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Mercoledì, 21 Febbraio 2024
Attualità Miasino

Novara, Libera pensa a come riutilizzare il castello di Miasino

I lavori dovrebbe concludersi entro la metà del 2024

Con la fine dei lavori di ristrutturazione previsti entro la metà del 2024, è tempo di lavorare al riutilizzo sociale del Castello di Miasino: questo il messaggio lanciato da Libera nel corso di un incontro svoltosi giovedì 18 gennaio presso Palazzo Bellini a Novara. "L'incontro di oggi è un inizio", ha sottolineato Ryan Coretta, referente provinciale di Libera: "Il momento di restituire il Castello alla collettività dopo quasi dieci anni dalla sua liberazione. Chiediamo alla Regione Piemonte di procedere il prima possibile con le procedure di assegnazione, eventualmente a partire da chi otto anni fa aveva partecipato alla e ci impegniamo a fare la nostra parte per coinvolgere il terzo settore e riattivare l'interesse su questo bene di rilevanza nazionale".

Non a caso l'incontro è stato promosso da Agci, Confcooperative, Legacoop e Forum del Terzo Settore, i cui esponenti sono intervenuti per rimarcare l'importanza e le difficoltà del riutilizzo sociale, in primis quelle legate alla sostenibilità economica, oltre che l'opportunità di creare reti di supporto alle realtà che decidono di intraprendere questa sfida: l'assegnazione dei beni è solo l'inizio di un percorso di cui la collettività deve sentirsi responsabile. Ad aggiornare i partecipanti sullo stato dei lavori è stato l'architetto Fabio Palmari, dirigente della Regione Piemonte, che ha spiegato come gli interventi siano non solo finalizzati alla maggiore efficienza energetica dell'immobile, ma anche funzionali a un pieno utilizzo in ottica anche ricettiva e gastronomica, con otto camere e uno spazio destinato alla cucina. 

Oltre al Castello di Miasino c'è stato spazio per ricordare gli altri beni della provincia, da quelli già assegnati ai Comuni, a quelli in gestione all'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, presenti in diversi comuni del novarese: oltre a Borgomanero e Novara, in cui sono presenti immobili ulteriori rispetto a quelli già oggi riutilizzati, come la sede di Ohana nel negozio di corso XXIII marzo e il centro antiviolenza nella Torretta, ci sono beni confiscati a Cerano, Fara Novarese, Meina, Prato Sesia, San Maurizio d'Opaglio, Sillavengo e Varallo Pombia. Alcuni sono già a disposizione per l'acquisizione da parte degli enti, ma la maggior parte è ancora gravata dalla procedura di verifica dei crediti nei confronti dei vecchi proprietari.  "Pur non essendo beni disponibili, è comunque utile parlarne fin da ora in modo da preparare il territorio a eventuali future proposte da parte dell'Agenzia nazionale, che anche con la partecipazione all'incontro ha dimostrato la propria apertura verso le istituzioni e la cittadinanza", hanno spiegato gli organizzatori.

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