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"C'è puzza di gas": la campagna di Legambiente contro gli sprechi anche a Novara e nel Vco

Sono state registrate in Piemonte le emissioni fra il 9 e l'11 maggio, 12 emissioni rilevate su 15 impianti analizzati, fra cui uno a Novara e uno a Masera

Preoccupazione per le emissioni e gli sprechi di gas fossile in Piemonte e nello specifico anche nel novarese e Vco. Questo l'esito della campagna di Legambiente "C'è puzza di gas. Per il futuro del Pianeta non tapparti il naso", che sensibilizza sui rischi legati alle dispersioni e agli sprechi di gas fossile promossa con il supporto di Clean Air Task Force (Catf).

Preoccupanti i dati dei monitoraggi condotti da Legambiente e Catf tra il 9 e l’11 maggio in diversi impianti da fonti fossili nella regione, tra Torino, Novara e Domodossola: su 15 impianti monitorati grazie alla termocamera per la rilevazione ottica di gas "Flir Gf 320" sono state trovate emissioni in 12 di questi, individuati in totale circa 42 punti di emissione, dei quali 9 casi di venting (rilascio diretto di metano in atmosfera) e circa 33 perdite in differenti componenti delle infrastrutture (bulloni, valvole, giunture, connettori, flange e contatori).

Osservati speciali la centrale di compressione di Masera nel Vco, porta di accesso del gas proveniente da Olanda e Norvegia, gestita da Snam in cui, nonostante la distanza dalla componentistica, sono stati individuati 5 casi di venting e una perdita. E l’impianto di Regolazione e misura nei pressi di Pernate dove sono stati trovati 2 venting e almeno 10 perdite (ma potrebbero esserne molte di più poiché l'identificazione delle perdite è stata resa difficile dalla nube di gas data dalla quantità ingente di metano emesso da più punti dell'infrastruttura che ha saturato le immagini della termocamera).

"I monitoraggi in Piemonte – dichiara Katiuscia Eroe, responsabile Energia di Legambiente – che si aggiungono a quelli già condotti tra Sicilia, Basilicata, Campania e Abruzzo testimoniano come il problema delle dispersioni di gas metano riguardi l’intera filiera del gas fossile in tutto il Paese. Un tema prioritario, su cui è urgente intervenire per ragioni climatiche e di sprechi di risorse, e oggi al centro di tutte le politiche energetiche italiane con in programma nuove infrastrutture e nuovi accordi. Pertanto, l’Italia può giocare un ruolo ambizioso e da protagonista, non solo recependo in tempi brevi il nuovo Regolamento europeo in tema di emissioni appena concluso il suo iter di approvazione, ma anche migliorandolo nei diversi aspetti ancora critici".

Il Piemonte è la terza Regione a produrre più energia a livello nazionale, con 26,1 TWh di elettricità generata nel 2022, della quale il 75,8% proveniente dal comparto Termoelettrico dove il gas fossile è la principale fonte energetica utilizzata, con 17,4 TWh prodotti responsabili di 6,60 milioni di tonnellate di anidride carbonica. Non a caso, il Piemonte è la terza regione italiana con i consumi più alti di gas: ben 7,3 miliardi di metri cubi nel 2022, dei quali la maggior parte vengono distribuiti per uso domestico (3,1 miliardi) e utilizzati nel comparto termoelettrico (3 miliardi). Un comparto, quello termoelettrico fossile, destinato ad espandersi: 5 i progetti di revamping su centrali a gas già esistenti approvati dal Mase (ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica) dal 2020 a oggi, di cui 4 si sono aggiudicati l’asta del Capacity Market del 2024 e quindi godranno di incentivi statali. Senza considerare poi che la Regione è la porta di accesso del gas proveniente da Olanda e Norvegia, che passando attraverso la Centrale di Compressione di Masera entra nella rete nazionale di gasdotti italiana. Un nodo che, dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina e in linea con la strategia di diversificazione delle forniture dalla Russia, ha visto la quantità di gas trasportata più che triplicata con 7,6 miliardi di metri cubi importati nel 2022 e 6,6 miliardi di metri cubi nel 2023.

"No alle fonti fossili in Piemonte e ai nuovi 5 progetti approvati dal Mase di revamping su centrali a gas già esistenti di cui 4 già aggiudicatori di incentivi statali – aggiunge Sergio Capelli, direttore Legambiente Piemonte – Vogliamo che altri siano i motivi per cui venga riconosciuto il Piemonte, non porta d’accesso del gas, ma terreno fertile delle rinnovabili e promotore del futuro energetico e sostenibile del Belpaese. La nostra Regione è in deficit energetico, ovvero produce meno energia di quella che consuma e solo il 31,5% (al 2022) proviene da fonti rinnovabili, in maggioranza da idroelettrico. È tempo di fare un salto in avanti con decisione e coraggio verso la decarbonizzazione".

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