Costringeva la fidanzata a prostituirsi: in manette 23enne

Il giovane è stato arrestato dai carabinieri di Novara. Oltre al reato di sfruttmento della prostituzione, è accusato di violenza sessuale aggravata

Un giovane di 23 anni, originario dell'Est Europa, è stato arrestato dai carabinieri per sfruttamento della prostituzione e violenza sessuale aggravata. Il ragazzo, residente nel novarese, costringeva infatti la compagna a prostituirsi, impossessandosi dei relativi guadagni. 

Una storia di soprusi cominciata nel 2015: solo dopo circa un anno, ad aprile 2016, la vittima ha trovato il coraggio di denunciare tutto ai carabinieri di Novara, che hanno avviato le indagini. 

Il racconto fatto ai militari dell'Arma, che ne hanno poi verificato l'attendibilità attraverso numerosi riscontri, inizia dal giorno in cui la vittima e il suo sfruttatore si sono conosciuti. I due si sono incontrati in una discoteca in cui lui faceva il buttafuori; diventati prima amici, si sono poi legati sentimentalmente. Un legame, però, che sarebbe stato da subito strumentalizzato dall'uomo che, in breve tempo, è riuscito ad indurla e a costringerla a prostituirsi, impossessandosi poi dei relativi guadagni.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l'attività di sfruttamento della prostituzione avveniva in alcune zone di Milano, dove ogni sera la vittima veniva accompagnata dal compagno, che si intascava i guadagni (dai 500 ai 3mila euro a notte) minacciando la vittima e aggredendola fisicamente ogni qual volta la donna tentava di ribellarsi. In diverse occasioni, infatti, alle minacce sono seguiti pugni, bastonate e ben tre episodi di violenza sessuale.

I familiari della vittima erano completamente all'oscuro di quello le che stava accadendo: la vittima giustificava con scuse di ogni tipo sia l'assenza da casa che i lividi.

Nel corso delle indagini, supportate dagli esiti positivi di numerose attività tecniche, i carabinieri hanno sequestrato un bastone estensibile (lungo 86 centimetri) che il 23enne custodiva nella sua auto e che è ritenuto essere quello utilizzato per colpire la vittima.

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L'ordinanza di custodia cautelare in carcere eseguita dai carabinieri è stata emessa, su richiesta del pubblico ministero della Procura della Repubblica di Milano, dal Gip del Tribunale milanese che si è poi dichiarato territorialmente incompetente in favore dell'autorità giudiziaria di Novara.

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