Bambino malato di cuore alla Tav: si apre uno spiraglio per una casa vera

Il piccolo di sei mesi sta migliorando e potrebbe essere dimesso. "Ho bisogno della casa subito, il mio bambino potrebbe tornare a casa a giorni e non può vivere in un container"

“Qualcosa si è mosso, ma bisogna fare in fretta: ho bisogno della casa il prima possibile”. Così Massimo, il padre del bambino di sei mesi che aspetta un trapianto di cuore, racconta come si sta evolvendo la situazione.

“Tra 15 giorni circa il piccolo verrà dimesso – spiega – Ha avuto un miglioramento: quando lo abbiamo portato al Niguarda di Milano due mesi fa la funzionalità cardiaca era al 10%, oggi siamo arrivati al 33%. I medici sono ottimisti, dicono che tra poche settimane potrà tornare a casa. Ma quale casa? Non può certo vivere in un container al campo Tav, ha bisogno di un ambiente tranquillo e salubre”.

Già da tempo Massimo ha fatto richiesta per una casa popolare: ora si apre uno spiraglio. “Qualche settimana fa la giunta ha fatto una delibera per le situazioni di emergenza, come la mia. In pratica io dovrei avere già una casa, perché mi spetta subito. Il comune sta aspettando di avere l’alloggio adatto al mio nucleo familiare, visto che siamo in sei, con mia moglie, il più piccolo e gli altri miei tre figli. So per certo che ci sono diversi appartamenti adatti in città: cosa aspettano a darmene uno?

Sebbene la situazione sembra migliorare, Massimo è ancora preoccupato. “La cardiologa che segue mio figlio ha parlato con il comune e ha detto chiaramente che devono muoversi. Appena mi assegneranno un appartamento mi metterò a pulirlo e imbiancarlo, ma mi serve qualche giorno per farlo. Devono sbrigarsi, altrimenti non potrò portare a casa il mio bambino”.

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