Ponte Morandi, anche i Cecala alla manifestazione a Genova: "Vogliamo sicurezza"

Antonio e Amelia, fratello e mamma di Christian Cecala, hanno preso parte all'appuntamento a Genova per chiedere giustizia

Il dolore rimane, sempre, intenso. Ma da ieri, venerdì 14 febbraio, oltre al dolore c'è la volontà di farsi sentire, di chiedere giustizia per tutti. Nella mattinata di ieri il Comitato delle famiglie vittime del crollo del ponte Morandi è stato protagonista di una manifestazione al casello Genova Ovest e nella sede del primo tronco autostrade per l'Italia hanno deposto 43 rose bianche, come le vittime del 14 agosto 2018 e hanno indossato una pettorina con la scritta "Viaggiare con sicurezza, destinazione paradiso". Tra i partecipanti Antonio e Amelia Cecala, fratello e mamma di Christian, l'oleggese morto nel crollo insieme alla moglie Dawna e alla piccola Crystal. 

Una manifestazione voluta per portare sensibilità su un tema davvero importante, quello della sicurezza stradale. "E' stata una giornata intensa, - dice Antonio - positiva per lo scopo, perché volevamo far sentire la nostra voce. Prima non ce la sentivamo, il dolore era troppo forte. Ora il dolore rimane, ma dire la nostra è un importante passo avanti. Il dolore rimane, ma la vita prosegue e bisogna darsi da fare per gli altri, perché non ci siano altre stragi del genere. Non è pensabile che si può uscire di casa e non fare mai più ritorno perché la strada non è sicura". Le famiglie vogliono giustizia: "I tempi sono lunghi, mancano i soldi, in Italia si dice sempre così, - continua il fratello di Christian - ma c'era un report che parlava della non siurezza del ponte, si fosse stato chiuso prima, demolito, se si fosse fatto qualcosa, ora non saremmo qui a ricordare 43 persone". 

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Una voce concreta, determinata, che vuole combattere l'abbandono: "Si parla tanto, ma i fatti concreti sono ancora pochi, anzi nulli. Le parole non bastano, vogliamo giustizia. Abbiamo chiesto di togliere la concessione ad autostrade, abbiamo chiesto l'istituzione di un fondo statale, rimborsabile per le vittime. A noi non serve perchè è tardi, ma morti del genere possono causare gravi conseguenze anche pratiche a una famiglia che ha il diritto di provare, nonostare il dolore, ad andare avanti in qualche modo. Noi continueremo a combattere e a tenere viva la memoria dei nostri famigliari".

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