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Pronto soccorso intasati: il piano straordinario della Regione per invertire la rotta

Tra le azioni previste nell'immediato: potenziamento del personale, incremento dei posti letto, trasferimento dei pazienti verso strutture private accreditate

E' stato presentato ieri, martedì 20 dicembre, il piano straordinario di intervento sui pronto soccorso piemontesi approvato dalla Regione per cercare di risolvere il problema del sovraffollamento dei Dea degli ospedali regionali.

Il piano elaborato dalla Regione, che ha inoltre espresso l'intenzione di aumentare il compenso orario delle prestazioni aggiuntive degli urgentisti da 60 a 100 euro e incentivare anche il personale del comparto, ha come punto di coordinamento e monitoraggio l'Azienda Zero e prevede tre livelli di intervento: immediato, medio e a lungo termine.

"Il problema del sovraffollamento dei pronto soccorso si trascina da più di 10 anni, non solo in Piemonte ma in tutta Italia - ha sottolineato il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio -. Questo non deve essere un alibi, ma solo la consapevolezza delle conseguenze di un progressivo impoverimento della sanità pubblica, che ha portato a questa situazione. Perché se riduci costantemente i posti letto dentro gli ospedali è evidente che non potrai occuparli con chi va al pronto soccorso, che di conseguenza dovrà attendere di più dentro le strutture d’emergenza. Questo è un calcolo matematico semplice che il Covid ha ulteriormente evidenziato e per la prima volta negli ultimi 15 anni si presenta un piano straordinario per intervenire su questa criticità".

Secondo la Regione, negli ospedali piemontesi, dove si contano 3,5 posti letto ogni mille abitanti (contro un parametro nazionale di 3,7), mancano 284 urgentisti su 663 previsti; mentre i pazienti che accedono ai pronto soccorso sono per il 61% codici di bassa gravità 23,5% media e 16% gravi.

"Il Piano straordinario è configurato sulla base del modello che abbiamo sperimentato prima nell'emergenza Covid, poi con le vaccinazioni e la riduzione dei tempi delle liste d'attesa- ha sottolineato l'assessore alla Sanità Luigi Icardi -. Ma siamo consapevoli che molti dei problemi che riguardano i pronto soccorso hanno una soluzione nazionale, a partire dalla carenza di personale, dalla mancata programmazione delle borse di studio a livello nazionale e dalla permanenza del numero chiuso per l'accesso a medicina e alle professioni sanitarie. Siamo impegnati soprattutto sul fronte dell’edilizia sanitaria, con la costruzione di 8 nuovi ospedali, la riqualificazione strutturale, assolutamente indispensabile, di numerosi presidi, oltre che con il potenziamento della medicina di territorio, tassello fondamentale per decongestionare i pronto soccorso, attraverso la realizzazione di 29 ospedali di comunità e 91 case di comunità, con investimenti rilevanti, attesi da anni".

Le azioni previste dal piano regionale

Fra le azioni immediate previste dalla Regione, ci sono il potenziamento del personale, l'incremento straordinario di posti letto, anche nei reparti (massimo del 10% in area medica e del 5% in area chirurgica), aumentando la possibilità di trasferimento verso Cavs e Rsa e strutture private accreditate. Ma anche l'incremento di dimissioni e inserimenti, con la creazione di una task force medica dedicata nei fine settimana, l'aumento della fascia oraria dei ricoveri dal pronto e i monitoraggi per ottimizzare la gestione, con la creazione di cruscotti, ad esempio su posti disponibili e attività del 118.
Sul medio periodo il piano prevede inoltre la creazione di una cabina di regia per il monitoraggio in tempo reale di tutti gli aspetti collegati alla gestione e ottimizzazione del flusso nei pronto soccorso, la visualizzazione online delle liste d'attesa nei Dea e l'aumento dei posti letto per gli acuti. Infine, le azioni a lungo termine, come il potenziamento delle strutture di edilizia sanitaria, della medicina di territorio e l'assunzione di nuovo personale, con la "necessità a livello nazionale - sottolineano dalla Regione - di potenziare le borse di specializzazione, superare del numero chiuso di medicina e incrementare i tetti di spesa per il personale sanitario".

La sperimentazione del monitoraggio domestico

Gestione dei casi di influenza a domicilio sul modello di quella utilizzata per il Covid. È la sperimentazione che la Regione intende attuare, a partire da un quartiere della zona nord di Torino, per il monitoraggio a casa dei pazienti con sindrome influenzale. L'obiettivo è incrementare la collaborazione tra Asl Città di Torino e medici di famiglia nella gestione dei loro assistiti, diminuire l'accesso improprio ai pronto soccorso e garantire una continuità di cura ai soggetti più deboli e fragili favorendo la presa in carico. La sperimentazione ha come centro di riferimento il Dirmei e prevede automonitoraggio con griglia dei sintomi, presa incarico dei pazienti fragili, valutazione dell'aderenza terapeutica e possibilità di consulto medico. Il contatto sarà con i medici di base per la presa in carico o con pazienti o caregiver per consulto in assenza del medico di medicina generale.

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