È un momento che viviamo tutti con grande partecipazione emotiva, attendevamo questa giornata da tempo e vogliamo viverla nel senso più corretto del suo significato: da una parte gioire per la fine dell’emergenza, dall’altra non pensare che il covid sia stato cancellato dalla nostra vita per decreto. In Piemonte abbiamo attualmente l’incidenza più bassa d’Italia, ma non dobbiamo abbassare la guardia. I dati ci dicono che la situazione è buona, ma il virus c’è e dobbiamo continuare a stare attenti e insistere con la campagna vaccinale": con queste parole il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio ha voluto aprire la conferenza stampa di ieri, giovedì 31 marzo, convocata proprio in occasione della fine dello stato di emergenza nazionale per la pandemia, e in cui è stato fatto il punto sulla situazione della nostra regione. All'incontro stampa erano presenti anche gli assessori alla Sanità Luigi Genesio Icardi, all’Innovazione e Ricerca covid Matteo Marnati, ai Trasporti e alla Protezione civile Marco Gabusi, all’Istruzione Elena Chiorino, al Bilancio e Attività produttive Andrea Tronzano e ai Bambini Chiara Caucino, che durante la pandemia ha seguito le Politiche sociali.

"Sono stati due anni complicati per tutta l’umanità - ha dichiarato Cirio - Oggi diciamo grazie a tutti coloro che hanno condiviso con noi questo percorso negli ultimi due anni. Se oggi l’Italia è considerata un esempio nella gestione del covid, non va dimenticato che questo esempio si regge sull’attività delle Regioni".

"L’emergenza è finita - ha osservato l’assessore Icardi - ma il Covid-19 rimane una minaccia da non sottovalutare. Bisogna fare tesoro delle buone pratiche apprese in questi due anni di pandemia, per evitare che il contagio torni a creare problemi sanitari e sociali. Per questo abbiamo chiesto al Governo che non ripristini le norme restrittive sulla privacy in vigore prima della pandemia e che non torni indietro sulle modalità di trasmissione delle ricette dematerializzate e sull’accesso al fascicolo sanitario. I grafici delle quattro ondate dimostrano chiaramente come le misure anti covid in Piemonte abbiano progressivamente ridotto gli effetti della malattia in modo drastico, dall’inizio ad oggi. Il Piemonte ha saputo fare sistema, grazie ai suoi sanitari, ai vaccini e al ruolo attivo e collaborativo della stragrande maggioranza della popolazione. Il senso di responsabilità di tutti, anche fuori dall’emergenza, sarà fondamentale perché la pandemia non possa più rialzare la testa".

Cosa cambia in Piemonte con la fine dello stato di emergenza

La fine dello stato di emergenza comporta la formale chiusura dell’attività dell’Unità di crisi istituita all’inizio della pandemia e il passaggio delle sue competenze di monitoraggio e coordinamento al Dirmei, il Dipartimento interaziendale malattie ed emergenze infettive costituito nel giugno 2020 per diventare il cuore della battaglia contro il covid. La struttura sarà diretta da Emilpaolo Manno e suddivisa in 27 settori.

A partire da luglio, inoltre, la Regione Piemonte stabilizzerà tutti i 1.137 operatori in servizio durante l’emergenza covid che hanno i requisiti previsti dalla legge nazionale. La normativa statale consente di assumere a tempo indeterminato gli infermieri e gli operatori socio-sanitari che abbiano maturato entro giugno di quest’anno almeno 18 mesi di servizio, di cui almeno 6 nel periodo tra il 31 gennaio 2020 e il 30 giugno 2022.

La situazione epidemiologica della nostra regione

Da tre settimane i valori del Piemonte sono tra i più bassi in Italia: l’incidenza è di 450 casi ogni 100mila abitanti (il valore nazionale è 839), l’occupazione dei posti letto ordinari è all’8.8% (unica regione con Veneto e Lombardia sotto il 10%) e quella delle terapie intensive è al 3,5% a fronte di un valore nazionale del 4,8%. L’Rt è 1,32, la positività dei tamponi il 17%.

Quanti piemontesi si sono finora vaccinati?

L’84,3% dei cittadini piemontesi oltre i 5 anni di età ha concluso il ciclo primario con monodose o doppia dose (il 96,2% di coloro che hanno aderito, ovvero 3,6 milioni su 4,2). La somministrazione di oltre 2,8 milioni di terze dosi pone il Piemonte in testa alla classifica delle Regioni italiane più grandi, come risulta dai dati della Fondazione Gimbe aggiornati al 30 marzo.

Gli immunizzati naturalmente, cioè le persone che non hanno aderito alla campagna vaccinale ma hanno avuto il covid negli ultimi sei mesi, sono 165mila, tra cui 47mila tra i 5 e gli 11 anni e 39mila over50.

I non aderenti alla campagna vaccinale sono al momento 358mila, tra i quali 109mila bambini tra i 5 e gli 11 anni e 106mila over 50. Una categoria che, come ha annunciato il presidente Cirio, "continuiamo a sensibilizzare, abbiamo fatto di tutto e continueremo a farlo. E a chi non si è presentato per la terza dose scriveremo una lettera per spiegare che rinviarla rischia di vanificare l’immunità raggiunta".

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