Ahmadreza Djalali, rinviata di una settimana l'esecuzione del ricercatore novarese

Continua intanto la maratona accademica online per salvare il medico iraniano-svedese organizzata dall'Università del Piemonte Orientale

Foto di repertorio

L'esecuzione di Ahmadreza Djalali, il medico iraniano-svedese ed ex ricercatore dell'Università del Piemonte Orientale condannato a morte dalle istituzioni del suo paese per spionaggio, è stata rinviata di una settimana. A darne notizia è stata la moglie Vida Mehrannia, che ha aperto la maratona accademica organizzata dal Crimedim dell'Upo per salvare la vita al medico ricercatore, sottolineando che il rischio che la condanna venga eseguita è ancora alto.

E intanto prosegue anche oggi, giovedì 10 dicembre, la maratona accademica online che ha preso il via nel pomeriggio di ieri, mercoledì 9, sul canale Youtube dell'Università del Piemonte Orientale. Sono oltre 165 gli scenziati che hanno aderito all'iniziativa. Tra loro ci sono i rettori delle università dove Ahmadreza ha svolto attività di ricerca, Gian Carlo Avanzi (Upo) e Ole Petter Ottersen (Karolinska Institutet, Stoccolma), oltre a Caroline Pauwels della Vrije Universiteit Brussel. Spicca tra tutti l’intervento di Sir Richard Roberts, premio Nobel per la Medicina 1993, che per Ahmad ha raccolto più di 150 firme di altrettanti Nobel per chiederne la liberazione. Tutti gli altri provengono da ogni parte del mondo: Italia, Argentina, Australia, Belgio, Brasile, Canada, Colombia, Etiopia, Francia, Grecia, India, Irlanda, Israele, Norvegia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Spagna, Sri Lanka, Sudafrica, Svezia, Svizzera e Usa.

Djalali, in carcere ormai da 4 anni, è stato un ricercatore presso il Centro di medicina dei disastri (Crimedim) dell’Università del Piemonte Orientale, la Vrije Universiteit di Bruxelles e il Karolinska Institutet di Stoccolma. Non è mai stata fornita alcuna prova dell’attività criminosa di cui è accusato. L’Upo da tempo si batte da tempo affinché la giustizia venga ristabilita e ha coinvolto le istituzioni nazionali e internazionali per ottenere la liberazione di Ahmad.

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