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Odissea a Malpensa, il racconto di una novarese: "Ci hanno lasciati ammassati in un corridoio per ore"

Decine e decine di persone in coda a pochi centimetri di distanza per il controllo dell'autocertificazione. La denuncia e le foto

"Prima di tornare a casa in Italia sono stata molto attenta, sono uscita il meno possibile e non ho incontrato nessuno per non correre rischi, sapendo che avrei dovuto incontrare i miei parenti. Ora, dopo quello che è successo a Malpensa, andrò a fare il tampone a pagamento perchè non mi sento sicura".

A parlare è Marta, una novarese che da quattro anni vive in Inghilterra. "É da Natale che non torno a casa a causa di questa pandemia - racconta - Finalmente ce l'ho fatta, ho preso un volo dall'aeroporto di Gatwick ieri, mercoledì 9 settembre: nessuna coda, tutto molto organizzato, controllato e tranquillo. Sono atterrata a Malpensa e lì sono cominciati i problemi". Dopo essere sbarcata dall'aereo Marta e gli altri passeggeri del volo sono stati portati con i pullman all'interno del terminal 1.

L'odissea a Malpensa

"Ci hanno fatto entrare in un corridoio, che era in gran parte transennato, quindi lo spazio era minimo. Qui c'era già un gruppo di cinesi tutti ammassati che tentava di compilare i moduli di autocertificazione, con molta difficoltà visto che i moduli erano in inglese. Noi avevamo già cercato i moduli su internet per arrivare preparati, ma ce ne hanno dati altri. In questi moduli non veniva chiesto il numero del volo o il paese di provenienza, nonostante dovessero servire a tracciare gli spostamenti".

Nel frattempo è atterrato un altro aereo e i passeggeri sono finiti nella stessa coda. "Il volo proveniva dall'Albania, siamo finiti in mezzo agli altri passeggeri, ammassati, senza distanze, nessuno che facesse allontanare la gente. In molti si sono innervositi, hanno minacciato di chiamare la polizia, ma gli agenti erano già lì e non hanno fatto assolutamente nulla per far mantenere le distanze. Dopo un tempo infinito la coda si è mossa e ci hanno controllato passaporti e autocertificazione: speravamo di aver finito, invece si doveva passare un altro controllo passaporto. Anche lì il caos totale, non c'era distanza, non si capiva dove fosse la coda. Dopo due ore abbiamo scoperto che siamo stati ammassati come bestie in un corridoio quando poco più avanti c'era un'altra sala molto spaziosa dove avremmo potuto comodamente stare a distanza, ma non ci hanno fatto passare". "Avrei sporto denuncia - conclude Marta - ma la polizia era lì e non ha fatto nulla. É una situazione veramente vergognosa, spero che anche gli altri passeggeri raccontino cosa è successo in modo che chi ha il dovere di evitare queste cose si attivi al più presto". 

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