Positivo al covid per 124 giorni: "Il Ministero riveda la regola dei due tamponi negativi"

La storia di Giovanni Niccoli, verbanese, ricoverato da marzo in isolamento

Dal 23 marzo è ricoverato e non può tornare a casa perchè, regolarmente, dopo un tampone negativo ne arriva uno positivo.

La storia di Giovanni Niccoli, impiegato verbanese, ha fatto il giro dei social dopo che ha lanciato una petizione per rivedere la norma del doppio tampone negativo istituita dal Ministero della Salute, che prevede che si possa uscire dall'isolamento solo se si è ricevuto l'esito negativo di due tamponi effettuati a distanza di 48 ore. Niccoli è stato ricoverato all'ospedale Maggiore di Novara a marzo per una patologia emato-oncologica: mentre si trovava in ospedale, il 19 aprile, è risultato positivo al coronavirus. Da allora è iniziato l'incubo: altri 22 tamponi, prima positivi e poi negativi. Nel frattempo Niccoli è stato trasferito all'istituto Maugeri di Veruno, per un totale di 150 giorni di ricovero e 124 giorni di positività al covid. Così ha deciso di scrivere al Ministero e di lanciare una petizione. 

"La malattia si è rivelata poco più che asintomatica: ho avuto qualche disturbo generico (febbre inferiore a 38, astenia, nausea, diarrea), che i medici non hanno potuto attribuire con sicurezza i sintomi alla malattia ematologica, a effetti collaterali della relativa terapia, o al covid19; non ho avuto problemi di respirazione o polmonari". Da allora i tamponi sono stati 22, fino al 19 agosto, quando è arrivato ancora il risultato: positivo al covid.

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"La patologia sottostante richiede controlli ematici e terapie, che potrebbero essere eseguiti in regime di day hospital, o ambulatorialmente; ma vista la continua positività, sono tuttora ricoverato in struttura ospedaliera - prosegue -. L'Organizzazione Mondiale della Sanità, a fine giugno, in base a studi effettuati a livello internazionale, ha indicato che l'isolamento può essere interrotto trascorsi meno di 15 giorni dalla scomparsa dei sintomi: il Ministero della Salute italiano non ha recepito tali indicazioni. Personalmente, non ho sintomi di nessun genere almeno da metà giugno. Come si può immaginare, la degenza prolungata e l'impossibilità di incontrare la mia famiglia stanno avendo effetti non trascurabili, a livello psicologico e personale. Comprendo e rispetto la necessità di istituire le opportune misure di sicurezza, ma mi chiedo se sia possibile rivalutare, magari introducendo limiti temporali maggiori, le indicazioni dell' O.M.S., ovvero introdurre norme che permettano ai medici di valutare e prendere decisioni adeguate al singolo paziente. Il mio caso specifico è poco frequente, ma sicuramente non è unico". 

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