Coronavirus, Cirio: "Piemonte in zona arancione", ma gli ospedali sono al limite e non si fanno tamponi agli asintomatici

Le parole del governatore hanno sollevato la questione del passaggio della regione in zona arancione

Il govenatore Cirio si è detto fiducioso sulla situazione del Piemonte, che secondo le sue parole potrebbe passare entro il 27 novembre in zona arancione e poi per l'Immacolata in zona gialla.

Il Piemonte vede la zona arancione, ma Cirio invita alla prudenza: "Ci dobbiamo guadagnare il Natale"

Intervistato dal Tg 2 Cirio ha detto: “Abbiamo avuto il dato di venerdì 13 novembre in cui i 21 parametri del Piemonte ci dicono che possiamo essere in zona arancione, se li teniamo stabili o in miglioramento fino al 27 novembre allora dopo potremo effettivamente passare in zona arancione. È un percorso virtuoso che dobbiamo guadagnarci giorno per giorno con rigore, prudenza e grande senso di responsabilità. I 14 gironi per la zona arancione scatteranno il 27 novembre. Poi da lì ci saranno i 14 giorni per la zona gialla. Tutto vorrebbe dire essere pronti dopo l’immacolata, per il Natale”.

Rt in dimiunuzione, ma niente tamponi agli asintomatici

Effetivamente l'indice Rt, cioè il tasso di contagiosità del virus, in Piemonte è passato da 2,16 del 25 ottobre a 1,72 dell'8 novembre. Il virus sembra quindi aver perso forza, grazie alle misure messe in atto, ma c'è da considerare un altro fattore: in Piemonte, come in altre regioni, non si fanno più i tamponi agli asintomatici. Questo significa che i contatti stretti di un positivo, se senza sintomi, non vengono più testati, ma messi automaticamente in quarantena. In sostanza il numero dei positivi scende anche perchè non viene più fatto il tampone ai contatti, visto che di fatto le Asl e i Sisp piemontesi non sono più in grado di testare tutti, e il rischio è che sia largamente sottostimato rispetto ai casi reali. "Abbiamo rinunciato a fare i tamponi ai contatti dei positivi - ha detto il presidente dell’Ordine dei Medici di Torino Guido Giustetto, intervistato da Open - Non siamo più capaci di tracciare nemmeno i familiari, perché non abbiamo le persone per fare l’indagine epidemiologica. Di base, abbiamo rinunciato a capire come sta andando l’epidemia, perché il caso positivo non viene più intervistato". 

La situazione negli ospedali

Altra questione è quella degli ospedali, che hanno sempre un numero di accessi molto alto. L'ospedale di Novara, ad esempio, ha raggiunto e superato i numeri della scorsa primavera, quando il numero massimo di ricoverati è stato di circa 190: ad oggi, con la conversione in reparto covid di diversi padiglioni, si hanno ben 248 ricoverati su un massimo di 260 posti letto, che potrebbero arrivare fino a 290 in caso l'emergenza continuasse. Anche la terapia intensiva è stata ingrandita e ha raggiunto 31 posti letto, di cui al 18 novembre 25 erano occupati. "La media settimanale (dei ricoveri) è abbastanza stabile, ma non in diminuzione. Prima di pensare a cambiare fascia bisogna aspettare che inizi la discesa" ha detto Giustetto a Open. 

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