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Coronavirus, in Piemonte meno tamponi che in altre regioni: "I nostri sono più efficaci"

La polemica dopo le parole di Marnati

Marnati insieme a Canelli all'inaugurazione del nuoco laboratorio a Ipazia

"Noi facciamo i tamponi che servono, ogni regione ha un suo metodo. I nostri sono, dal punto di vista della qualità, più efficaci secondo il mio parere". 

Questa la frase pronunciata ieri a Novara da Matteo Marnati, assessore regionale alla ricerca applicata per l'emergenza Covid, che ha sollevato non poche polemiche. Il Piemonte infatti effettua meno tamponi rispetto ad altre regioni. "Basta confrontare i dati aggregati di Lombardia, Veneto, Toscana, Emilia Romagna Lazio e Piemonte della scorsa settimana - scrive il vice presidente della commisione piemontese alla sanità Domenico Rossi - il Piemonte si piazza quarto con 1.185 casi positivi in più. La Lombardia ne conta 1.861, con una popolazione più che doppia. Seguono Veneto e Lazio con circa 1.600 casi, mentre alle spalle troviamo Toscana con 1.013 e Emilia Romagna con 895. Meglio di altre Regioni verrebbe da dire ma il problema è proprio il rapporto con il numero dei tamponi. Il Piemonte ne ne effettua meno di tutti, 39.536, circa 5.500 al giorno, contro i 118.716 della Lombardia, i 98.099 del Veneto, i 76.030 del Lazio, i 64.010 dell’Emilia Romagna e i 51.100 della Toscana".

"Ho ascoltato, non senza stupore, le parole dell’Assessore Marnati - spiega Rossi - Le affermazioni dell’assessore avrebbero un senso se il Piemonte avesse una curva della crescita contagi più lenta o almeno uguale a quelle regioni che effettuano più tamponi, invece, è esattamente il contrario. La verità è che dall’inizio della pandemia la Giunta ha sempre risposto “noi facciamo i tamponi che servono”, solo dopo la tragedia delle RSA ha provato a scaricare la colpa sui pochi laboratori attrezzati a febbraio, ma ora i laboratori ci sono. A ogni inaugurazione ascoltiamo sempre le stesse parole “ora potremo processare fino a 10.000/15.000 tamponi al giorno”, ma nella realtà non superiamo mai la media di 5-6 mila, nonostante sia acclarato oramai che l’unico modo per affrontare questa pandemia, in attesa del vaccino e di cure adeguate, è quello di individuare più positivi possibili e porli in quarantena per limitare il contagio, consentendo così alle strutture ospedaliere di concentrarsi sui casi più gravi e sulle altre patologie". 

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