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Mercoledì, 21 Febbraio 2024
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Lutto nel mondo della chiesa novarese, addio a padre Mario Airoldi

Giovedì il funerale al Santuario di Boca

Lutto nel mondo della chiesa del novarese per la morte a 83 anni di padre Mario Airoldi. Il sacerdote era ricoverato da alcuni giorni all'hospice di Arona dove è deceduto ieri mattina, martedì 23 gennaio.
 
Molto conosciuto e apprezzato sia da laici che da consacrati per la sua attenzione verso gli altri, è stato ordinato prete nel '64 a Novara dall'allora vescovo Placido Maria Cambiaghi e aveva scelto di divenire Oblato diocesano dei santi Gaudenzio e Carlo di cui sarà prevosto prima dal 1992 al 1997 e successivamente dal 1997 al 2012.

Nel suo percorso di vita sacerdotale ha seguito le parrocchie di Camasco e Morondo, in Valsesia, per poi diventare, tra il 1965 e il 1975, vicario parrocchiale a San Giuseppe in Novara. Con don Arbitano ha seguito, dal 75 al 76, una piccola Comunità minorile presso la chiesa di Ognissanti in Centro Città. Dopo questa breve e complessa esperienza ha guidato la parrocchia di Trobaso e quindi quella di Crusinallo. Nel 1979 è diventato parroco della Badia di Dulzago e successivamente anche di Cavagliano fino al 2012.  

Nei suoi 60 anni di sacerdozio oltre alla quotidianità da parroco ha assunto diversi incarichi tra cui quello di Direttore Spirituale al Seminario di Novara (1997 - 2012) e dal 2009, per diversi anni, quello di esorcista diocesano.

Nel 2013 ha iniziato una collaborazione con il Santuario di Boca, dove sha seguito principalmente le confessioni e la direzione spirituale di sacerdoti, religiosi e laici, assicurando, un giorno alla settimana, una presenza anche nella Cattedrale di Novara.

Il funerale sarà celebrato giovedi 25 gennaio alle ore 15 presso il Santuario di Boca. La salma sarà poi tumulata nel Cimitero di Galliate. 

Il ricordo del vicario episcopale don Franco Giudice

"Un Uomo di Dio.  Era questa l’impressione che padre Mario, sicuramente tra i preti più noti e apprezzati delle nostre terre, lasciava di sé nell’animo di molta gente. Poteva essere questa l’impressione del povero che trovava in lui attenzione e sostegno, a partire dalle famiglie del rione Bellaria nella san Giuseppe di un tempo, fino a coloro che lo attendevano numerosi nei pressi del confessionale della Cattedrale quando arrivava, sempre un pò di corsa, in bicicletta: una generosità, si diceva, a volte eccessiva, ma che faceva trasparire qualcosa dell’infinita provvidenza di Dio. “Charitas sine modo”, si sarebbe detto un tempo. Ma era anche l’impressione di molti che cercavano in padre Mario qualcuno a cui aprire il proprio cuore, conoscendo la sua arte dell’ascolto, per accogliere una risposta preziosa nell’orientare il cammino della vita. Era certamente il padre spirituale più conosciuto e cercato dalle nostre parti. Come un modello per noi sacerdoti nella delicata e forse non molta praticata vocazione di paternità’ spirituale, nel saper suscitare, con la grazia di Dio, la vita soprannaturale nelle anime delle persone.

In Seminario a Novara ha trascorso quindici anni quale Direttore spirituale dei giovani che si stavano preparando al sacerdozio, senza dimenticare la sua presenza – una costante nel tempo – negli anni precedenti quale confessore di molti seminaristi. Ad un’intelligenza innata abbinava un’ampia conoscenza degli autori e dei testimoni della fede, al punto che le sue riflessioni negli innumerevoli incontri di spiritualità divenivano una proposta ampia e feconda di citazioni e di episodi di vita che entusiasmava il cuore e arricchiva la mente di chi lo ascoltava. Non era l’imporsi di un pensiero o di una prassi, ma la proposta rispettosa di un cammino da attuare e di una direzione da intraprendere. Potevano essere nomi meno frequentati come Teilhard de Chardin o innovativi per il tempo come Charles de Foucauld o Madeleine Delbrel, o i grandi classici della spiritualità: filtrati dalla sua riflessione personale giungevano a tutti in modo originale e familiare, in grado di rafforzare – se non rigenerare – la vita di fede. Molto profonda e sincera la sua devozione nei confronti della Vergine Maria.

Sapeva conquistarti amabilmente attraverso la sua serenità di spirito, anche attraverso una battuta, o un fatto curioso, o un episodio simpatico. Di fronte a qualche impostazione spiritualmente distorta non faceva mancare, con immediatezza e decisione – quasi come un antico profeta! –  la sua contrarietà, sostenuto però sempre da una lucida e positiva proposta. Faceva sue alcune massime, a volte ampie e complesse, di importanti autori, che amava ripetere a sé e per altri, come per ribadire i punti fermi della vita spirituale.

Notevole la sua sensibilità verso il mondo del disagio e della sofferenza. Il desiderio di impegnarsi in modo coraggioso e profetico lo porterà alla breve, e in parte drammatica esperienza della Comunità minorile di Ognissanti. Ci si renderà conto che certe problematiche non possono essere risolte solo con la generosità e la radicalità della carità. Ma anche questo episodio avrebbe offerto l’occasione per una maturazione umana e spirituale. Immancabile rimarrà però il richiamo alla figura di don Artibano – ricorrente il suo ricordo in particolare negli ultimi anni – con cui l’esperienza era stata condivisa.

Padre Mario ha sempre ritenuto importante, per un sacerdote, la vita di fraternità: il suo far parte della Comunità degli Oblati o il creare una piccola comunità alla Badia di Dulzago è sempre stata da lui considerata un’opportunità preziosa e un dono di grazia, che ha reso possibile la scelta di povertà vissuta in radicalità e un’obbedienza corrisposta con maturità per le esigenze della chiesa locale. Un ‘Padre della Chiesa’ diocesana dei nostri tempi per la spiritualità della sua vita e per il valore del suo insegnamento: un esempio arricchente di virtù sacerdotali, unite alla franchezza nella valutazione di cose ed eventi, ecclesiali e civili. Ma anche la semplicità mostrata, a volte in modo disarmante, nel suo sapersi stupire delle cose belle nella vita delle persone. Un candore che profumava di infanzia spirituale, quella più temuta dal male. Forse per questo gli era stato affidato il compito di esorcista diocesano.

Sono queste le caratteristiche della vita di grazia, rivelatasi anche nella capacità di affrontare la prova della sofferenza, unita ad una incredibile gioiosità anche nei momenti finali della sua vita. Saranno stati i poveri e i puri di cuore ad accoglierlo per primi in Cielo. Grazie, padre Mario!".

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