Maxi inchiesta: avvocato accusato di corruzione

Ci sono sette indagati, tra loro un avvocato di Verbania. Le indagini sono partite un anno fa

Sette avvocati sono indagati per il reato di corruzione giudiziaria. Si tratta dell’avvocato Carlo Crapanzano, giudice di pace del tribunale di Verbania, R. D. F., A. D., S. F., O. T., G. R. e M. D. V.

Nell’ambito di un’attività di indagine delegata dal coordinatore del II dipartimento della Procura della Repubblica di Milano Ilda Boccassini e dal sostituto procuratore Paolo Filippini, nella prima mattinata del 15 maggio, personale appartenente alle aliquote polizia di stato della sezione di polizia giudiziaria della procura di Milano, unitamente a personale appartenente all’aliquota carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della procura di Verbania ha proceduto a eseguire in Domodossola, Verbania e Novara un decreto di perquisizione locale, a carico di Crapanzano, R. D. F. e sede della Gran Loggia degli Alam (Antichi Liberi Accettati Muratori) di Novara

Le indagini sono state avviate circa un anno fa, nel maggio 2018, dopo la segnalazione alla procura di Verbania dell’anomalo accoglimento da parte del giudice di pace di Verbania Crapanzano di un ricorso avverso una contravvenzione al codice della strada.

Dalle successive indagini è emerso che diversi ricorrenti, presentati o sponsorizzati da persone influenti sul territorio, contattavano direttamente il giudice per presentare i propri ricorsi.

E’ emersa anche l'appartenenza di Crapanzano alla Gran Loggia degli Alam con sede sita in Novara. Ciò che è risultato maggiormente significativo è l’intensa frequentazione di Crapanzano con alcuni imprenditori locali appartenenti alla Loggia che sembrano avere usufruito di veri e propri favori da parte del giudice o, comunque, della sua attività professionale, mettendo ciascuno le proprie professionalità al servizio della ristretta cerchia di massoni, per il bene comune del gruppo. 

E’ emerso anche che l’avvocato D. F. ha consentito a Crapanzano di elargire i favori e le proprie consulenze agli altri indagati. Tale consapevole collaborazione è apparsa finalizzata, per ognuno, all'ottenimento del proprio obiettivo, ovvero asservire la propria funzione agli interessi della Loggia per il primo, ottenere incarichi professionali e, quindi, remunerazioni, per la seconda.

            

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