Domenica, 1 Agosto 2021
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Il grido di protesta di ristoratori e baristi del novarese: "L'asporto non è vero lavoro"

Le voci di chi da oltre un anno affronta la crisi: "Chiediamo solo di poter aprire in sicurezza"

Foto di repertorio

L'asporto non basta: ristoratori e baristi del novarese chiedono di poter riaprire, in sicurezza.

"Nonostante molte attività siano chiuse da mesi i contagi non scendono - dice Domenico Salerno, titolare della pizzeria Sant'Ambrogio a Romentino -. Con l'asporto già al minimo prima, nelle ultime due settimane c'è stato un ulteriore crollo del 50%. Non vogliamo i soldi, ma solo poter lavorare subito a pranzo e cena, rispettando le norme di sicurezza". Sono queste le principali richieste di baristi e ristoratori che, ormai da un anno, si trovano ad affrontare la chiusura dei propri locali.

"L'asporto non basta: riapriamo in sicurezza"

Gli incassi del servizio di asporto e domicilio non sono sufficienti e i titolari di bar e ristoranti chiedono a gran voce di poter aprire in sicurezza, seguendo tutte le regole e sanzionando duramente chi invece non le rispetta. "Le nostre attività, con le precauzioni e gli accorgimenti per gestire la clientela, possono e devono riaprire - spiega Laura Belletti, del Bar Bell.Ma di Galliate - Non possiamo più sostenere le spese che abbiamo tutti i mesi, ormai da un anno, ma, cosa più importante, dobbiamo essere tutelati con controlli serrati e sanzioni a chi non rispetta le regole". Della stessa opinione anche Emiliano Airoldi e Francesca Martelli, dell'Hostaria D’Argascia di Galliate: "Riteniamo che per poterci realmente aiutare dovrebbero permetterci di aprire, oltre ad aumentare gli aiuti che sicuramente sono insufficienti". In alcuni casi la cassa integrazione ancora non è arrivata, come è successo ad alcuni dipendenti del Roby Bar di Romentino. "Siamo titolari di due attività simili, una chiusa da ormai un anno perché dentro un plesso scolastico, l'altra invece in centro paese ma comunque colpita da questo calo - dice il titolare Egidio Di Siervo - Tre dipendenti hanno ricevuto solo due mensilità di cassa integrazione".

"Meno lavoro, stesse spese"

Il lavoro cala, ma i costi fissi rimangono, come dice Roberto Mercuri della pizzeria da Roberto a Romentino. "Le bollette sono sempre più alte e in questo periodo aumentano ancora - spiega -. Si prova ad inventare di tutto, con asporto e domicilio, la gente ci aiuta, ma a fine serata quando apri la cassa c'è sempre poco". Incassi ridotti quasi a zero anche secondo Pierluigi Nati, del Nikita Caffè di Romentino: "Con i bar che possono fare asporto solo fino alle 18 gli incassi sono quasi a zero, mentre le spese fisse rimangono invariate". "Il lavoro è un nostro diritto: ormai siamo ormai agli sgoccioli, non possiamo andare oltre. Dobbiamo riaprire subito" dice Zhang Guoqiang, del ristorante RistoPonti di Trecate.

"Chiusure improvvise e merce buttata"

I brevi periodi in zona gialla non bastano e il preavviso prima di nuove chiusure è sempre troppo breve, come spiega Susi del Mama’s bar e ristorante di Galliate: "Ad ottobre ci hanno costretti a chiudere avvisandoci al venerdì per il lunedì, ci siamo visti costretti a gettare molta merce fresca con un notevole danno economico. Da allora ci hanno concesso piccoli periodi di apertura con orari ridotti: ad oggi ancora non sappiamo quanto potremo ripartire. Nel frattempo molta merce è scaduta molta altra è a ridosso della scadenza, gli aiuti da parte dello stato sono stati praticamente inesistenti. Le spese fisse continuano ad arrivare e i miei dipendenti aspettano ancora la cassa integrazione. Purtroppo tutto questo mi ha costretta a non poter rinnovare un contratto in scadenza per mancanza di fondi".

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