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Come la siccità (e la guerra) stanno cambiando le campagne novaresi

Riso, mais e gorgonzola sono a rischio: sempre più colture muoiono o vengono sostituite con altre più redditizie, cambiando la produzione tradizionale della campagna novarese

Il panorama delle campagne novaresi sta cambiando ed è chiaro a chiunque abiti nella zona da qualche anno: al posto delle distese di risaie e mais, ormai si trovano campi di girasoli, frumento, soia, riso in asciutta e spesso, troppo spesso, prati e colture bruciati dal caldo.

La "terra d'acqua", come da sempre si definisce la campagna novarese, ormai non può più essere chiamata così: la siccità e la situazione geopolitica porteranno lentamente, ma inesorabilmente, ad una radicale trasformazione del nosto "mare a quadretti". Ne abbiamo parlato con Sara Baudo, presidente di Coldiretti Novara Vco. "Negli ultimi anni è stata veramente una guerra tra poveri - spiega Baudo a NovaraToday - molti agricoltori avevano ricominciato a piantare riso, anche in terreni non proprio adatti, ma questa siccità ha creato enormi danni". La scelta di tornare a piantare riso era dovuta ad un aumento dei prezzi a livello globale, che rendeva quindi economicamente più appetibile coltivare riso invece di altre colture. Il riso però, come è ovvio, ha bisogno di molta acqua. "In tanti hanno utilizzato il metodo della coltura in asciutta, che presenta alcuni vantaggi, ma alla fine quest'anno si è rivelato controproducente - prosegue Baudo -. Chi pianta in asciutta lo fa a marzo, ovviamente con uno sforzo minore per piantare in un campo non pieno d'acqua, e le piogge lo dovrebbero bagnare fino a giugno, riempiendo in parte il campo: a quel punto servirà irrigare. Quest'anno però non ha piovuto e quindi a giugno sono state richieste enormi quantità di acqua, perchè il terreno è secco e non trattiene, proprio nel momento in cui lo richiedono anche le altre colture. Sicuramente è un metodo più pratico, ma presenta degli svantaggi a lungo termine: riempiendo la risaia di acqua già dalla primavera, secondo il metodo tradizionale, il terreno si impregna e si riempe anche la falda acquifera sottostante. Se questo non avviene si creano problemi". 

É sotto gli occhi di tutti che negli ultimi anni si sono diffuse sempre di più colture diverse dal tradizionale riso o dal mais: campi di soia, frumento e girasoli sono sempre più presenti nel novarese. "So che molti risicoltori stanno pensando di non piantare più riso, anche se economicamente per ora conviene - dice Baudo -. Il prezzo è alto, quindi chi è riuscito a portare a casa il raccolto non avrà problemi. Chi invece non ce l'ha fatta, a causa della siccità, non so cosa farà. So che in molti puntano alle colture invernali, come il frumento, che si pianta a ottobre e si raccoglie in primavera, scommettendo sul fatto che in inverno pioverà. Inoltre sono esponezialmente aumentati i prezzi di soia e girasoli, a causa delle guerra in Ucraina, che era un grosso produttore, quindi se ne pianteranno sempre di più. I girasoli, in particolare, hanno bisogno di poca acqua, ma la siccità ha creato comunque enormi danni: i campi sono pieni di piante di soia e girasoli morti prima di andare a maturazione".

Oltre al riso, il mais è da sempre un prodotto diffuso nel novarese e viene utilizzato, principalmente, per il foraggio degli animali. Ma, facendo un giro nelle campagne, è chiaro che anche per il mais c'è qualcosa che non va. "Anche il mais è un disastro - conferma la presidente di Coldiretti Novara Vco -. La mia famiglia, da tre generazioni, coltiva mais da dare alle bestie e quest'anno, per la prima volta, abbiamo fatto la trinciatura a luglio invece che a settembre per salvare il salvabile". Stessa situazione per i prati, che sono bruciati quasi totalmente dal sole. "Non so come faranno tanti allevatori quest'inverno - dice Baudo - senza mais e senza erba si rischia di avere poco foraggio per le bestie, in particolare per le mucche, e potrebbero esserci problemi nella produzione di latte e quindi, soprattutto, di gorgonzola".

C'è una soluzione a questi problemi? "Ci dicono sempre che non siamo agricoltori, ma imprenditori agricoli - spiega Baudo - e quindi dobbiamo iniziare a ragionare come imprenditori e pensare a lungo termine, non solo al raccolto di quest'anno. Dobbiamo scegliere con cura cosa e dove piantare, perchè la siccità purtroppo non sarà un problema solo nel 2022. Servono poi interventi strutturali, come il recupero di invasi abbandonati o l'utilizzo dei bacini idrici già esistenti per raccogliere acqua piovana, che per ora viene recuperata solo per l'11%. Inoltre è necessario snellire la burocrazia. Faccio un esempio semplice: se un agricoltore chiede di costruire un pozzo per irrigare deve aspettare tre anni per avere il permesso. Ormai non ce lo possiamo più permettere: l'acqua è sempre meno e dobbiamo imparare a sfruttare al meglio le risorse che abbiamo da subito". 

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