Mercoledì, 17 Luglio 2024
Cronaca Cameri

Cameri, il futuro della fabbrica dei Caccia? Se anche l'esperto è contrario

Dubbi e numeri del progetto F-35. A parlarne, e non bene, è il giornalista Silvio LoraLamia, in un articolo apparso sul numero di gennaio del magazine on-line "Analisi difesa"

Sul cantiere all'aeroporto di Cameri per la realizzazione dei caccia bombardieri F-35 le posizioni e le opinioni sono tra le più disparate, e spesso si scontrano tra la visione etica e la speranza di uno sviluppo economico di un territorio che altro non aspetta che una ripresa dell'industria locale per guardare a un futuro più positivo.

Se una parte di cittadini cameresi e novaresi rifiuta l'idea della "Fabbrica della guerra", dall'altra le industrie e la difesa guardano allo stabilimento della Faco come un'opportunità indispensabile. In tutto questo, però, c'è anche chi riesce a guardare al progetto con un occhio imparziale e a fornirne una descrizione tutt'altro che favorevole.

Stiamo parlando del giornalista specializzato in questioni aeronautiche Silvio LoraLamia, tra i maggiori esperti del progetto F-35, che proprio del cantiere di Cameri ha parlato in un articolo apparso sul numero di questo mese del giornale on-line "Analisi difesa". LoraLamia ha analizzato i numeri del progetto, che non ha esitato a definire "una cattedrale nel deserto", troppo grande e costosa (per cui fino ad ora sono stati spesi quasi 800 milioni di euro di soldi pubblici) e destinata a funzionare per porzione davvero piccola della sua capacità.

Presso lo stabilimento di Cameri, saranno assemblati nei prossimi anni i 90 F-35 destinati all'Italia e quelli pe l'Olanda e saranno inoltre fabbricati alcuni "pezzi" degli aerei destinati agli Stati Uniti. L'assemblaggio del primo velivolo italiano prenderà il via a luglio di quest'anno, e tra il 2015 e il 2019 saranno consegnati 26 aerei.

Secondo l'esperto del progetto F-35, però, la capacità di produzione dello stabilimento non verrebbe sfruttata al 100%, ma anzi appena al 15-30%. Con una ricaduta economica e produttiva che probabilmente non potrà portare a quei benefici stimati e sperati.

Nonostante questo, dalle industrie italiane e dai militari arriva un appello in difesa del progetto dei Caccia F-35, giudicati "indispensabili per la sicurezza futura del Paese e per i ritorni occupazionali e l'affermazione del Made in Italy in un settore strategico come quello degli armamenti". Appello che continua a non convincere una parte della popolazione locale, che continua ad opporsi alla militarizzazione dei territori e alle grandi opere che "sprecano" soldi pubblici e non portano alcun beneficio ai comuni e al territorio.

Dal canto loro, i politici sembrano dividersi sulla quesione: se per Futuro e Libertà bisogna difendere il progetto per difendere anche la possibilità di sviluppo per l'industria locale, per il Pd e il Centro Sinistra novarese sarebbe meglio investire quei soldi pubblici nella Città della Salute piuttosto che in un progetto sovrastimato che non porterà tutto lo sviluppo promesso al territorio. Assolutamente contrari al progetto gli esponenti locali del Movimento 5 Stelle, che da tempo "decantavano" l'inutilità per il territorio del progetto F-35.

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