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Emergenza siccità: la Regione chiede più acqua per le risaie

La richiesta di utilizzare i bacini idrici e idroelettrici per irrigare le colture di riso, messe a dura prova dalla siccità

Le brevi piogge di mercoledì non sono certo bastate per alleviare il problema della siccità in Pianura Padana. 

Ad oggi sono oltre 250 i Comuni piemontesi che hanno emesso o stanno per emanare ordinanze relative all’emergenza idrica e per un uso responsabile dell’acqua, 83 solo nelle province di Novara e Vco. Dalla ricognizione effettuata dalla Regione i concessionari dei bacini idroelettrici hanno dato la propria disponibilità a rilasciare per l’agricoltura circa 2,5 milioni di metri cubi d’acqua al giorno, come quota massima che consente di non intaccare i contratti delle forniture di energia in essere, avendo loro stessi al momento solo il 50% in media delle normali riserve.

Nel pomeriggio di ieri intanto si è svolto a Roma l’incontro tra la Conferenza delle Regioni e il capo dipartimento della protezione civile, Fabrizio Curcio per affrontare il tema dell’emergenza idrica dopo la richiesta dello stato di emergenza per siccità, avanzata dal Piemonte per prima in Italia e seguita da tutte le regioni del Nord. "Dall’incontro con il capo dipartimento – commentano il presidente della Regione Cirio e gli assessori regionali alla difesa del suolo, all’ambiente e all’agricoltura – è stato riconosciuto che il Piemonte, che versa in condizioni difficili soprattutto dal punto di vista idropotabile, ha tutti i requisiti per poter ottenere lo stato di emergenza". 

Durante l'incontro è anche emerso il tema del riso, che necessita di molta acqua per essere coltivato. "Fermo restando che la priorità va all’uso idropotabile per l’uso umano - spiegano infatti il presidente e gli assessori  - è altrettanto vero che è importante considerare che certi territori, specie a cavallo tra Piemonte e Lombardia, hanno una particolare specificità agricola e colturale e la gestione delle risorse in maniera oculata per 10-15 giorni può consentire di mitigare il danno e consentire almeno il primo raccolto. Il percorso dello stato di emergenza deve, perciò, essere affiancato da quello relativo alla richiesta dello stato di calamità per l’agricoltura e dovrà contenere le misure di ristoro per le spese sostenute dai Comuni e per quegli interventi in grado di mitigare il fenomeno, fino ai danni dovuti all’uso di autobotti, ma anche per gli interventi infrastrutturali da realizzare rapidamente e che hanno un’efficacia quasi immediata".

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