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Martedì, 23 Aprile 2024
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Una nuova terapia anti cancro: anche l'Upo di Novara nello studio

É possibile “risvegliare” la memoria dei vaccini ricevuti in precedenza contro tumori che si nascondono all’immunoterapia

Una nuova terapia anti cancro che sfrutta la memoria dei vaccini ricevuti nell’infanzia e che potrebbe funzionare per qualunque tipo di tumore.

C'è anche l'università del Piemonte Orientale, in particolare la professoressa Marina Torre, ordinaria di Tecnologia farmaceutica presso il dipartimento di Scienze del Farmaco di Novara, tra gli autori dello studio realizzato dall'ospedale Policlinico San Martino di Genova, insieme all'istituto di Tecnologie Biomediche del CNR di Segrate. "L’immunoterapia consiste nell’armare il sistema immunitario dell’organismo contro le cellule tumorali - spiega Gilberto Filaci, direttore dell’Unità di Bioterapie del San Martino e coordinatore dello studio –. Il tumore, sin dalle sue primissime fasi, riesce spesso a nascondersi grazie ad una sorta di ‘mantello dell’invisibilità’ che gli consente di sfuggire al riconoscimento da parte del sistema immunitario e quindi di crescere indisturbato".

"Lo scopo delle immunoterapie contro il cancro - precisa Filaci - è rendere nuovamente visibile il tumore alle cellule immunitarie, così che possano riconoscerlo come ospite indesiderato e distruggerlo. Il vaccino sarebbe l’immunoterapia ideale: vaccinare il paziente contro un componente del suo tumore dovrebbe far sviluppare una risposta immunitaria capace di aggredire la neoplasia, esattamente come accade contro un agente infettivo quando si viene vaccinati contro di esso. Ma i tentativi fatti per sviluppare vaccini antitumorali hanno spesso fallito in termini di efficacia clinica perché i tumori riescono a impedire o spegnere le risposte immunitarie contro le proprie componenti molecolari. I tumori però nulla possono contro le risposte immunitarie già esistenti, come quelle che si sviluppano quando ci si vaccina da bambini contro il tetano, l’epatite virale o la difterite – sostiene Filaci - I pazienti con tumore non contraggono queste malattie proprio perché mantengono la protezione immunitaria contro di esse". Da qui è nata l’idea di rendere il tumore visibile come se fosse un bersaglio contro cui si è già stati vaccinati in precedenza, in modo da dover soltanto risvegliare una risposta immunitaria già presente.

Per farlo i ricercatori hanno utilizzato modelli animali di melanoma e di tumore della vescica; gli animali sono stati precedentemente vaccinati contro l’ovalbumina, quindi una volta che il tumore si è sviluppato sono state iniettate nella neoplasia nanoparticelle contenenti ovalbumina, tre volte a distanza di una settimana. Reindirizzando contro il tumore la potente risposta immune, che deriva da una vaccinazione precedente allo sviluppo della malattia, è stato possibile l’arresto della crescita o, in alcuni casi, la scomparsa della massa tumorale.

"Questa strategia immunoterapica innovativa presenta numerosi vantaggi  - conclude Filaci - Può infatti essere applicata a ogni paziente, perché l’unico requisito richiesto è che sia stata ricevuta almeno una vaccinazione pediatrica che possa essere sfruttata per reindirizzare contro il tumore la risposta immune. Inoltre, l’approccio è possibile contro ogni forma di tumore e la procedura di somministrazione è molto semplice e praticabile ovunque, perché è sufficiente pungere il tumore per iniettare le nanoparticelle caricate con l’antigene giusto, senza necessità di attrezzature sofisticate. Naturalmente rimane molta strada da fare prima che questo nuovo approccio terapeutico possa essere somministrato ai pazienti, ma cercheremo di percorrere rapidamente le tappe necessarie a raggiungere questo traguardo".

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