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Venerdì, 9 Dicembre 2022
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Da Novara arriva la molecola in grado di "illuminare" le cellule tumorali

I ricercatori dell'Upo hanno individuato una molecola fluorescente che è in grado di “illuminare” solo le cellule malate di un tumore cerebrale

Una nuova molecola che "illumina" le cellule tumorali e potrà guidare i neurochirurghi nell'intervento di rimozione.

L'innovativo studio arriva dall'Università del Piemonte Orientale di Novara, dove i ricercatori hanno individuato una molecola fluorescente che è in grado di “illuminare” solo le cellule tumorali di un glioma, un tumore cerebrale, e non i tessuti sani e che potrebbe quindi fornire ai neurochirurghi un supporto essenziale durante l'intervento. 

Lo studio multidisciplinare è stato coordinato da Silvia Garavaglia, professoressa associata di biochimica del dipartimento di Scienze del farmaco dell'Upo, che condivide la ricerca con la sezione di biochimica diretta del professor Menico Rizzi, ed è stato pubblicato su Communications Biology, rivista scientifica del gruppo Nature. 

Come funziona la molecola che "illumina" le cellule tumorali

I gliomi sono tra i tumori più frequenti nel gruppo di quelli che interessano il sistema nervoso centrale e la prognosi per i pazienti è spesso infausta. Le tecniche usate oggi per la resezione di questi tumori si basano sull'aiuto di una molecola chiamata fluoresceina che, tuttavia, non è selettiva, cioè non è in grado di illuminare il tessuto malato rispetto ai tessuti sani. Grazie allo studio novarese è stato possibile mettere a punto una molecola in grado di “illuminare” solo le cellule tumorali. 

"La molecola che abbiamo isolato – spiega la professoressa Garavaglia – si comporta come un nastro adesivo fosforescente che si carica autonomamente con la luce, simile a quelli sulle pareti delle camerette dei bambini che sono quasi invisibili durante il giorno e che si trasformano in stelle, lune e cuori quando è buio. La nostra sonda si lega molto bene all'enzima bersaglio presente in grande quantità nel tumore e, una volta illuminato con la luce adatta, ne rivela la posizione permettendo al neurochirurgo di operare in modo molto preciso rimuovendo tutte le cellule cancerose tumorali".

"Il valore di questo studio e della collaborazione tra diversi esperti del settore – conclude Silvia Garavaglia – si esprime anche nella pubblicazione di un brevetto internazionale che verrà sostenuto sia dall’Università del Piemonte Orientale, in modo maggioritario, sia dall’Università di Pavia e che rende noi ricercatrici e ricercatori particolarmente orgogliosi del lavoro fatto sino a qui. Le ricerche sono in fase preclinica, ma il recente finanziamento vinto ci consentirà di implementarle ulteriormente soprattutto in vivo, per arrivare ad avere, in un paio di anni, una molecola da testare in fase clinica".

Il lavoro della professoressa Garavaglia è stato svolto in stretta collaborazione con Alberto Minassi, professore di chimica organica all’Università del Piemonte Orientale, con Lorenzo Magrassi, professore di neurochirurgia all’Università di Pavia e medico presso l’IRCSS Policlinico San Matteo di Pavia, e con Edoardo Gelardi, ricercatore post-doc all’Istituto Europeo Oncologico di Milano.

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