Martedì, 18 Maggio 2021
Cronaca

Caccia, Legambiente: "In Piemonte record di specie cacciabili, la Regione intervenga"

Riaperta la stagione della caccia e l'associazione ambientalista denuncia: "per la prima volta dopo 40 anni sono 39 le specie cacciabili"

Il 25 settembre scorso si è riaperta in Piemonte la stagione della caccia e Legambiente scende nuovamente in campo per protestare contro "l’inclusione nell’elenco delle specie cacciabili di uccelli in grave pericolo di estinzione ed estremamente rari nella nostra regione", ottenuta dai cacciatori grazie ad un ricorso al Tar del Piemonte contro il calendario venatorio.

L'associazione ambientalista denuncia infatti che "per la prima volta dopo 40 anni si sono potuti abbattere esemplari appartenenti a 39 diverse specie".

"Una situazione grave per la fauna piemontese - ha dichiarato il presidente di Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta Fabio Dovana - a cui speriamo il presidente Chiamparino e l’assessore Ferrero vogliano far fronte rapidamente. Sono infatti a rischio, per il divertimento degli ormai sparuti cacciatori piemontesi, diverse specie in via d’estinzione che rappresentano un vero e proprio patrimonio di biodiversità per la nostra regione. Occorre quindi arrivare presto all’approvazione di una legge regionale per regolamentare l’attività venatoria e alla redazione del Piano Faunistico Venatorio Regionale. Speriamo che la Regione colga anche l’occasione per destinare maggiori risorse ai controlli, ad oggi insufficienti per far emergere la reale situazione degli illeciti".

Legambiente ha inoltre presentato i dati sul bracconaggio: in Piemonte negli ultimi sette anni, dal 2009 al 2015, ogni 5 giorni è stata registrata un’infrazione contro la fauna selvatica, denunciata una persona ogni 8 giorni, ed effettuato un sequestro ogni 9 giorni. Per quanto riguarda i reati di bracconaggio (articolo 30 della legge 157/92), nei quattro anni dal 2012 al 2015, ogni mese è stato avviato un procedimento contro noti, indagata una persona ogni 26 giorni ed è stato aperto un procedimento contro ignoti ogni due mesi.

L'approfondimento sul bracconaggio in Italia è stato realizzato da Legambiente sulla base di due gruppi di dati: i primi relativi, alle sole infrazioni contro la fauna selvatica, ricevuti da tutte le forze di polizia per la stesura del Rapporto Ecomafia. Il secondo gruppo riguarda, invece, i dati degli ultimi quattro anni, sempre su base regionale e provinciale, trasmessi dalle Procure all’associazione nazionale Lav ai fini della redazione del Rapporto Zoomafia. I dati, seppur incompleti in alcuni degli anni e delle province considerati, restituiscono nel complesso un quadro chiaro sul bracconaggio ed elementi utili per capire come pianificare e definire al meglio interventi ad hoc per contrastare questo odioso e illegale fenomeno.

"Ciò che chiediamo con forza alla Regione Piemonte - ha concluso Dovana - è quindi una stretta sul numero e le specie di animali cacciabili e un rafforzamento del sistema di controllo capace di far fronte agli illeciti compiuti ogni anno. Un maggior presidio sarebbe utile anche a prevenire il gran numero di incidenti causati dalla caccia che ogni anno colpisce gli stessi cacciatori e sventurati escursionisti, causando feriti e in alcuni casi anche morti".


 

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