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Venerdì, 2 Dicembre 2022
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Novara, la denuncia dei medici specializzandi: "Eroi durante la pandemia, ma ora dobbiamo pagarci la mensa"

Con una comunicazione dell'11 luglio l'Upo ha chiesto agli studenti di area sanitaria il pagamento della mensa ospedaliera e degli arretrati degli ultimi 3 anni e mezzo. La denuncia dell'associazione "Chi si cura di te?"

Pagare il servizio mensa con gli arretrati dal primo gennaio 2019. E’ la nota che l’Upo, l’Università del Piemonte Orientale, ha diffuso alcuni giorni fa fra gli specializzandi di area sanitaria che usufruiscono della mensa ospedaliera. “Si procederà alla determinazione del debito pregresso relativo ai pasti consumati dal 1° gennaio 2019 e alla successiva elaborazione dei piani di recupero e relativa rateizzazione”, si legge.

A prendersi a cuore la questione l’associazione “Chi si cura di te?” schierata dalla parte degli specializzandi. “Tale provvedimento deriva dall’applicazione retroattiva del “Protocollo d’intesa per le Scuole di Specializzazione di Area Sanitaria tra la Regione Piemonte e l’Università del Piemonte Orientale” sottoscritto nel 2018 secondo cui l’accesso al servizio mensa da parte delle specializzande e degli specializzandi “è consentito alle stesse condizioni del personale dipendente (costo di € 1,03 per ciascun pasto consumato con rilevazione dell’utilizzo del servizio mediante il badge). Tale costo mensa sarà addebitato agli specializzandi tramite trattenuta sulla borsa, - spiega l’associazione - peccato che di tale protocollo non era mai stata data comunicazione agli specializzandi e, finora, non era mai stato richiesto alcun pagamento per accedere alla mensa. Indipendentemente dal costo del servizio, rivendicare il versamento degli arretrati tramite trattenuta dalla borsa di specializzazione è assurdo nonché ingiusto: non si può rivendicare il pagamento di un servizio senza aver comunicato in precedenza il costo dello stesso e senza aver quindi dato agli interessati la possibilità di scegliere se usufruirne o meno”. 

Negli arretrati sono compresi anche gli anni di pandemia, in cui gli specializzando hanno sempre lavorato. “Siamo inquadrati come studenti e versiamo le tasse universitarie, non godiamo di alcun diritto di lavoratori. Tuttavia, quando si tratta di oneri, siamo sempre equiparati ai medici dipendenti. Riteniamo tale provvedimento inaccettabile e denunciamo il comportamento dell’Università del Piemonte Orientale nei confronti dei medici specializzandi che,- concludono - in questi anni di pandemia, hanno permesso, col proprio lavoro, di sopperire alle mancanze strutturali del Servizio Sanitario Nazionale, sacrificando spesso la loro stessa formazione".

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