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Giovedì, 2 Dicembre 2021
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No Green pass come deportati nei campi di concentramento, il commento della comunità ebraica

Rossella Treves: "La loro rappresentazione di 'Libertà negata' a causa delle misure contro la pandemia attuale è stata offensiva nei confronti della Memoria di tutti gli italiani, ebrei e non ebrei trucidati nei Campi"

Sulla manifestazione No Green pass di sabato 30 ottobre, in cui i manifestanti hanno sfilato per il centro di Novara vestiti come deportati nei campi di concentramento, è intervenuta anche la presidente della Comunità Ebraica di Vercelli, Biella, Novara e Vco Rossella Treves.

"Con la manifestazione dei No Green pass che, uniti in corteo per il centro della città si sono identificati 'come i prigionieri di Auschwitz' - ha commentato Treves - abbiamo avuto l’ennesima emulazione di altri analoghi cortei che si sono svolti in diversi Comuni italiani. I partecipanti, addobbati con stracci, quali pettorine a strisce verticali bianco/grigio, corredati di corde che simboleggiavano  un filo spinato, hanno voluto equipararsi ai deportati di Auschwitz; forse ancora oggi queste persone  non sanno nulla di quello che hanno affrontato tutti coloro che hanno subito uno sterminio inumano, macchia indelebile della nostra Storia".

Le immagini del corteo di sabato

"Non sanno - ha aggiunto Treves - che la loro rappresentazione di 'Libertà negata' a causa delle misure contro la pandemia attuale è stata offensiva nei confronti della Memoria di tutti gli italiani, ebrei e non ebrei trucidati nei Campi. Oltretutto il corteo si è svolto proprio alla vigilia della festività nazionale, civile e religiosa di Ognissanti, che è seguita  dalla commemorazione  di tutti i Defunti, secondo il precetto Cristiano e Cattolico, evidenziando una mancanza di riguardo, per non dire un oltraggio,  anche al ricordo dei tanti cittadini morti a causa del Covid, e la rappresentazione piena del degrado e dello scadimento della coscienza umanitaria e civile, nonché della sconfitta del sempre atteso e auspicato progresso culturale, che la città di Novara certo non merita".
 

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