Il benessere di bambini disabili e rispettive famiglie al centro del progetto "Terapia e sostegno al Timone"

Promosso dall'associazione "Il Timone" Ets Aps di Novara, è sostenuto da Fondazione Comunità Novarese onlus

Foto di repertorio

L’arrivo di un figlio disabile rappresenta un momento di forte stress all’interno della famiglia; è fondamentale, quindi, intervenire il prima possibile sia per favorire lo sviluppo cognitivo, prevenire o contenere patologie del linguaggio e favorire la capacità comunicativa e relazionale del soggetto, sia per sostenere i genitori e accompagnarli nel percorso di terapia e di educazione del proprio figlio. L’associazione "Il Timone" Ets Aps opera da anni per sopperire alle carenze delle strutture statali, offrendo servizi curati da un team multidisciplinare di professionisti (psicologi, logopedisti, esperti di psicomotricità).

Fondazione Comunità Novarese onlus ha scelto di sostenere sul "Bando 7 Socio Assistenziale 2020" il progetto "Terapia e sostegno al Timone" che coinvolgerà 36 bambini con disabilità (dai 10 mesi ai 14 anni) e relative famiglie, alcuni dei quali segnalati da Asl Novara e Servizi Sociali del Comune. Il progetto, che ha ricevuto da Fcn un contributo di 23300 euro, prevede azioni terapeutiche destinate a migliorare il benessere dei giovani disabili e delle rispettive famiglie.

Nello specifico:

  • rafforzamento della psicomotricità. L’intervento riguarda le aree della neuro-psicomotricità, neuropsicologia e psicopatologia dello sviluppo. La figura professionale svolge interventi di prevenzione, terapia e riabilitazione delle malattie neuropsichiatriche infantili, creando interventi di tipo globale. Gli obiettivi della neuropsicomotricità vengono perseguiti gradualmente; per questo è importante garantire agli utenti la possibilità di continuare il proprio percorso di crescita;
  • sostegno psicologico. L’obiettivo è aiutare a comprendere, elaborare e sostenere i vissuti emotivi-relazionali che si generano all’interno del nucleo famigliare e con il mondo esterno, creando una situazione di benessere generale. Il sostegno prevede uno spazio di ascolto individuale e continuativo per i genitori che stanno vivendo una particolare situazione di disagio e sofferenza che si rivolge anche ai fratelli/sorelle che necessitano di aiuto, oltre a incontri di piccoli gruppi per le famiglie che possano, così, esprimere e condividere disagi, sofferenze, vissuti in modo da sentirsi accolte, comprese e sostenute, acquisendo consapevolezza sui propri figli e valorizzando le individualità di ciascuno;
  • sostegno logopedico. Il lavoro logopedico prevede la stimolazione del linguaggio e la stimolazione della motilità oro-bucco-facciale oltre alla riabilitazione deglutitoria. Nel caso in cui il bambino sia “non verbale”, si cerca di guidarlo verso una  comunicazione alternativa attraverso le immagini, esprimendo i suoi bisogni e/o desideri. Durante tutte le terapie, i genitori spesso entrano in stanza per apprendere come stimolare al meglio il proprio figlio ma a causa delle nuove normative anti covid-19, si limiteranno al minimo l’accesso in sede ai genitori attivando un servizio di accompagnamento del bambino da parte di un assistente educativa che avrà il compito di educare all’autonomia e al “distacco”.

"Da sempre la nostra attenzione è rivolta non solo ai disabili - dice Ugo Negri, segretario sgnerale di "Il Timone" - ma anche alle loro famiglie. Operiamo per offrire, anche a chi non riesce ad essere seguito da altri enti, percorsi terapeutici continuativi che garantiscono risultati positivi. Un altro elemento centrale è il coinvolgimento di quelle figure che seguono il bambino anche al di fuori dell’associazione come la baby sitter o l’insegnante di sostegno così da costruire insieme un progetto completo e coordinato, adattato a tutte le esigenze dell’utente. La terapia coinvolge anche i genitori che apprendono come interagire con il proprio figlio, come guidarlo e come gestire la quotidianità per non vanificare i risultati ottenuti durante la terapia. Questi ultimi mesi sono stati molto complicati; ora ricominciamo con tutte le misure del caso; con cautela ma anche con molto entusiasmo".

La durata del progetto è di 9 mesi, a partire da ottobre 2020.

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"Oggi ancora di più - commenta il presidente della Fondazione Comunità Novarese onlus Cesare Ponti - crediamo nella necessità di progetti come questo. Ripartire, riaprire i centri, far ritrovare i ragazzi e le proprie famiglie è indispensabile per restituire un senso di normalità e di futuro. Non è stato facile per nessuno ma non possiamo nascondere che ci sono famiglie per cui il lockdown ha avuto un significato diverso e ha portato problematiche ancora più pesanti. Ora è il momento di ridare spazio ed equilibrio a chi si è sentito davvero perduto".

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